
Qualche giorno fa la compagna rivoluzionaria Ilaria Salis, forse per stemperare la tensione scaturita dalla difesa senza tregua di chi occupa immobili di privati cittadini o forse per ricercare una riconnessione interiore con il proprio Io dopo aver evitato la revoca dell’immunità per un solo voto, ha dato uno speciale buongiorno ai suoi follower, fotografandosi come un’influencer a bordo di una bici.
E fin qui, nulla di male: magari si potrebbe pensare che Ilaria voglia rinsaldare il sodalizio con gli amici Verdi, certamente su molti temi sociali più moderati di lei, ed è quanto dire.
Il problema è che la cara Salis non è su una Graziella sgarrupata di sua proprietà, preferibilmente acquistata in un mercatino dell’usato ecosostenibile e con un sellino fatto di canapa riciclata, tutt’altro: è su una bici a noleggio, di proprietà di una grande azienda americana, Lime, che in Italia è partner di Uber (non propriamente il simbolo dell’autarchia proletaria che la parlamentare europea difende e rivendica).
Questo autogol di Salis sancisce l’ennesima roboante vittoria del capitalismo, modello nel quale fortunatamente siamo tutti immersi e grazie al quale molta più gente conduce una vita buona o quantomeno dignitosa rispetto che con il comunismo. Eppure Ilaria questo non lo sa, o finge intelligentemente di non saperlo. Continua a combattere strenuamente contro i mulini a vento nonostante qualsiasi modello proposto nella storia in base alla sua ideologia sia fallito miserevolmente ed è crollato su se stesso disintegrandosi. E se ne va in giro su bici americane quando parallelamente definisce l’America un modello errato, una Nazione infernale. Andrebbe chiesto a lei a quali modelli dovrebbe ispirarsi o con quali nazioni dovrebbe allearsi l’Italia…
Cosa rimane di quella foto? Certamente non un messaggio ambientalista rivoluzionario; rimane invece il fatto che persino Ilaria Salis non riesca a condurre una vita ascetica lontana da oggetti di proprietà di multinazionali o di social network americani.
E così nel favoloso mondo delle varie Ilarìe, parafrasando il celebre film, la gente può occupare case, il capitalismo è il moloch del pianeta, l’atlantismo è il male assoluto.
Chissà se i comunisti odierni prima o poi arriveranno alla consapevolezza che se possono definirsi tali è grazie al liberalismo e al capitalismo che li fa stare nella bambagia. Qualora questo momento dovesse arrivare, avremo certamente un dialogo più costruttivo nel merito di iniziative sociali certamente più fattibili rispetto all’esproprio proletario o al divieto di sfratto.
Qualora invece quel momento non dovesse arrivare, con qualche popcorn continueremo a goderci tutte le figuracce che la sinistra intransigente commette letteralmente ogni giorno, già solo svegliandosi e scrivendo una story su Instagram tramite un IPhone. E la loro conseguente irrilevanza nello scacchiere politico nazionale. Buone pedalate, dott.ssa Salis!
Alessandro Bonelli, 2 novembre 2025
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