Cronaca

Ranucci e la scorta, ultimo status symbol garanzia di santità

E Repubblica intanto si perde un pezzo: "Il giornalista minacciato con un’autobomba". Ma da chi?

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Qui si parrà la tua nobilitate. Qui dove? Sulla scorta, l’ultimo status symbol, il crisma definitivo, garanzia di santità e feticcio d’eroismo che secca le bocche dei più ostinati miscredenti. Non si dà per motivi effettivi ma di prestigio, tutti ne vogliono una, tutti le paghiamo in allegria, se uno le minacce non le ha mai avute o le patisce dall’amico del cuore fa niente. La scorta fa punteggio, carriera e curriculum: chiedetelo a Saviano, martire sedicente, in pericolo sulla parola. Uno così dovrebbe far paura alla camorra? Uno come Ranucci la scorta la merita? Eh, per forza, doveva diventare presidente del Consiglio, si sono portati avanti. Qui si vede una delle dissociazioni interessate del partito comunista: Ranucciolo ha subito un attentato, bisogna dargli la scorta e raddoppiarla; no, ma era un attentato per finta, glielo ha fatto il suo amico di panza che voleva costruirgli l’eroismo per farlo diventare presidente del Consiglio. Sì, ma l’attentato c’è stato. Ma se chi lo ha fatto dice che era dimostrativo, era falso, che non c’era nessun pericolo, ma se perfino la falsa vittima difende il falso carnefice! E allora? Vuoi metterlo a repentaglio?

Per dire: fa niente se era tutta una farsa, la scorta non si tocca, se mai si potenzia ulteriormente. Repubblica ormai non ha maggior pretesa di Report o del Fatto, che è la stessa cosa, e, in un estremo tentativo di difendere l’indifendibile, definisce Ranucci “giornalista minacciato con un’autobomba sotto casa sua e al contempo finito nel tritacarne mediatico per via della sua amicizia con Valter Lavitola, che ha confessato di essere il mandante dell’ordigno”. Dell’ordigno, non dell’attentato, non dei malavitosi che l’hanno fatto. E non sai se è più sciocca la prosa o la logica o la pretesa di essere presi sul serio. Ma altri non sono forse arrivati a sostenere che ‘Ranucci è due volte vittima”, dell’attentato e di chi lo ha fatto, cioè il suo anfitrione e pigmalione? Discorsi senza senso, circolari, ma li fanno e restano ad aleggiare come le polveri sottili che s’infilano nei vestiti, sotto la pelle, nei polmoni. E a forza di depositarsi nelle orecchie, nel cervello finiscono per essere presi sul serio – è il condizionamento mentale in cui è forte il partito comunista. In Rai hanno in problema di sostituire l’ormai improponibile Ranucci, operazione che dovrebbe essere facilissima ma chi deve assumersene la responsabilità cammina sulle uova, teme le escandescenze del partito comunista, non sa chi scegliere. Speriamo non uno di famiglia, speriamo che Report da filiale del partito comunista non si trasformi nel suo opposto, sarebbe un micidiale autogol, anche se, conoscendo i nostri polli, non ci stupiremmo.

Insomma se a minacciare l’amico dell’amico è stato il suo amico, se era tutta una montatura, Ranucciolo da chi resterebbe minacciato, di grazia? Ai bambini che giocano ai cow boy con la pistola ad acqua si dà la scorta? Eppure è quello che succede e che si pretende. Nessuno osa eccepire che questa scorta all’ex conduttore di Report è una pagliacciata nella pagliacciata, un insulto al buon senso: la presidente della commissione antimafia, la fratellina d’Italia Chiara Colosimo, arriva, timidamente, a proporre il minimo sindacale di decenza, si torni ai due sbirri d’accompagnamento invece degli otto concessi a Ranucciolo in costanza d’attentato e di candidatura: manca poco che l’accusino di stragismo, di volere trucidato l’erotico eroe che nessuno si è mai sognato di voler trucidare.

E che gli fa? Ormai ce l’ha, la scorta, vorrai mica togliergliela, vorrai mica amputarlo dell’ego. La logica del già che ci siamo, dell’ormai ci sta, del chi è dentro è dentro, l’abbiamo detto, è esiziale per la democrazia, è il contrario di ogni senso di giustizia e di responsabilità, ma è anche la logica spartita, condivisa da chi, a torto o a ragione, si considera più uguale degli altri, più necessario degli altri. Quante sono le scorte inutili, decorative, malandrine in Italia? Nessuno lo sa e conviene non saperlo per non scoprire l’ennesima indecenza nazionale che peraltro se non si sa si sospetta. I più seri sono i trapper “di seconda generazione” che per farsi scortare usano pendagli da forca della criminalità organizzata, tipo quelli delle curve di San Siro, e almeno non gravano sul bilancio pubblico. A questa stregua, una scorta la dessero pure a Lavitolo quando esce di galera, che si è messo in una brutta situazione, lo dice anche il suo avvocato.

Chi minaccia chi? Non si sa e non è importante, quello che conta è che una “minaccia” c’è stata, teatrale, bugiarda ma c’è stata e pare brutto buttar via quel patrimonio di patetismo, di divismo, le lacrime sul balcone, la sceneggiata, Mattarella che si preoccupa, il partito comunista che incolpa Mossad e Meloni, il martire che ne approfitta per sponsorizzare il suo libro erotico, i babbei a 5 stelle che fortissimamente vollero crederci. E poi si può sempre dire che comunque siccome Meloni fa il bagno con le pinne, fucile ed occhiali, Ranucciolo versa in serio pericolo. Che c’entra? Niente, mi sono sintonizzato sulla demenziale weltanschauung. Sigrifido il nibecorto dorma tranquillo: con amici come i suoi, chi ha bisogno della scorta? O meglio, a Ranucciolo servirebbe per guardarsi dagli amici. Di nemici veri, alla fine, ne ha uno solo. Se stesso.

Max Del Papa, 18 agosto 2026

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