Ramy e i trafficanti: in due giorni Ilaria Salis ha superato se stessa

I post dell'eurodeputata di Avs sono al confine del ridicolo. Ma forse alla destra conviene lasciare che continui con le sue follie

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Altro che carcere in Ungheria: se la destra ha un cuore, dovrebbe fare un meraviglioso regalo di Natale a Ilaria Salis. E no, non è una frase ironica.

Ogni mattina, la eurodeputata in quota Alleanza Verdi-Sinistra italiana si sveglia ed è ben consapevole che dovrà trovare un argomento su cui scrivere un post nel quale inserire testualmente “gli ultimi”, il proletariato, i diritti, la minaccia fascista, la deriva autoritaria. Ogni santo giorno; e proprio ogni santo giorno, sempre colta da rinnovata inventiva, riesce ad alzare l’asticella contro i suoi nemici giurati: chiunque disponga di buon senso e non veda minacce nere ovunque. La nostra Ilaria nazionale se la prende con tutti, dalle multinazionali a chi si ritrova una casa in più e decide di affittarla, dagli imprenditori a chi non pensa che Meloni sia una tiranna in erba.

E questa continua battaglia a suon di post e di stories non fa altro che dimostrare tutta la sua sesquipedale incoerenza. Sarebbe già sufficiente evidenziare che combattere battaglie proletarie foraggiando con i propri contenuti piattaforme appartenenti a Meta, un’azienda che fattura 165 miliardi di dollari l’anno, non è il massimo della logicità. Ma poi si può aprire tutto un altro vaso di Pandora, molto più grande, mettendo sotto una lente di ingrandimento i contenuti che posta. Indimenticabile, ad esempio, quello di un paio di settimane fa: una foto che la ritraeva a bordo di una lime, una bici a noleggio di proprietà di una multinazionale USA. Voleva fare la green, magari far emozionare il suo Segretario Angelo Bonelli davanti a un mezzo CO2 free, e invece s’è beccata le critiche dei compagni intransigenti e l’ironia di chi la segue più per diletto che per condivisione d’intenti.

Ieri però è stato uno di quei giorni magici, giorni rarissimi nei quali l’inventiva quotidiana della Prof.ssa Salis cede terreno a favore di un alito divino; e allora il post giornaliero diventa letteratura, il concetto diventa metafisica, l’umano diventa sublime, la riflessione diventa epifania. Ieri Ilaria ha ricordato la scomparsa di Ramy Elgaml. Premessa doverosa: ricordare un giovane morto tragicamente non è da biasimare, anzi. Nessuna persona con una morale degna di essere definita tale è stata ed è tuttora contenta per la morte di un diciannovenne.

Ciò detto, bisogna anche contestualizzare l’avvenimento, fare i conti con la realtà, capire che il tragico epilogo deriva da un inseguimento chilometrico con le forze dell’ordine che ha messo e avrebbe messo (qualora fosse continuato) a repentaglio la vita di persone davvero totalmente innocenti. Ecco, alla luce di ciò l’esponente della sinistra europea sfuggita ad Orban avrà fatto un’analisi lucida e moderata della vicenda, giusto? Ovviamente no. Ramy è stato per Ilaria Salis un “figlio del popolo, ragazzo di periferia, nuovo italiano, giovane proletario”. Considerazioni peraltro accompagnate da una canzone, “Love” di Marracash. Un post trash che più trash non si può. Ma un dubbio, soprattutto, sovviene: la rivoluzione proletaria nel 2025 è non fermarsi all’alt? Sarà.

Nota a margine. Il pubblico di Ilaria ha gradito il post, se solo fosse una comica: su 4000 reazioni, 3000 sono risate. Un successone, in vista della nuova edizione di Zelig.

Come se non bastasse, Salis è intervenuta anche in Plenaria a Strasburgo e s’è lasciata andare ad una difesa senza se e senza ma dei passeur, cioè di chi aiuta gli immigrati irregolari a varcare le frontiere. “Smuggler, in inglese. Passeur, in francese. In italiano si direbbe contrabbandiere ma questo termine rimanda soprattutto al passaggio transfrontaliero di merci, non di persone – ha detto l’eurodeputata – Nel linguaggio pubblico si usa spesso trafficante di esseri umani ma non vuol dire la stessa cosa e questa confusione semantica non è casuale, fa parte del repertorio discorsivo della guerra contro la migrazione. Il trafficante è chi costringe le persone con la forza, l’inganno o la minaccia. Le riduce in schiavitù, le sfrutta, le sequestra”. Il passeur invece è “chi organizza l’attraversamento di un confine chiuso, per persone che hanno scelto volontariamente di partire e pagano per il servizio. Un servizio basato sul consenso e che non avrebbe motivo di esistere se ci fossero vie legali e sicure per la migrazione. Questo non significa che tutti gli smuggler siano brave persone, per carità non è così, ma la categoria non dev’essere confusa con quella dei trafficanti”. Infine il colpo da maestra: “coloro che durante il nazifascismo aiutarono gli ebrei a superare illegalmente i confini mettendoli in salvo dalle persecuzioni e dalle deportazioni nei lager. Credo e spero che nessuno abbia il coraggio di definirli criminali. Siamo giustamente tutti concordi nel riconoscere che hanno reso un servizio di valore all’umanità. Anche oggi molti contrabbandieri offrono semplicemente un servizio a chi ha deciso di fuggire da guerre, persecuzioni, miserie o disastri”.

Ricollegando l’epilogo all’inizio dell’articolo, ecco perché Ilaria Salis è ad oggi uno degli esponenti più efficienti e redditizi per la destra. Perché riesce a esasperare qualsiasi vicenda sino a renderla indigeribile persino per la sua community più radicale. Pertanto, attualmente Salis è uno degli asset più importanti del Governo Meloni. E pensare che molti la volevano rivedere nelle carceri ungheresi, che sciocchini! Lasciatela libera di scrivere e ringraziatela ogni giorno. Avanti tutta, Ilaria!

Alessandro Bonelli, 25 novembre 2025

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