Quella frase choc di Draghi sulla pandemia

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“La pandemia non è finita”, ha detto oggi Mario Draghi. E fin qui, possiamo essere anche tutti d’accordo: nel nostro Paese, la circolazione del virus si è molto ridotta e, per fortuna, la pressione sugli ospedali è praticamente azzerata. Tuttavia, esistono ancora diverse incognite, legate alla velocità e pervasività della campagna di vaccinazioni e alla diffusione delle varianti.

Tuttavia, quel che lascia sconcertati – e che, misteriosamente, molti quotidiani online hanno del tutto cassato dai virgolettati del presidente del Consiglio, mentre le televisioni hanno trasmesso gli spezzoni senza prestarvi alcuna attenzione – è una frase pronunciata pochi istanti dopo, sempre in occasione della cerimonia di chiusura dell’anno accademico all’Accademia di Lincei a Roma: “La pandemia non è finita”, ha detto appunto Draghi, che però ha aggiunto: “Anche quando lo sarà, se lo sarà, avremo a lungo a che fare con le sue conseguenze”.

Ciò che ha fatto scattare in noi un campanello d’allarme non è certo il monito sul futuro: che le conseguenze, soprattutto economiche, del Covid-19, dureranno diversi anni, non è certo difficile da immaginare. Il problema è quell’intermezzo, quella frasetta infilata tra due virgole, e che però Draghi, pronunciando il suo discorso, ha scandito talmente bene da portarci a pensare che fosse stata a lungo ponderata: “Se lo sarà”. Insomma, il premier sottolinea che c’è una concreta possibilità che la pandemia non finisca. Che l’emergenza sanitaria permanga.
Saremo complottisti, ma questa prospettiva ci sembra inquietante: andiamo verso una distopia, in cui le società liberali dell’Occidente si trasformano in collettivismi a sfondo salutista, caratterizzati da uno stato d’eccezione perenne, imposto dalla circolazione di un virus, il cui significato per le nostre esistenze verrà probabilmente ingigantito a bella posta? È a questo scenario che fa riferimento, in modo nemmeno troppo velato, Draghi?

D’altro canto, può ben darsi che la pandemia non finisca. Come non finiscono le epidemie influenzali: con moltissimi virus, l’uomo coesiste da sempre, senza che ciò sia mai diventato un pretesto per costruire autoritarismi permanenti nel nome della sicurezza sanitaria. Il Sars-Cov-2, dicono molti esperti, diventerà endemico: dunque, non sparirà dalla circolazione, ma in qualche modo dovremo abituarci a conviverci. Come ha già deciso di fare Singapore. Possiamo forse piegarci al paradigma dell’emergenza come condizione “normale” di governo? Possiamo rifiutare di uscire da una logica di panico, per entrare in una di ragionevole coesistenza con il rischio? La domanda è lecita, anche perché il grande esperto di Roberto Speranza, Walter Ricciardi, ha già anticipato che potrebbero esserci nuovi lockdown in autunno. È a questa tortura che un pezzo della classe dirigente vorrebbe sottoporci? Fasi di rilassamento alternate a fasi di nuove restrizioni? Chi governa avrà il coraggio di dire che, in assenza di pressione sugli ospedali, dovremo rassegnarci a considerare il Covid alla stregua di molte altre patologie influenzali e respiratorie che ci affliggono soprattutto nei mesi freddi, senza preoccuparci di casi, contagi e varianti? O già ci si prepara a un futuro in cui la pandemia non potrà finire?

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