Politica

Quei manifesti non sono razzisti. Sono veri

Inutile guardare il dito e non la luna: il problema esiste, immagine o meno. Far finta di nulla è solo buonismo

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Negli scorsi giorni, la Lega ha fissato in diversi punti di Roma alcuni cartelloni pubblicitari per promuovere il nuovo Decreto Sicurezza. Slogan diretti, immediatamente comprensibili, forse volutamente provocatori ed evidentemente di pancia: “Scippi in metro? Ora finisci in galera senza scuse”, oppure “Occupi una casa? Ti buttiamo fuori in 24 ore”.

Accanto alle frasi, sono state stampate delle immagini generate con intelligenza artificiale che rappresentano volti tipici delle etnie che (dati alla mano, senza inventare nulla e accusare nessuno) risultano maggiormente coinvolte in quei reati: donne rom, uomini nordafricani. Apriti cielo: il Comune, guidato da Roberto Gualtieri, interviene celermente e li fa rimuovere d’urgenza, definendoli razzisti, stereotipati, pericolosi. Una solerzia ammirevole, se solo fosse stata rivolta alla prevenzione dei crimini e non alla rimozione di poster meramente politici e pertanto volutamente iperbolici.

La triste realtà è che, benché quei manifesti siano sicuramente esagerati e che sin da subito abbiano come principale obiettivo il voler far parlare della Lega, in fondo sono anche veritieri. Rappresentano quello che succede ogni giorno sui mezzi pubblici, nei quartieri di periferia, nei palazzi occupati. Tuttavia, è ormai assodato che la sinistra preferisce dipingere la Metro come un luogo mistico su di una collina circondata da arcobaleni dove nessuno delinque, tutti si vogliono bene e finiscono per stringersi in cerchio intonando “Imagine” di John Lennon. E lì nasce il retropensiero di sinistra: bisogna censurare tutto ciò che può risultare sgradevole per non urtare la altrui sensibilità. Bisogna cancellare sempre e comunque, perché la forma è sempre da preferire alla sostanza. L’inquisizione multiculturale.

Se accanto alla scritta sugli scippi c’è l’immagine (ricreata digitalmente, va ribadito) di una donna rom, tanto basta a far sentire male i politicamente corretti. “Non si può identificare un’etnia con un crimine”, si dirà. Ma mica la Lega ha detto che tutti i rom scippano; ha solo detto che chi scippa, spesso appartiene a quella etnia. Non è razzismo, è probabilità.

La verità è che la Lega ha toccato un nervo scoperto con i suoi slogan crudi ma realistici. E infatti, a disturbare l’attuale amministrazione di Roma non sono i poster pubblicitari, ma la consapevolezza che, nel profondo, molta gente è sempre più d’accordo con la Destra. Nessuno vuole vivere con la paura di uscire di casa o di tornare e trovarla occupata. Nessuno vuole sentirsi dire che “bisogna capire chi ruba, capire i motivi e il disagio dietro il gesto piuttosto che il gesto stesso”. I cittadini si sentono minacciati e vogliono più tutele, vogliono che chi sbaglia paghi. Punto.

Il Decreto Sicurezza sembra convergere verso questa direzione (speriamo), e i cartelloni lo ricordano. Ma siccome a sinistra è meglio far finta di niente, allora si rimuovono i manifesti. E i problemi restano. Però, cari amici romani, magari incontrerete di nuovo qualche borseggiatrice sulla Metro A, o sotto casa. E tranquilli: non verrete tacciati di appartenere ad un Comune che propaga slogan razzisti o xenofobi, e mentre vi sfilano il portafoglio potrete vantare di avere un sindaco che agisce. Nel contrasto alla criminalità? Ma va: con i divieti di affissione.

Alessandro Bonelli, 30 luglio 2025

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