Cronaca

Ranucci, colpo di scena: il durissimo attacco al “metodo Report” sul Corsera

Sigfrido Ranucci
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Qui le notizie sono due. Intanto che Aldo Grasso, critico televisivo del Corsera, prenda così di petto Sigfrido Ranucci e se lo cucini da capo a piedi, senza pietà. L’altra è che l’affondo arrivi proprio dalle pagine del quotidiano di via Solferini, segno che un pezzo del giornalismo italiano (non solo quello non proprio innamorato di Report) ha cominciato ad abbandonare il conduttore al suo destino. Il Domani, per dire, si è gettato a capofitto nella storia e ha rimediato anche una querela dal diretto interessato. E anche Repubblica non si è poi dimostrata così clemente con “l’amico fraterno” di Valter Lavitola.

Ma arriviamo ad Aldo Grasso. Il pezzo del critico televisivo riguarda proprio il “paradosso di invocare ora il segreto” delle indagini, quando questo è proprio “il metodo Report”: Ranucci e alcuni giornalisti di Report hanno infatti querelato quei soggetti (inquirenti o investigatori, si presume) che in teoria sarebbero tenuti al segreto d’indagine e che invece avrebbero rivelato dettagli degli interrogatori (e non solo) ad alcuni cronisti. L’accusa è “rivelazione del segreto d’ufficio e del segreto investigativo”. “Il paradosso è evidente – scrive Grasso – chissà che fra quei «soggetti» non vi siano proprio alcune di quelle fonti che in questi anni hanno alimentato il cosiddetto «metodo Report». Quello stile giornalistico, cioè, fatto di insinuazioni, tesi precostituite, audio carpiti («Audio esclusivi venuti in possesso di Report!»), telecamere nascoste, pedinamenti ostentati e un bel po’ di fango spacciato per reportage”. Un attacco durissimo, quasi inatteso. “Da tempo sosteniamo che, nelle sue inchieste, Ranucci parte spesso da una conclusione già definita e costruisce il racconto per confermarla, invece di lasciare che siano i fatti a determinarne l’esito. È ancora viva nella memoria la messa in onda della conversazione privata tra una moglie furibonda per un tradimento e il marito, l’ex ministro Sangiuliano, impegnato in una goffa autodifesa. Era uno scoop giornalistico o una semplice mascalzonata? Esistono rivelazioni private che possono essere divulgate in nome della libertà di stampa e altre — quelle che riguardano Report — che devono invece essere protette dal segreto? E non è lo stesso Ranucci che, ospite di Bianca Berlinguer, sostenne che «una fonte ci ha detto di aver visto il ministro Carlo Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay», salvo essere smentito in diretta dallo stesso Guardasigilli?”.

Grasso sa bene che i giornalisti di inchiesta hanno bisogno delle fonti. Ed è normale che le coccolino in qualche modo. “Il problema – aggiunge però – nasce quando il rapporto con la fonte diventa opaco e il metodo si confonde con l’obiettivo. Se per sostenere una tesi si ricorre sistematicamente a strumenti borderline, non è più chiaro se sia il giornalista a governare la fonte o la fonte a governare il giornalista”. Colpito e affondato.

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