Però non può passare in cavalleria così, col benaltrismo e il peraltrismo, il parlar d’altro e discorsi a pera di chi adesso fischietta e dice: eh ma a Gaza si muore. Sì, a Gaza si muore e le stragi, gli eccidi, i genocidi, chiamateli come vi pare, attribuiteli a chi vi pare, sono l’investimento dei propal che sono prohamas ed hanno alimentato una delle operazioni più sconce degli ultimi decenni. Lo abbiamo scritto fino a stancare le dita sulle tastiere: ci hanno additato come stragisti, disumani, complici di terroristi, e a difendere stragisti e terroristi di Hamas erano loro: adesso se la vedessero con le loro coscienze se non con una magistratura che, pur capace di precisazioni non richieste e incredibili, non ha potuto fare a meno di dar seguito alle investigazioni di Digos e antimafia operativa. E se lo ha fatto non è tanto per l’inezia ai loro occhi dei sette o dieci milioni fatti sparire con la scusa del sostegno ai bambini palestinesi, ma perché con tutta evidenza si preparavano attentati, stragi pure qui.
È noto, infatti, che la politica di corruzione del terrorismo palestinese, inaugurata da Andreotti, protratta da Moro (che poi l’avrebbe pagata) ormai non regge più, mostra tutte le sue crepe; come è risaputa la penetrazione organizzata di Hamas e di altre formazioni islamiste affidata alla corruzione nei giornali, nelle università, nei partiti. Eccoci qua: tutto squadernato, ribadito dall’operazione Domino. Ora, qui si procede per associazione mafiosa e, volessimo mai essere carogne legalitarie come certi ultras di Hamas, non risulta che l’ipotesi di concorso esterno, pur discutibile, sia stata abolita: ma noi non siamo come loro e allora limitiamoci all’aspetto morale: tenuto conto che in 9 son finiti in gabbia, primo dei quali l’ineffabile Hannoun che usciva dal daspo e rientrava dalla finestra, che ne è di tutte le anime belle che ci si effigiavano, lo difendevano, lo tenevano in fama di martire, facevano la fila per baciargli la pantofola e la scimitarra? Quello loro era o non era come minimo favoreggiamento? O vogliamo ancora credere alle favole di Cenerentola, dei begli e le belle addormentate?
I nomi li conosciamo tutti, le facce le ricordiamo tutti (e fanno schifo, a partire da Greta, arrestata e rilasciata a ripetizione). Ci stanno di mezzo tutti i partiti della sinistra, con relative fanzine di riferimento, con le testate di servizio, con tanto di attivisti, operatori e perdonatori, facce che ci davano la nausea e oggi se possibile di più, incredibili facce, toste facce, bronzee facce: non lo sapevano che Hannoun era ritenuto un capo di Hamas, che i sospetti e pesantissimi sospetti si stratificavano, e oggi antiterrorismo e antimafia ne producono a strafottere?
Quando partivano di testa e di flotilla, cavalcavano l’onda dell’indignazione di paglia – e noi obiettavamo: sostegno nessuno, generi di necessità, nessuno, armi e logistica troppe – non sapevano cosa facevano? Quando piangucolavano, date, date, pagate, versate, non immaginavano che quei soldi, come gli amori di Venditti, facevano dei giri immensi e poi tornavano nella disponibilità di Hamas? Quando giuravano che i cattivi stavano tutti sul colle di Sion, dall’altra parte solo protomartiri per l’umanità, gente che ha fatto anche cose buone, resistenti, ma quali terroristi, ma quale pericolo per noi… Eddai, essù: anche a volerli graziare in fama di poderosi coglioni, supremo garantismo psichiatrico, proprio non sta in piedi. Adesso lo dicono gli investigatori; e gli inquirenti, pur con le loro code lunghe e le folli precisazioni militanti, non possono fare finta di niente: allora tutti quei propagandisti, quelle groupie, quegli irresponsabili che trafficavano con Hannoun e i suoi complici, sordi ad ogni prudenza e ad ogni decenza, adesso che fanno? Fischiettano, esprimono “fiducia nella magistratura” come l’ultimo dei ladruncoli colti sul fatto, come se una simile inchiesta, clamorosa, devastante, non lambisse, quantomeno moralmente, loro per primi. E aggiungono: la destra non strumentalizzi.
No, la destra non lo fa, non ce la fa, non si azzarda e sì che avrebbe un rigore a porta vuota ma non lo tira, ci va, come sempre, troppo, troppo cauta, giusto quel sentimento di appartenenza o di cosca che li tien dentro tutti, destra e sinistra, sopra e sotto, alto e basso, dentro o fuori; a noi però non tornano questi trenta piani di morbidezza, noi le facce, i nomi, i proclami, gli articoli, i ricatti morali ce li ricordiamo e adesso, beh, ne chiediamo conto, con una e una sola domanda, ma non trattabile, non ingoiabile, anzi ve la sputiamo addosso: che ne è del vostro amico carissimo Hannoun? Delle foto con lui? Dei palchetti con lui? Delle raccolte firme, fondi (fondi a uno che ha incamerato 7 milioni da girare all’ala stragista di Hamas!)? Non stiamo parlando di uno scalzacani in fama di perseguitato, stiamo parlando di un supposto capo della principale organizzazione terroristica islamista attuale, al centro di una organizzazione ramificata in tutta Europa. Uno che si stava preparando a filare in Turchia, seguito dalla famiglia. Uno che incassava milionate di fondi col pretesto dei bambini di Gaza e poi li riciclava, non tutti, all’ala militare di Hamas. Accuse, certo, ancora da dimostrare, ma lasciate perdere il garantismo peloso: i riscontri prodotti da Digos e altre forze di polizia coinvolte in una indagine che dura da anni, sono giganteschi.
Dovrebbero essere pure gigantescamente imbarazzanti, e invece questi fischiettano. Divagano, si fanno da soli il rope a dope, la tattica di Muhammad Ali con George Foreman, la “presa al laccio dell’imbecille”, si chiudono ancora nell’angolo patetico, ma falsissimo più di Corona, dei piccoli palestinesi, i figli di Gaza, cui neanche un soldo perveniva: erano tutti per gli aguzzini di Hamas, difesi le mille volte, con i mille pretesti e adesso anche agli scemi è chiaro perché. Per conto nostro, si tratta di un sostegno esterno a una formazione stragista, di criminalità organizzata e difatti, vale la pena ribadirlo, si muove l’antimafia investigativa: logica vorrebbe, matematica giuridica vorrebbe che, eccetera. Invece nessuno finirà coinvolto, perché non sta bene, perché sono tutte anime belle, che piangono per i bambini di Gaza.
Ma l’aspetto morale, anzi immorale, resta però. Tra i sostenitori di Hannoun c’è gente sponsorizzata, se non creata mediaticamente, da chi s’è fatto la carriera accusando mezzo mondo di essere mafioso a partire da Berlusconi. Senza prove, con la sola forza dei sospetti egolatrici. Va bene, va tutto bene, però fate abbastanza schifo perché qui, adesso, si parla di mafia islamica, di canali di finanziamento, di una organizzazione mafiosa diffusa in mezzo continente, con epicentro l’Italia, dove l’arcipelago politico-mediatico di sinistra non poteva non sapere e, sapendo, sosteneva. Difendeva. Esaltava. Mestava. Criminalizzava pur di tenere bordone ai criminali. Fischiettate pure, ma, non possiamo proprio farvela passare così, nel solito lamento da prefiche, nel solito canto dei farisei, nella solita presunzione di essere i meglio, gli emeriti e emeriti lo siete, ma in un altro senso. E questa non possiamo davvero farvela passare liscia. Eh, no, cazzo.
Max Del Papa, 28 dicembre 2025
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