
Altro che “manifestazione pacifica”. A Roma è andato in scena l’ennesimo paradosso all’italiana: cortei che sventolano bandiere di Hamas, slogan di odio contro Israele e il governo, striscioni che celebrano il 7 ottobre – giorno del massacro di civili israeliani – come “giornata della Resistenza palestinese”. E tutto questo sarebbe considerato “libertà di espressione”? E cosa dire delle violenze contro donne e uomini in divisa? I numeri dei feriti si commenta da solo, così come il silenzio della sinistra.
Secondo gli organizzatori, un milione di persone avrebbero partecipato alla manifestazione “per Gaza”, partita dalla zona della Piramide fino a piazza San Giovanni. Famiglie, bambini, bandiere colorate: tutto molto pittoresco, almeno in apparenza. Ma bastava grattare la superficie per trovare, sotto la vernice del corteo, l’ideologia dell’odio e della violenza. Sul palco, tra gli slogan, si gridava: “Abbiamo bloccato tutto. L’Italia sa da che parte stare”, oppure “Stop complicità con Israele contro occupazione e genocidio, con la resistenza Palestinese”. Sì, proprio quella “resistenza” che il 7 ottobre ha fatto a pezzi civili innocenti, rapito bambini, ucciso donne. Applausi e cori. Nessuno che si indigni. Nessuno a sinistra ha preso le distanze, colpevolmente: perchè questa mobilitazione è guidata da Pd & Co., alla disperata ricerca di qualche intuizione per denigrare la Meloni – ritratta da qualche imbecille a testa in giù. Quella stessa sinistra sempre pronta a stracciarsi le vesti per una manganellata, ma mai quando a finire all’ospedale sono gli uomini in divisa.
Col calare del sole, la maschera è caduta. La “manifestazione pacifica” si è trasformata in una vera e propria guerriglia urbana, nel cuore di Roma. In via Merulana, un’auto civetta della polizia è stata colpita da un fumogeno ed è andata in fiamme. A piazza Vittorio, bottiglie e bombe carta contro gli agenti, cassonetti rovesciati e incendiati per fare barricate. Scene da guerra, e non certo provocate dalle forze dell’ordine. Gli agenti – polizia, carabinieri e guardia di finanza – hanno fatto quello che qualunque Stato civile dovrebbe pretendere: contenere la violenza, fermare i facinorosi, riportare ordine. In via Emanuele Filiberto, addirittura è stata attaccata la sede di Casapound con il lancio di oggetti: un gesto che dimostra, ancora una volta, come certe manifestazioni abbiano un preciso colore politico. E anche in questo caso, silenzio tombale da parte della sinistra.
Nel caos di una giornata vergognosa, il premier Giorgia Meloni è intervenuto con parole chiare e di buon senso: “Un sentito ringraziamento agli agenti per lo straordinario lavoro svolto in questi giorni complessi, durante i quali hanno dovuto affrontare aggressioni e tentativi organizzati di violenza”. E ha aggiunto: “La mia vicinanza va a tutti i feriti tra le forze dell’ordine: il loro coraggio è un baluardo essenziale per la sicurezza del Paese”. Come anticipato, il bilancio è pesante: 41 agenti feriti, 262 persone fermate. Tra loro, molti travisati, vestiti di nero, ben organizzati. Secondo la questura, si è trattato di gruppi isolati, evidentemente intenzionati a far degenerare la manifestazione sin dall’inizio.
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E mentre le forze dell’ordine venivano bersagliate con bottiglie, fumogeni e pietre, mentre le auto bruciavano e i negozi venivano danneggiati (compreso un supermercato lungo il percorso), cosa faceva la sinistra? Si indignava? Condannava? Macché. Niente. Un assordante silenzio, lo stesso che sentiamo ogni volta che la polizia viene presa di mira da una certa parte politica, che considera la divisa un nemico e non una garanzia di legalità. L’ultimo segnale di giornata è la solita passerella di Elly Schlein, che si è recata a Malpensa per accogliere il consigliere regionale della Lombardia Paolo Romano, tra i 26 attivisti italiani che erano a bordo della Global Sumud Flotilla espulsi da Israele. Gli agenti feriti? Chissenefrega.
Il Prefetto di Roma Lamberto Giannini ha spiegato che gli incidenti sono scoppiati solo al termine della manifestazione e in aree ben circoscritte: “I responsabili sono stati fermati e identificati. Abbiamo garantito il diritto di manifestare ad oltre 250mila persone”, ha dichiarato. Anche il questore ha espresso soddisfazione per come è stata gestita la situazione, nonostante la complessità dello scenario. Ma chissà se basterà a fermare le polemiche strumentali che – puntualmente – si accendono quando c’è da gettare fango sulla polizia, anche quando si limita a difendere la città.
È finita come doveva finire: con gli agenti sotto attacco e la stampa (quella amica) pronta a minimizzare. Chi difende Hamas e lancia molotov in strada non può essere considerato un “manifestante pacifico”. È ora che qualcuno lo dica chiaramente. E che la sinistra, una volta tanto, condanni le violenze subite dalle forze dell’ordine invece di girarsi dall’altra parte.
Franco Lodige, 5 ottobre 2025
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