Questa non è ribellione. È marketing

Non è solo questione di notorietà. Il video di Pietro Marconcini dimostra: siamo alla lotta di classe contro la media aritmetica

8.8k 23
studente

In un’estate segnata dalle proteste studentesche contro l’esame di maturità, l’ultimo gesto simbolico arriva da Pietro Marconcini, 19 anni, diplomatosi al liceo Plinio Seniore di Roma. Dopo aver ottenuto 83/100 alla maturità, lo studente ha inviato una lettera al ministro Giuseppe Valditara chiedendo di ridurre il suo voto a 60, il minimo per essere promossi.

Una specie di sciopero del merito, come lo ha definito lui. Il problema, secondo Pietro, non è il voto, ma il “sistema” che uccide l’anima e trasforma l’esame in una corsa al trauma. L’equazione sarebbe dunque: voti alti = stress; voti bassi = resistenza. Siamo giunti sostanzialmente alla lotta di classe contro la media scolastica e i voti.

Pietro, si sa, non è solo. C’è chi ha boicottato la prova orale, chi si dissocia, chi si autocensura, chi vuole far crollare la scuola dall’interno, ma sempre con il diploma in mano. L’onda montante di questa protesta 2.0 è fatta di selfie, interviste, lettere pubbliche e dichiarazioni accorate contro “il sistema valutativo”. È l’epoca dell’attivismo da post, dove ci si immola per la causa con l’unico rischio concreto di… Finire sui giornali e andare virali su TikTok, e magari sperare di farsi adocchiare da qualche gruppo giovanile di qualche partito che strizza gli occhi alle rivoluzioni da salottino.

Banalmente stanno fioccando i sessantottini dei social network.

Chiariamoci: criticare la scuola italiana è un diritto. Ma questa forma di protesta sembra sempre di più un talent del disagio che una battaglia per la riforma. Pietro dice che il suo gesto serve a “denunciare la tossicità della meritocrazia”. Ma il risultato è una parodia del dissenso. Siamo lontanissimi dagli scioperi veri: qui si gioca alla rivoluzione avendo però la sufficienza assicurata. Questa non è una protesta, questa è una una grande forma di marketing e di personal branding, il tutto orchestrato senza rischiare le chiappe.

Nessuno si scandalizza per un ragazzo che vuole cambiare il mondo. Ma farlo sputando sul proprio risultato, anziché proporre soluzioni concrete, è come dire di voler salvare l’ambiente e pensare di farlo con i tappi attaccati alle bottiglie.

E poi, diciamolo: c’è qualcosa di profondamente borghese nel poter rifiutare un voto alto. Il privilegio di fare la sceneggiata col diploma in tasca, sapendo che non cambierà nulla davvero. Si parla di “abbassare il voto” come se fosse un atto rivoluzionario, quando sembra più una posa per Instagram: un Truman Show della coscienza studentesca.

La scuola ha mille difetti (edilizia a pezzi, disparità regionali, carenza cronica di fondi) e a nessuno giova ridurla a un palco per monologhi generazionali pieni di indignazione prefabbricata. I voti e le graduatorie sono un imprescindibile strumento di valutazione che non si ferma alla scuola ma che continua per tutta la vita, ed è bene che i giovani prendano dimestichezza sin da subito con il merito.

Quindi caro Pietro, come tu sai, il tuo 83 è frutto di studio e di impegno. Magari anche di un sistema imperfetto, certo. Ma disprezzarlo per fare rumore non ti rende un ribelle. Ti rende solo un personaggio in cerca d’autore. O di un partito.

Alessandro Bonelli, 19 luglio 2025

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version