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Quirinale, terza votazione. Incombe Mattarella, sorpresa Crosetto: ecco i risultati

Concluso il terzo scrutinio per l’elezione del Presidente della Repubblica. La partita si complica

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Terza votazione, ancora che finisce nel nulla. Ma con alcune novità nel quadro della partita per il Quirinale. Giorgia Meloni ha fatto la sua mossa: far votare ai suoi Guido Crosetto, in contrapposizione alle schede bianche del resto del centrodestra. Mattarella continua a raccogliere preferenze, probabilmente dai centristi e dai Cinque Stelle, col serio rischio di arrivare a un bis. E sono tanti. A crescere sono anche le quotazioni di Draghi e quelle di Pier Ferdinando Casini.

La mattinata si è tutta svolta sull’ipotesi di una “spallata” del centrodestra alla quarta chiama. Salvini, Meloni e Tajani potrebbero puntare sulla carta Elisabetta Alberti Casellati e cercare alcune sponde in Parlamento. Magari tra i Cinque Stelle, sperando in altri cani sciolti nel Pd e non solo. Matteo Renzi ha però frenato questa ipotesi facendo capire chiaramente che non si presterà ad un muro contro muro: in quel caso, dice, potrebbe tornare sul campo del centrosinistra. Non a caso, oggi si sono visti con Letta. Il quale ha già avvertito Salvini: “Niente blitz (su Casellati, ndr) o salta la maggioranza”. O meglio: “Proporre la candidatura della seconda carica dello Stato insieme all’opposizione contro i propri alleati di governo sarebbe un’operazione mai vista nella storia del Quirinale. E sarebbe il modo migliore per far cadere tutto”. Posizione condivisa almeno ufficialmente anche da Conte (“Mettere in gioco una carica istituzionale come quella della presidente del Senato senza avere una soluzione condivisa sarebbe un grave errore e sarebbe un grave sgarbo istituzionale”). Ma che nasconde una forte paura nel Partito Democratico: ovvero quello che pezzi del M5S possano prestare il fianco al Carroccio e riformare una vecchia alleanza giallo-verde. Quella, peraltro, che elesse a suo tempo la Casellati proprio a Palazzo Madama.

Sul campo restano dunque Casellati, il vecchio democristiano Casini (il quale oggi ha fatto mandare un segnale ai suoi elettori raccogliendo diverse preferenze) e ovviamente Draghi. Sul premier, però, Giorgetti si è lasciato sfuggire una frase sibillina (“Dicono che nessun lo vota, se nessun lo vuole votare allora mi pare difficile che diventi presidente…”) e Conte continua a ribadire che il “M5S dice sì a Draghi, ma al governo”. Quindi a Palazzo Chigi e non al Colle.

Ultimo appunto: come aveva anticipato nicolaporro.it in esclusiva, una sorpresa arriva dai voti raccolti da Crosetto. Le preferenze finite al fondatore di Fratelli d’Italia infatti sono più dei delegati ufficialmente legati al partito della Meloni (63). Una fonte ci aveva assicurato: è un modo per contare quanti del Misto e del centrodestra sarebbero disposti a darci la loro fiducia. E così è successo. Giorgia Meloni la legge così: i voti a Guido Crosetto vogliono dire “che centrodestra ha capacità attrattiva in questo Parlamento”.

Ecco i risultati della terza votazione per il Quirinale

Schede bianche: 412 (da notare, meno della maggioranza dei 505 necessaria dal quarto voto)

  • Mattarella 125
  • Crosetto 114
  • Maddalena 61
  • Casini 52
  • Giorgetti 19
  • Manconi 8
  • Cartabia 8
  • Bossi 7
  • Bersani 7
  • Cappato 6
  • Doria 6
  • Mastella 6
  • Moles 6
  • Draghi 5
  • Berlusconi  4
  • Nicola Gratteri 4
  • Elisabetta Belloni 3
  • Baldini Maria Teresa 2
  • Cappello Francesco 2
  • Del Basso 2
  • Pianasso 2
  • Bruno Vespa 2

Come al solito, tanti i voti dispersi: 84

Alcune preferenze sono state date al sindaco di Milano Giuseppe Sala, a Umberto Bossi, ma anche a Clemente Mastella e Pierluigi Castagnetti. Voti anche per Bruno Vespa, per l’ex generale Pappalardo, per l’alpino Enzo Chiapponi, per il giornalista sportivo Maurizio Bartoletti e Mario Girotti, in arte Terence Hill. E ancora: l’ex ministro leghista Roberto Castelli, Giulio Tremonti, Giorgio Almirante e Emma Bonino.

Schede nulla: 22

Domani il quarto scrutinio. Quello, forse, decisivo. Il quorum infatti si abbassa a 505 grandi elettori, il 50%+1.