Ci sono due punti di vista differenti sulla vicenda dell’attentato a Ranucci e della strategia messa in atto da Lavitola. Innanzitutto, il punto di vista puramente giudiziario. In questo senso, sapere se Ranucci fosse al corrente o meno delle intenzioni di Lavitola di organizzargli un attentato farlocco sotto casa, circostanza che al momento non trova alcun riscontro ed è fondamentale precisarlo, può avere o meno conseguenze sul cittadino Sigfrido Ranucci, ma rimane un puro fatto personale. Capisco sia difficile da digerire, ma è così.
Poi però c’è il punto di vista dell’opportunità, e qui non è più un fatto personale, ma assolutamente pubblico, e bisogna ricordare un aspetto che passa un po’ sotto traccia. Lavitola sostiene di aver organizzato il finto attentato per far alzare il livello di scorta al conduttore di Report. Quello che invece risulta dalle indagini è che il tutto sia stato organizzato per dare un booster di popolarità e consenso al giornalista e lanciarlo in politica, niente meno che come leader del campo largo.
E qui, secondo me, c’è il vero problema: era consapevole o meno del progetto di Lavitola di farne un candidato premier del centrosinistra? Perché, se ne era consapevole, capite bene che vuol dire che il conduttore di Report stava lavorando da prima di ottobre a un suo ingresso in politica col centrosinistra: questo inevitabilmente getta ombre sul suo operato alla guida della trasmissione nel corso dell’ultima stagione, di cui, ma sarà un caso, si lamentava una condotta schierata contro la parte politica avversa a quella di cui il giornalista sarebbe potuto diventare leader.
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E so benissimo che esistono in altre reti, quella per cui lavoro io compresa, giornalisti palesemente schierati dalla parte opposta: ma sono reti private, in cui vi è un editore che investe le proprie risorse. In sostanza, la vera domanda è se Ranucci fosse o meno al corrente del progetto di un finto attentato. La vera domanda, scomoda, è: Ranucci ha lavorato per almeno un’intera stagione televisiva ad un programma della tv di Stato, quindi finanziato con soldi pubblici, per preparare una sua discesa in campo nel centrosinistra, rivolgendo lo sguardo del suo giornalismo investigativo unicamente alla parte politica opposta?
È un caso che nell’ultima stagione il programma si sia occupato direttamente di partiti di centrodestra in 10 puntate su 23 e in altre 4 puntate direttamente del governo, arrivando a un totale di 14 puntate su 23? Scusate, ma la risposta a questa domanda fa tutta la differenza del caso.
Guglielmo Mastroianni, 15 agosto 2026
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