
In questo lunedì di ordinaria follia sono bersagliato da messaggi di milanesi sgomenti, increduli: Milano sotto assedio, Milano come Gaza per lo sciopero generale pro Palestina, Milano mi racconta un amico dove è “tutto bloccato da Polizia e Carabinieri in assetto antisommossa e in cielo volteggiano elicotteri, davanti al consolato americano è schierato l’esercito, devastata la stazione Centrale, scontri violentissimi con la polizia, un macello, sembra di essere tornati agli anni Settanta”. E un altro: “Siamo paralizzati, impotenti nel traffico e per cosa?”.
Già, per cosa?
Perché Landini e la Lella Schlein si rincorrono e rincorrono il competitor Conte al gioco del massimalismo estremista? E per questo si paralizzano le città, i porti, il Paese? Per questa irresponsabilità teppistica immersa nell’ipocrisia? Adesso sì che verranno riconosciuti “i due popoli, due Stati”! Che Hamas ha sistematicamente sabotato, che per 20 anni e 5 guerre, ricorda oggi Giulio Meotti sul Foglio, sono stati rifiutati al grido “dal fiume al mare” che va inteso per il secondo Olocausto, la cancellazione questa volta definitiva della razza ebraica. Come da statuto di Hamas, dei Fratelli musulmani, di Hezbollah e, idealmente, di tutti quelli che li approvano, li giustificano alla maniera dei nostri giornali organici, deliziati, eccitati all’idea della rivoluzione palestinese in Italia.
Scusate, ma cosa ha a che vedere la terribile e terribilmente intricata questione palestinese con uno sciopero dei sindacati massimalisti, del Pd falsamente dialogante? Solo per il solito pretesto di contarsi, di mandare a dire alla signora G attenta, noi ci siamo e possiamo scatenarti addosso una guerra civile, un terrorismo fatto in casa?
Tutta roba già vista, vissuta appunto negli anni del piombo e del fuoco, ma, scusate, per quale ragione da tempo immemorabile uno sciopero non serve a rivendicare, a tutelare i diritti dei lavoratori ma solo in funzione strumentale, strategica, politica, di pura rappresaglia, di aggregazione della teppaglia antagonista? E questo dovrebbe impressionare chi? Dovrebbe indurre chi a concedere il riconoscimento dello Stato palestinese? Sarebbe questa, scusate, la democrazia che si invoca? Ma democrazia non è la libertà di devastare, di paralizzare, di pregiudicare i diritti dei miti, degli indifesi, di chi sta alle regole democratiche e ha bisogno di andare a lavorare, a curarsi, a provvedere ai fatti suoi, alla sua sporca vita, democrazia è tutela dei deboli, di chi riga dritto e non capisce perché deve marcire ore in fila imprigionato in un’automobile o un treno, terrorizzato mentre si ritrova in una guerriglia incomprensibile e spaventosa. “Ecco cosa vuole la sinistra” riprende il mio amico: “Che ci scappi il morto per poi alzare lo scontro”.
E non c’è dubbio che il morto se non voluto è comunque messo in conto, che l’irresponsabilità barricadera e opportunistica è fuori controllo. Quando ho scritto che la sinistra politica e sindacale non meno che mediatica tirava allo scontro violento, che le sue parole violente preludevano ad atti pericolosi, mi sono sentito rimproverare, anche da gente di destra: ma no, non esasperare i toni, in fondo abbiamo già vinto, con la nostra civiltà, con la nostra superiorità, quelli si qualificano da soli. Come dicono i coglioni quando non vogliono vedere il pericolo che incombe. Non passavano 24 ore che un consigliere genovese aggrediva una collega meloniana evocando le fatali impiccagioni per i piedi. E oggi questo, questa assurda delirante rappresentazione della lotta armata a Milano, questa paralisi di tutto tra le macerie che fumano.
Ma non è colpa mia se le cose stanno come stanno, se per le celebrazioni di Kirk si sarà anche potuto vedere un certo fanatismo, com’è nell’ordine delle cose, una certa malizia, ma neppure l’ombra della violenza, tanto meno verbale: e si piangeva uno dei loro, fucilato da un ossessivo con tendenze pedofile che conviveva con un trans e scriveva “Bella Ciao” sulle pallottole; sono riusciti a farlo passare per uno di destra, a dire che Kirk se lo meritava, se l’era cercata ed era stato fatto fuori da uno come lui, nel tripudio dello sciacallaggio più lurido, più miserabile.
No, non è colpa nostra se a sinistra non sanno concepire manifestazione, evento, raduno senza dare fuoco alla prateria e non simbolicamente. Per dire senza ridurre una città a un cumulo di rovine. Vantandosene come di una impresa da megalomani, “possiamo fare quello che vogliamo”. Ovviamente per mettere nei guai la donna G, costi quel che costi, ma le conseguenze le paga la civiltà, la democrazia, la cittadinanza che si ritrova Gaza in casa. Sia come sia, la differenza di comportamento, di sensibilità democratica balza all’occhio. Per questo non sono credibili, per questo non è possibile ed è un errore micidiale dare credito a chi finge di sostenere la causa dei bambini palestinesi: questi ragionano come il capo di Hamas, Sinwar, più ne muiono e più va bene per noi, più abbiamo pretesti per tentare le nostre rivoluzioni giocattolo, le nostre provocazioni ad uno Stato purtroppo permeabile, di burro, specie sotto il “regime di destra” che ha paura a fare la destra, che teme ogni contraccolpo da sinistra e tira a campare nella panna del rigorismo parolaio.
Fa effetto sentire gridare alla dittatura da chi vorrebbe instaurare una dittatura, preferibilmente islamo-comunista, e non lesina i mezzi violenti per evocarla, fa effetto come lo fa la Lella Schlein quando parla di tele Meloni, sapendo che in Rai sono ancora loro a menare la danza. Siete andati oggi al Politecnico, sempre a Milano? Avete visto, avete sentito la follia rabbiosa, omicida degli studenti insieme a molti, troppi docenti? Signori, quando la sinistra dice Kirk è solo il primo, non sta scherzando: forse oggi qualcuno, più di qualcuno se ne sarà reso conto o se non altro da oggi è tenuto a prenderne atto, uscendo dal vittimismo comiziesco, perché ad andarci di mezzo è la pelle di chi non ha scorte, non ha armi, non ha difesa se non quella delle istituzioni democratiche ma come ripiegate, come usate in funzioni di pura retroguardia, disorientate, impotenti. Spaventate.
Max Del Papa, 23 settembre 2025
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