Questa sinistra sa solo criticare Meloni

La crisi iraniana non fa eccezione: divisioni e attacchi. Ma sulle risoluzioni in vista del Consiglio europeo emergono tutte le contraddizioni

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schlein conte fratoianni

Riflettori accesi sulla crisi in Medio Oriente, in Aula Giorgia Meloni ha chiamato le opposizioni al dialogo. Ma dall’altra parte dell’emiciclo, più che mani tese, arrivano sospetti e accuse. “Meloni dica con chiarezza che non concederà l’utilizzo delle basi americane su suolo italiano”, il riassunto dei vari interventi degli esponenti di sinistra. Eppure il premier, con tono fermo ma istituzionale, ha aperto alla collaborazione: “In questa fase così delicata – ha detto – è importante il dialogo tra governo e opposizione per il bene e la sicurezza della nazione”. Parole di responsabilità, che fanno eco alla telefonata (apprezzata da Palazzo Chigi) ricevuta dalla leader del Pd Elly Schlein, l’unica ad aver rotto il muro del silenzio tra le opposizioni. In Aula, il botta e risposta tra le due leader è stato serrato, ma privo di colpi proibiti.

L’attacco frontale è arrivato da Giuseppe Conte, oggi più che mai alla ricerca di qualche consenso in più ma dotato solo di qualche bella parola. Le proposte concrete in casa M5s non ci sono mai. E se ci sono, sono da mani nei capelli. “Domani saremo a pochi passi da lei all’Aia e le staremo col fiato sul collo, perché lei finalmente pensi al bene degli italiani, e non che la soluzione sia riempire gli arsenali di carri armati, missili e armi” il j’accuse di Giuseppi, che ha accusato la Meloni di “subalternità a Washington e Bruxelles” e di anteporre la difesa dei suoi “leader alleati” a quella della sicurezza nazionale.

Non potevano mancare i soliti di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, anche loro cinture nere di accuse di subalternità e di slogan patetici: “Sì al dialogo, purché questo non significhi passività delle opposizioni”. L’obiettivo è tenera alta la pressione, lo sappiamo. Ma servirebbero idee, proposte, qualche barlume di collaborazione positiva. Invece ecco il tono da campagna elettorale, di chi spera di poter prendere in giro gli italiani con la consueta narrazione anti-governativa, ricca di fake news e sparate strumentali.

E la reale consistenza – o serietà – della sinistra emerge nel voto risoluzioni votate in vista del Consiglio europeo. A dividere il campo è soprattutto un punto della mozione M5S: quello che impegna il governo a “intensificare gli sforzi a livello europeo per trovare una soluzione efficace alla questione del transito e approvvigionamento del gas che non escluda a priori e pro futuro una possibile collaborazione con la Russia”. Il voto contrario arriva sia da Avs che dal Pd, compatte nel no anche alla richiesta di interrompere la fornitura al Paese di Zelensky. Tranchant anche il leader di Azione Carlo Calenda: “La vergognosa mozione del M5S, tra disarmo unilaterale, abbandono dell’Ucraina e ripresa della dipendenza dal gas russo, sembra scritta da Putin”.

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Insomma, la sinistra ha perso un’altra occasione. L’unica strategia è attaccare a testa bassa la Meloni. Anche se la situazione a livello internazionale è delicata, anche se il Paese avrebbe bisogno di unità. Anziché cercare una linea comune, i giallorossi si preoccupano del possibile successo del governo sui tavoli internazionali. Le repliche dell’opposizione alle parole del primo ministro sono sconfortanti: dalle solite chiacchiere sulle spese militari alla scarsa chiarezza su Teheran, il festival della castroneria, la sagra dello slogan.

Basti pensare all’intervento del renziano Davide Farone: “Meloni ha esaltato l’azione del governo definito ‘protagonista in tutti i tavoli’. L’unico tavolo dove è protagonista è quello di Burraco, negli altri siamo assenti”. Le parole dell’esponente di Iv sono state liquidate così dal premier: “È parecchio che non mi capita di passare giornate al tavolo da Burraco, le passo spesso cercando di affrontare le grandi crisi in atto”.

Franco Lodige, 24 giugno 2025

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