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Questa foto è uno schiaffo alle femministe d’Italia

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Oggi è stata scattata una foto che, nel nostro disgraziato paese, avrà provocato e provocherà una incommensurabile quantità di travasi di bile. L’istantanea ritrae una sequenza lunghissima di trenta uomini incravattati (o di emiri tunicati); e poi una sola donna, l’unica in mezzo al club maschile del potere globale.

La fotografia altro non è che la descrizione della realtà: Giorgia Meloni è stata infatti l’unica leader donna presente all’odierno vertice per la pace in Medio Oriente di Sharm el-Sheikh.

Una scena che, volendo, potrebbe far esultare le femministe nostrane, soprattutto considerata la retorica che ci propinano da mattina a sera, tacciando l’Italia di essere un paese gretto e colmo di disuguaglianze di genere. Invece no: proprio per loro è una enorme tragedia. Perché la donna che ce l’ha fatta, stavolta, non è “una di loro”, non è mai stata “una quota rosa”. Una sublime mazzata da parte del Karma.

Anni a martellarci perché servono più donne ai vertici, perché la politica non può essere solo uno sport per i maschietti, perché il patriarcato esiste e resiste. Poi arriva Giorgia Meloni (donna, madre, premier) e tutto d’un tratto il problema diventa un altro: il sistema del maschio alpha va quasi bene, anzi, ben venga se l’alternativa è avere una donna che non appartiene al circolino delle transfemministe.

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Ecco qui: la Presidente del Consiglio ha un enorme problema che la renderà per sempre invisa alle attiviste da salotto. Perché? Semplice: è la donna più potente d’Italia nonché una delle più influenti d’Europa e non deve nulla ai movimenti femministi contemporanei, non li ha mai utilizzati come strumento di vittimismo e non recita lo spartito progressista. È arrivata dov’è con il consenso popolare, con impegno, onestà intellettuale, coraggio.

In pratica ha fatto esattamente quello che il femminismo predica, ma senza la petalosa retorica d’accompagnamento, senza menzionare le “alleate” o una fantomatica lotta, senza piangersi addosso. Un affronto imperdonabile.

Eppure Meloni esiste, vince e convince. Porta a casa gli elogi di Trump, incrementa la sua notorietà e la sua credibilità.
Le femministe invece anziché esser felici, fingono che non esista, o si rifugiano nella solita litania del “non ci rappresenta”, gettando la maschera ed evidenziando al mondo che, a loro, dell’affermazione del genere femminile non importa un fico secco. Importa solo del loro club ristretto dove entri se la pensi come loro e se difendi solo chi è come loro.

Ma in questo caso hanno sbagliato i conti perché la Premier è lì, a rappresentare tutti e tutte (volenti o nolenti) in un vertice mondiale dove di donne oltre a lei non c’è traccia. Un simbolo potente, anche se le sue detrattrici non vogliono ammetterlo.
Alla fine, è questo il punto: la donna più influente d’Italia è quella che le femministe non riescono nemmeno a nominare senza rabbia.

E intanto è lei, sola tra gli uomini, a ricordare che l’unico grande vero modo per raggiungere la parità si ottiene non demarcando nessuna differenza e non chiedendo dei salvacondotti in quanto donna.

Alessandro Bonelli, 14 ottobre 2025

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