Cronaca

“Ranucci ha fatto soffrire i miei figli”. La lezione del deputato FdI infangato ingiustamente da Report

Gimmi Cangiano era stato indicato come possibile mandante della bomba contro il conduttore. Ora che hanno arrestato Lavitola...

Gimmi Cangiano deputato FdI
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I giornali oggi non parlano d’altro che di Sigfrido Ranucci, dei suoi sms scambiati con Valter Lavitola, della “manipolazione” del faccendiere sul giornalista, della possibile (ma ancora non dimostrata) interferenza sulle inchieste di Report, sul famoso sondaggio, sull’ipotesi di lanciare il conduttore in politica che “tra due anni sei presidente”. Ma ciò di cui si parla un po’ meno è quello che Nicola Porro ha segnalato nel suo Substack: ovvero il fatto che – poco dopo la perquisizione a casa del faccendiere – la vittima dell’attentato del 16 ottobre a Pomezia si prodigava per cercare delle scuse plausibili alla presenza di Lavitola sotto casa sua e, aggiungiamo ora, ipotizzava mille e più diverse piste sui responsabili della bomba.

Diceva infatti Ranucci, di fronte alla possibile responsabilità dell’amico: “Credo che si sia trattato di un messaggio da inviare a qualcun altro attraverso di me. Probabilmente per far stare zitto qualcuno e impedire che mi arrivassero certe informazioni”. Secondo i pm, un’ipotesi fantasiosa visto che l’unico movente plausibile (ad oggi) pare essere quello di aumentare la popolarità di Ranucci e spingerlo, magari, a scendere in politica. Non solo. Nel corso dei mesi Report aveva buttato lì anche l’ipotesi del coinvolgimento, più o meno diretto, di Gimmi Cangiano, deputato di Fratelli d’Italia. Il quale ieri ha risposto per le rime, giustamente, sui suoi profili social. “Per mesi sono stato raccontato, più o meno velatamente, come possibile mandante della bomba contro Sigfrido Ranucci. Una lettera anonima, il mio territorio, la mia appartenenza politica, qualche collegamento costruito qua e là: abbastanza per vedere il mio volto scorrere in prima serata accanto a boss e ambienti criminali”, ha scritto l’onorevole. “Ora Valter Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato. E dall’ordinanza emerge un’ipotesi che rende questa storia ancora più incredibile: secondo l’accusa, l’attentato sarebbe stato commissionato per ‘accrescere la popolarità del giornalista’e accelerarne i progetti in ambito politico. Lavitola e Ranucci erano amici molto legati. Questo lo sapevamo già. Ed è proprio per questo che il quadro che emerge oggi dalle indagini, se confermato, assume contorni ancora più paradossali”.

Ovviamente “saranno le indagini e i giudici a stabilire fino in fondo verità e responsabilità”. Ma visto che Ranucci ora tira in mezzo i figli, piangendo per il dolore che questi stanno provando nel vedere il padre in mezzo alla bufera, Cangiano aggiunge che anche i suoi figli hanno sofferto, e molto, quando ha dovuto spiegare loro “perché il volto del loro padre fosse finito dentro una storia di camorra e bombe“. Il deputato attende la verità, dice. “Possibilmente con lo stesso spazio, la stessa enfasi e la stessa musica inquietante utilizzati quando i sospetti riguardavano me”.

In un video pubblicato stamattina sui social di Fratelli d’Italia, Cangiano torna poi alla carica. “Ho letto questa mattina le parole di Ranucci sul Corriere è una frase mi ha colpito in modo particolare. Lui dice vedere il dolore dei miei figli mi ha fatto impazzire. È una sensazione che conosco benissimo. Qualche mese fa sono tornato a casa e ho dovuto spiegare ai miei figli perché in televisione il volto del loro papà compariva accanto al boss della camorra mentre si parlava di questa storia della bomba. Ho dovuto spiegare ragazzi, perché una lettera anonima, il mio paese San Marcellino, qualche suggestione alla mia appartenenza a Fratelli d’Italia erano bastati per farmi diventare il possibile mandante di quella bomba. 
Poi questa storia ha avuto un risvolto diverso”. E ancora: “Io rispetto il dolore di Ranucci, il dolore dei figli proprio perché in quel quel dolore l’ho vissuto e l’ho visto negli occhi dei miei figli. Mi sarebbe piaciuto che almeno una volta Ranucci avesse pensato anche alle tante famiglie delle persone sulle quali ha riversato sospetti, insinuazioni, accuse, perché dietro un volto mandato in TV non c’è soltanto il politico, l’imprenditore, ma c’è una persona, ci sono delle famiglie ci sono appunto i figli. Il dolore dei figli non cambia valore a seconda di chi è di chi sia il loro papà. Oggi Ranucci dice che vedere qualcuno infangare il padre li fa impazzire. Ha ragione.
Forse proprio oggi dovrebbe fermarsi un attimo. E pensare a quante persone in questi anni sono tornati a casa dopo un servizio di Report e hanno dovuto spiegare alle proprie famiglie, genitori e figli sospetti, insinuazioni, accostamenti. 
Perché il dolore non vale di più quando riguarda noi e meno quando riguarda gli altri. Il fango a mio avviso non diventa improvvisamente fango soltanto quando finisce sulla nostra porta. Forse questa storia, almeno questo, dovrebbe insegnarlo anche a Ranucci”. Colpito e affondato.

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