Per Sigfrido Ranucci si apre probabilmente la settimana più delicata da quando il caso Lavitola è esploso. E ormai i piani sono almeno tre: quello giudiziario, quello interno alla Rai e quello inevitabilmente politico. Tutti destinati a incrociarsi nelle prossime quarantotto ore.
Il primo appuntamento riguarda Valter Lavitola. Tra martedì e mercoledì, davanti ai giudici del Riesame, l’ex direttore dell’Avanti! dovrà decidere se tenere in piedi la versione già fornita agli investigatori oppure modificarla. E cioè se confermare che l’ordigno piazzato davanti all’abitazione di Ranucci sarebbe nato da una singolare finalità “altruista”: creare un allarme attorno al giornalista per rafforzarne la protezione. Una ricostruzione che, già così, ha qualcosa di surreale. Ma che per la Procura non chiude affatto la vicenda. I magistrati intendono infatti tornare ad ascoltare Ranucci, chiamato a chiarire soprattutto la natura dei suoi rapporti con Lavitola. Ed è qui che la faccenda comincia a diventare particolarmente scomoda per il conduttore di Report.
Perché una cosa è avere una fonte. Un’altra è avere un rapporto personale con un uomo che oggi si trova al centro di un’inchiesta tanto pesante. E un’altra ancora sarebbe scoprire che quella fonte abbia avuto un ruolo più invasivo nella costruzione di contenuti giornalistici. È esattamente questo il nodo sul quale, secondo il Corriere della Sera, Ranucci sarà chiamato a fornire spiegazioni sia ai magistrati sia alla Rai. Nel frattempo, però, il problema non riguarda più soltanto lui. Riguarda Report.
Sempre secondo il Corriere, dentro la redazione il clima sarebbe molto diverso da quello delle prime settimane, quando attorno al conduttore si era stretta una solidarietà quasi compatta. Le crepe, adesso, sarebbero diventate più evidenti. Il punto non è nemmeno stabilire in anticipo responsabilità che spettano eventualmente ai magistrati accertare. Il punto è un altro: quanto può reggere una trasmissione costruita sulla credibilità delle proprie inchieste mentre il suo volto principale finisce ogni giorno al centro di nuovi interrogativi?
Ranucci e Lavitola. Ranucci e le stagiste. Ranucci e gli affari. Questioni diverse, naturalmente, ma che finiscono tutte per riversarsi sul marchio Report. Al punto che alcuni giornalisti della trasmissione avrebbero chiesto al conduttore un passo di lato, definito con una formula quasi affettuosa: “Un atto di gentilezza”. La logica è semplice: “Report deve vivere anche dopo Ranucci”. Ed è forse questo il passaggio politicamente e televisivamente più importante. Perché fino a poche settimane fa l’equazione sembrava quasi automatica: toccare Ranucci significava colpire Report. Adesso, almeno dentro la redazione, qualcuno sembra cominciare a distinguere le due cose.
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Martedì la Rai dovrebbe affrontare anche il dossier sul futuro del giornalista. Sul tavolo c’è l’ipotesi di uno spostamento dalla conduzione e si discute già del possibile successore. La redazione, però, non gradirebbe l’arrivo di un volto esterno imposto dall’alto e preferirebbe una conduzione interna, magari a rotazione. Una soluzione che avrebbe anche un significato simbolico: meno personalizzazione del programma e più centralità della squadra.
Intanto la battaglia si è spostata sul terreno politico. Fratelli d’Italia ha inviato una lettera alla Commissione europea in risposta alle iniziative delle opposizioni, che avevano denunciato un’aggressione politica nei confronti di Report. Il partito di Giorgia Meloni ribalta l’accusa e punta il dito contro quelli che considera “teoremi” sul centrodestra, contestando alla trasmissione faziosità e violazioni delle norme europee.
Ranucci, da parte sua, sceglie i social. Nelle ultime ore ha ringraziato quanti gli hanno manifestato solidarietà e ha parlato di una campagna di “character assassination” senza precedenti. “Grazie a tutti coloro che mi stanno manifestando attestati incredibili di solidarietà, di affetto, di vicinanza, in questi due mesi di oltre duemila articoli che appartengono a una character assassination che forse non ha precedenti nella storia del nostro Paese, ma forse anche a livello mondiale . Una sorta di gogna politica di giornali di partito”, ha detto in un video pubblicato su Instagram. Domani, 25 agosto, sarà a Cerveteri con il suo spettacolo Diario di un trapezista. E proprio lì promette forse qualche risposta in più. “Dopo quello spettacolo molte cose saranno più chiare”, ha annunciato. Vedremo quali.
Perché al di là della guerra tra giornali, destra, sinistra, solidarietà e accuse di complotto, restano alcuni fatti che non si possono liquidare con un post su Facebook. La Procura attribuisce a Lavitola il ruolo di mandante dell’azione intimidatoria davanti alla casa del giornalista e lo stesso Lavitola ha fornito parziali ammissioni. Ora dovranno essere interrogati anche Antonio Passariello, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis, indicati come esecutori materiali.
Le intercettazioni in carcere hanno aggiunto altri elementi. Di fronte alla notizia delle perquisizioni a carico di Lavitola, D’Avino esclamava: “Noi non abbiamo dato fastidio a nessuno! È una cosa che hanno fatto tra di loro!”. Una frase che gli investigatori dovranno decifrare fino in fondo, così come resta da chiarire il ruolo del factotum di Lavitola, Clesio Tavares, la provenienza dell’esplosivo, i pagamenti e gli accordi con gli uomini coinvolti.
Lavitola ha sostenuto che il progetto originario sarebbe stato assai diverso: qualche colpo di pistola sparato in aria per attirare l’attenzione sui rischi corsi da Ranucci. Gli altri indagati, però, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbero pronti a raccontare una storia differente. Ed è per questo che le prossime quarantotto ore contano molto più delle dichiarazioni pubbliche. Ranucci parla di gogna. I suoi sostenitori denunciano un attacco a Report. La politica combatte la propria battaglia. Ma adesso toccherà ai magistrati chiarire che cosa sia realmente accaduto e alla Rai stabilire se tutto ciò sia compatibile con la permanenza del giornalista alla guida del programma. Il resto, per il momento, è rumore.
Massimo Balsamo, 24 agosto 2026
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