L’autodifesa di Ranieri Guerra

6.2k 6
generica_porro_1200_5

Ranieri Guerra si difende. E lo fa su tutta la linea: rigetta le accuse di false dichiarazioni rese ai pm, rispedisce al mittente addebiti sul mancato aggiornamento del piano pandemico e nega interferenze sul dossier dell’Oms redatto dai “somarelli” di Francesco Zambon. Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati da parte dei magistrati di Bergamo, con tanto di rogatoria spedita all’Oms, l’avvocato Roberto De Vita ha depositato in procura una corposa memoria difensiva di 40 pagine e quasi 500 fogli di allegati. Una mossa per “fornire una ricostruzione dei fatti oggettiva, completa e puntualmente riscontrata da atti e documenti” su quanto successo in questi ultimi mesi.

Il piano pandemico non aggiornato

Già direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute dall’ottobre 2014 al novembre 2017, a Guerra viene imputato di non aver aggiornato il piano pandemico influenzale, fermo al 2006 e solo “riconfermato” nel 2016. Un piano obsoleto che secondo alcuni avrebbe limitato la risposta italiana al coronavirus, impedendo di salvare migliaia di vittime. Per Guerra, però, il documento era stato “rivisto annualmente e confermato in validità” e benché l’Oms e l’Ue abbiano emanato alcune linee guida negli anni, queste o non obbligavano a un “immediato recepimento formale”, oppure non riguardavano da vicino il piano pandemico. “Nel corso del periodo in cui Guerra ha svolto l’incarico di direttore generale – si legge nella memoria – numerose sono state le attività di implementazione e le azioni intraprese”.

“Chiedete ai miei successori”

Se nel 2020 ci siamo trovati senza un piano aggiornato, per Guerra occorre dunque bussare alla porta dei suoi successori o guardare all’attività delle Regioni. Poco prima di andarsene a fine 2017, infatti, il l’ex funzionario inviò una missiva all’allora ministro Beatrice Lorenzin invitandola a “rivedere in maniera organica” il documento. Il suo successore Claudio D’Amario riprese il faldone in mano a fine 2018, ma poi non se ne fece nulla. Almeno fino al gennaio 2021, quando – a tempo scaduto – il piano è stato infine aggiornato.

Il report Oms censurato

La lunga memoria difensiva tocca anche la questione del report Oms sulla risposta “caotica e creativa” dell’Italia, pubblicato lo scorso maggio e subito ritirato in fretta e furia. Allegando un corposo elenco di mail interne all’Oms, Guerra ripercorre la nascita del dossier, i finanziamenti in arrivo dal Kuwait, la richiesta di Zambon di ottenere un “formal greenlight from the minister” (anche se riguardava altro, non il report Oms) e i problemi sorti poco prima della pubblicazione. Poi risponde agli addebiti che gli sono stati mossi. Cercò di “edulcorare” il testo per renderlo meno indigesto al ministro Speranza? No, fece solo proposte di modifiche per “correggere errori marchiani o inesattezze non degne di una pubblicazione scientifica”. Chiese a Zambon di indicare l’aggiornamento del piano pandemico al 2016? Neanche per sogno, solo il suggerimento di una “integrazione” ad un riferimento “impreciso e non completo”. E le chat con Silvio Brusaferro, le mail di scuse a Speranza, l’Oms “foglia di fico” per le scelte del governo Conte, il presunto incontro col capo di gabinetto Zaccardi e l’accordo per “far cadere nel nulla” il dossier? Frasi estrapolate dal contesto, senza rilievo per le indagini e dunque inutilizzabili.

Resta allora una domanda: chi decise di ritirare il report Oms e di non ripubblicarlo? Per Guerra l’imput arrivò da Pechino per la precisione dagli uffici Oms in Cina, che intimarono a Zambon di “rimuovere immediatamente il documento dal web” a causa di un “box sulla Cina” con “enormi implicazioni politiche”. Ricostruzione rigettata dal diretto interessato, ormai dimesso dall’Oms. Secondo Zambon “quello della Cina è stato un pretesto” e il vero motivo “lo dobbiamo andare a trovare nelle pressioni che sono arrivate del Governo italiano”, dimostrate – a suo dire – dagli sms tra Guerra e Brusaferro o dalle mail “del direttore generale europeo Hans Kluge” che parla di un “ministro Speranza molto irritato”. Qual è allora la verità? Forse va ancora trovata. E la battaglia legale, è chiaro, sembra essere solo all’inizio.

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version