Ramy, carabinieri sotto assedio: altri due militari indagati

La notizia arriva più di un anno dopo l'incidente mortale. La mossa della Procura di Milano

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ramy inseguimento

La Procura di Milano ha iscritto altri due carabinieri nel registro degli indagati per il caso di Ramy Elgaml. Il diciannovenne è morto il 24 novembre 2024 dopo essere caduto da uno scooter durante un inseguimento. I due militari appartengono al nucleo radiomobile che intervenne quella notte. Con loro, salgono a sette i carabinieri indagati in totale per tutta la vicenda.

Ai due carabinieri vengono contestate due accuse. La prima è di false informazioni al pubblico ministero. Questo reato riguarda probabilmente le dichiarazioni che i due hanno reso ai magistrati a gennaio 2025. In quella sede, i militari sono stati sentiti come persone informate sui fatti della notte del 24 novembre. La seconda accusa è di falso ideologico in atto pubblico. L’ipotesi è che la contestazione possa riguardare alcuni passaggi del verbale d’arresto per resistenza a pubblico ufficiale, redatto quella notte a carico di Fares Bouzidi. Bouzidi era l’amico che guidava lo scooter su cui viaggiava Ramy Elgaml. Un’altra possibilità è che il falso riguardi il verbale di sequestro di soldi e di una collanina trovati addosso a Bouzidi dopo l’incidente.

Le indagini

L’inchiesta principale sulla morte del ragazzo è per omicidio stradale. Per questo capo d’imputazione sono indagati Fares Bouzidi, già condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per resistenza, e il carabiniere Antonio Lenoci. Lenoci era alla guida dell’auto che inseguiva da vicino lo scooter. Questa parte di indagine è stata chiusa a luglio, ma la Procura non ha ancora deciso se chiedere il rinvio a giudizio. Esiste poi un’inchiesta parallela per depistaggio. In questa, quattro carabinieri sono accusati di aver fatto cancellare un video girato da un testimone. Il filmato mostrava il momento della caduta di Elgaml ed è ritenuto molto rilevante.

La notte del 24 novembre 2024, tre pattuglie di carabinieri tallonarono per otto chilometri lo scooter guidato da Bouzidi. L’inseguimento si concluse con lo schianto del mezzo contro un palo del semaforo, all’incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta a Milano. Ramy Elgaml morì poco dopo. Una delle questioni principali che i magistrati stanno cercando di chiarire è se ci sia stato un contatto tra l’auto dei carabinieri e lo scooter prima della caduta. Su questo punto sono state fatte diverse perizie con esiti contrastanti. I pubblici ministeri Marco Cirigliano e Giancarla Serafini hanno chiesto una nuova perizia per avere una ricostruzione univoca, ma il giudice ha respinto la richiesta.

I legali di Bouzidi parlano di denuncia per lesioni e falso

L’avvocata Debora Piazza, che difende Fares Bouzidi insieme al collega Marco Romagnoli, ha commentato le nuove iscrizioni. Piazza ha detto che i due carabinieri appena indagati “sono i militari che abbiamo denunciato per lesioni gravi nei confronti di Fares e per falso”. L’avvocata ha anche spiegato un dettaglio sul verbale di sequestro. “Abbiamo dimostrato che quella collana l’aveva comprata a 3 euro in Spagna ed era strappata e tenuta nel borsello perché il gancio si continuava a rompere”, ha detto Piazza. Ha aggiunto: “Ma anche il fatto che avevano indicato che non c’erano testimoni, quando invece almeno un ragazzo c’era e gli avevano fatto cancellare i video”.

La decisione di indagare i due carabinieri arriva mentre la Procura di Milano si prepara a chiudere le diverse parti dell’inchiesta. Da tempo era emerso che gli inquirenti stavano valutando profili di falso sul verbale d’arresto di Bouzidi. Un punto critico è che in quel verbale non si faceva alcun cenno a un possibile urto tra l’auto dei carabinieri e lo scooter prima dello schianto. Secondo le relazioni tecniche presenti agli atti, invece, quell’urto ci sarebbe stato. I pubblici ministeri ritengono che i quattro militari che firmarono il verbale, compresi i due appena indagati, avrebbero scritto il falso in quell’atto.

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