
Date un premio a questo gondoliere. Dateglielo senza remore. Perché ha reso plasticamente la differenza tra chi ogni mattina si sveglia per mettere insieme il pranzo con la cena e coloro i quali, foraggiati non si sa bene come, possono sprecare del tempo a salire su una gru e protestare contro il matrimonio di Jeff Bezos a Venezia. “Questa non è democrazia, questi sono terroristi”, ha detto. Applausi a scena aperta.
Riassumiamo. Stamattina quattro attivisti di Extinction Rebellion si sono arrampicati su una gru davanti all’Hotel Danieli, nel cuore di Venezia. Vestiti da Robin Hood, hanno srotolato un enorme striscione di 50 metri quadri con la scritta: “Tassare i ricchi per ridare al pianeta”. Gli attivisti, muniti di imbraghi e caschetti, hanno agito a un’altezza di oltre 30 metri, mentre i passanti osservavano la scena.
Questa protesta si lega al matrimonio di Jeff Bezos, il secondo uomo più ricco del mondo, che si celebra a Venezia tra il 25 e il 29 giugno 2025. L’evento, caratterizzato da festeggiamenti degni di nota e con una lista di ospiti che include celebrità e multimiliardari, è da giorni al centro delle proteste di ambientalisti e socialisti vari. I quali contestano l’arrivo di 80 jet privati su Venezia, i tanti cambi di abito e l’affitto delle varie location.
La protesta dei No Bezos
Oltre all’azione sulla gru, Extinction Rebellion ha organizzato una protesta a terra. Sono stati distribuiti volantini con slogan contro Bezos e contro l’amministrazione cittadina, accusata di sostenere l’evento. Lo slogan “No alla distruzione del pianeta, sì alla redistribuzione delle ricchezze” è comparso su cartelli esibiti dai manifestanti. Le istituzioni locali, invece, hanno difeso l’accoglienza riservata a Bezos, sottolineando le ricadute positive sul turismo.
Extinction Rebellion farnetica sul ruolo sproporzionato dei super ricchi nel contribuire al cambiamento climatico: dicono che l’1% più ricco della popolazione mondiale sarebbe responsabile del 20% dell’aumento delle temperature globali e per questo chiedono una tassa del 2-3% sui patrimoni più elevati. Soldi da investire in transizione ecologica. Uno degli attivisti, Jorge Molina, ha detto: “Coloro che causano la scomparsa della nostra città sono qui a festeggiare. Venezia non ha bisogno di concessioni filantropiche ma di una vera giustizia sociale”.
Nei giorni precedenti, il comitato cittadino “No Space for Bezos” aveva già intrapreso altre azioni, come il calo di uno striscione dal campanile di San Giorgio, con la scritta “Bezos” barrata con una croce rossa. Il 23 giugno, Greenpeace aveva mostrato uno striscione di 400 metri quadrati in Piazza San Marco, con il messaggio: “Se puoi affittare Venezia per il tuo matrimonio, puoi pagare più tasse”.
La verità è che tra Jeff Bezos e Extincion Rebellion, a fare bene alla città e ai suoi imprenditori è il primo. Mr Amazon infatti porta soldi, fatturato e visibilità. Magari anche ai gondolieri, che un giorno forse porteranno avanti e indietro i ricchi ospiti di Bezos. “Cominciano a girarmi le scatole”, ha detto il gondoliere a cui i manifestanti stavano creando problemi all’attività. “Questa non è democrazia, questi – ha proseguito – sono terroristi. La gente passa ma non mi vede se loro stanno in mezzo”. E ancora: “Uno che abbia i soldi o non li abbia, può spostarsi dove vuole”. Una lezione di vita vera.
Franco Lodige, 25 giugno 2025
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