Questa è grossa: la Albanese paragona Fratelli d’Italia ad Hamas

La relatrice Onu per la palestina a Catania: "Se votare persone dagli ideali strani fosse un criterio per aggredire, noi dovremmo essere aggrediti in questo momento"

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francesca albanese catania

La relatrice ONU per la Palestina, Francesca Albanese, continua a fare incetta di riconoscimenti grazie alle invettive che da mesi porta avanti contro l’Occidente e contro il governo italiano. E da qualche giorno i suoi toni sono persino peggiorati e stanno davvero sfiorando il delirio.

Basta guardare la conferenza che l’ha vista protagonista l’8 agosto a Catania per rimanere basiti dinnanzi ad una sedicente avvocatessa che dovrebbe ricercare, per via del suo ruolo, equilibrio e oggettività ma che invece si lancia in appassionatissime difese ad Hamas, secondo lei mai organizzazione terroristica ma sempre meritevole di essere riconosciuta internazionalmente poiché “democraticamente” scelta dal popolo palestinese alle elezioni del 2005 come guida politica.

In sostanza, per la relatrice diventata oracolo dei progressisti occidentali che odiano l’Occidente, non vanno poste delle riflessioni sui palestinesi che 20 anni fa hanno votato Hamas legittimandola, ma va riabilitata Hamas perché è stata scelta dal popolo. Detto in parole povere, se Albanese avesse avuto un qualsivoglia ruolo durante la seconda guerra mondiale avrebbe probabilmente accusato Churchill di essere un criminale poiché desiderava l’annientamento di un regime, quello di Adolf Hitler, a suo dire legittimo, credibile e sano in quanto eletto dal popolo. “Anche se domani i palestinesi dicessero: vogliamo votare tutti per Hamas, non sono affari nostri. Se la soluzione è dei due Stati, allora nel loro Stato i palestinesi fanno quello che vogliono”.

Siamo oltre l’iperuranio, oltre l’assurdo.

Ma le banalità e le agghiaccianti aggressioni fintamente moderate della dottoressa Albanese non finiscono qui, purtroppo. Ad un certo punto, sempre durante la conferenza sopra menzionata, arriva una stoccata tragicomica al governo italiano: “Se votare persone dagli ideali strani fosse un criterio per aggredire, noi dovremmo essere aggrediti in questo momento perché tra le disposizioni della nostra Costituzione c’è il divieto di ricostituzione del partito fascista in ogni sua forma”.

Secondo Albanese quindi, ci pare di capire, Fratelli d’Italia e il governo italiano sono in sintesi equiparabili ad Hamas. E visto che in Italia non accetteremmo alcuna aggressione esterna “nonostante” il governo che ci ritroviamo, allo stesso modo dovrebbe indignarci “l’aggressione” israeliana contro Gaza e i suoi governanti. Siete seri? E il pubblico intanto grida, applaude, si commuove.

Una cosa è chiara: la dottoressa Albanese non si occupa più solo di Palestina per conto dell’ONU, no. Sia mai che chiarisca i punti oscuri di chi oggi comanda davvero in Palestina, di chi era Sinwar, di come il giornalista ucciso qualche giorno fa e fatto passare per martire godesse in realtà per la strage del 7 ottobre. O magari potrebbe chiarirci come l’ONU pensa di poter essere credibile se fa presiedere all’Iran la commissione sui diritti umani. Ma no, sarebbe troppo difficile: meglio sparare invettive populiste.

La verità è che Francesca Albanese in nome di una causa che confonde l’oppresso con l’aggressore, si è trasformata in una pasionaria idolatrata dagli anti-Israele e anti-Occidente. La sua appare a tutti gli effetti una battaglia politica, mascherata da missione umanitaria. Ma non c’è nulla di umanitario sostenere che Hamas ha vinto le elezioni. Siamo sicuri che Francesca Albanese sia degna del ruolo che ricopre?

Alessandro Bonelli, 18 agosto 2025

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