Politica

Ranucciolo, l’uomo che sapeva tutto. Tranne quello che gli accadeva intorno

Tra dossier, inchieste, politica e amicizie ingombranti, un ritratto al vetriolo di un giornalista che avrebbe sfiorato il grande salto dalla Rai a Palazzo Chigi

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 Emilio Cresci in arte Ranucciolo, il più grande giornalista di tutto il mondo e provincia, ma che dico del mondo, di Latina e provincia. Eh, avercelo uno così, eh. Che ce lo invidiano dall’America alla Russia passando per san Marino. Uno che in pancia si tiene 74mila dossier, il che equivale a ricattare potenzialmente qualsiasi figura di potere in Italia, praticamente una succursale dei Servizi formato mignon, il che fa orrore e ha poco a che vedere con l’informazione “libera, indipendente e a schiena dritta”. Se aggiungiamo gli altrettanti dossier in capo a certi compari, si ottiene un preoccupante spaccato del giornalismo nazionale (a proposito: non per farci i fatti altrui, ma insomma: Chiara Ferragni alza la cresta e la Lucarelli la rovina, Emilio Cresci aka Ranucciolo scoppia di ego e la Lucarelli lo punisce: ma chi la imbocca, a questa?). Ma torniamo alla caratura professionale di quel grosso professionista di Emilio Cresci, un cavallo di razza, un fuoriclasse autentico, a 5 Stelle.

Breve riassunto delle prodezze precedenti: 
L’uomo che conosce i segreti di tutti, che conduce inchieste ai confini della realtà (molto oltre in realtà), non si accorge d’esser culo e camicia con un arnese del calibro di Lavitola, un natural born Cagliostro, uno di quegli alienati che mentono come respirano, tutti intrallazzi, intrugli, garbugli, segreti, massonerie, allusioni, finte, controfinte, marachelle e mascalzonate: e una sera sì e l’altra pure sta nel suo ristorante di copertura ad abboffarsi di cozze, cazzi & mazzi. Presentatogli dai fratelli di Unione Sovietica, i Ruotolos. Compliments!
L’uomo che la sa più lunga di tutti si palesa come un tombeur des femmes, nell’ammirazione di quelle due gran femministe, la mentore, la spigolosa Gabbanelli, con la sardamobile, la Geppi Cucciari di rarissima simpatia. “Eh, questo se le fa a mazzi, eh!”. E Ranucciolo lusingato arrota i denti. Il femminismo antipatriarcale è una cagata se sai a chi attribuirlo.
L’uomo che ne sa una più del diavolo fa un libro per agiografarsi e s’incasina al punto da non distinguere più romanzo da realtà, ci infila dentro le storie di letto, in modo alquanto discutibile, fino a raccontare di una stagista morta sotto una macchina dopo essere fuggita dalla sua camera da letto: e questo non è discutibile, questo è di uno squallore senza fondo.
L’uomo che non deve chiedere mai, tanto sa già tutto di tutti, con la sua trasmissione copre di sospetti fangosi Francesca Totolo, della quale si insinua l’uso compulsivo di profili falsi; precisamente quello che fa lui per recensire i suoi libri, ovviamente in tono entusiastico, con l’alias “Emilio Cresci”. E quando cresci, Ranucciolo? O il suo romanzo Harmony/Hard nessuno lo leggeva?
L’uomo che non sa niente di sondaggi che lo riguardano tuttavia li corregge, li aggiusta nella prospettiva di uno sbarco in politica, dritto come un drone a Palazzo Chigi. No, ma era solo un gioco per smaltire le spanciate di frittomisto.
• L’uomo che ne sa una più del diavolo è convinto che Fazzolari lo faccia pedinare dai Servizi (le prove, ti prego, le pezze d’appoggio, please!).
• L’uomo che tutti vogliono morto, chissà poi perché, dal Mossad all’amico del cuore, ma per finta, si paragona serenamente a Falcone&Borsellino, due al prezzo di uno. Umilteria portami via.
• L’uomo che fa sbrodolare l’ANM al completo pesta un merdone più grosso di lui su una lettera anonima per inguaiare parlamentari fratellini d’Italia su una incomprensibile storia di un porto dove si riciclano mitragliatori in mezzo a un carosello di carbonari, “masoni”, templari, rosacroce, beati paoli, camorristi, albanesi, libici, nigeriani, meloniani e i francesi che s’incazzano, zazzarazzaz.
L’uomo dal programma più rigoroso di tutte le televisioni di tutti i tempi fa passare un servizio che infama i vignaioli con l’eccezione di un unico vignaiolo “onesto” che per coincidenza esoterica è un autore della sua trasmissione.
• L’uomo dalla morale televisiva più solida di un blocco di basalto (stesso peso specifico di Report, praticamente una martellata in nuca ai titolo di testa) fa passare un servizio contro gli allevamenti animali in parte sponsorizzato da un’azienda vegana.
L’uomo che non guarda in faccia a nessuno, perché la verità prima di tutto, distrugge con una inchiesta il gruppo bancario Delta, chi lo dirige, chi ci lavora, le rispettive famiglie: resta solo polvere, finché, 17 anni dopo, tutti vengono assolti. Ma non hanno più niente, la loro vita è una tabula rasa.
• L’uomo “che rasenta la perfezione”, nelle parole di una sua forsennata amica di chat, la Maria Rosaria Boccia, alias pompeiana esperta, a sua volta gemella scintilla della tiktoker napoletana Rita De Crescenzo, attualmente sotto processo, con precedenti per droga, scortata da quello che ha organizzato l’attentato contro di lui per conto dell’amico di pesce che voleva proteggerlo, distrugge la reputazione di Vittorio Sgarbi con una inchiesta in stereofonia con i sodali del Fatto Quotidiano a proposito di un quadro di Rutilio Manetti che si ipotizza rubato, niente meno, dal critico d’arte. Dopo anni di umiliazione Sgarbi ne esce totalmente assolto, però intanto si è ammalato di una depressione che per poco non lo porta nella tomba e non sarà mai più quello di prima. Missione compiuta, si direbbe.
• L’uomo che sdegnosamente “non risponde più alle telefonate della redazione”, ma solo a quelle di Lavitola, qualificatosi “fonte di Report” nonché beneficiario di “alcune dritte sul carbon credit”, business nel quale è coinvolto, incassa una mortificante porta in faccia da un consulente, il commercialista Gian Gaetano Bellavia, perquisito a Milano per la gestione di dati “ad altissima sensibilità” dopo un misterioso furto di archivi riservati, qualcosa come 10 milioni di files (ma che bell’ambientino): “Sorpreso no, se mai sono allibito dall’amicizia di Ranucci con Lavitola. Una cosa che lo squalifica parecchio (…) Report fa inchieste solo sulla destra, è noto, la linea è a senso unico e non ho mai visto una indagine sulla magistratura…”.
• L’uomo che sussurrava alla magistratura, copiosamente ricambiato, viene scaricato dall’ANM con una frase che (s)qualifica più l’ANM dell’ex messia: “Che cosa dovremmo dire?”.

Per il partito comunista uno così è un fuoriclasse, il non plus ultra e si può capire, i metodi quelli sono, la filosofia di base quella è e pure la qualità professionale è in tono, in tinta. A noi, più allibiti che mai, resta una sola domanda: in che mani era, o è, la democrazia di cui l’informazione dovrebbe essere il primo caposaldo, la cerniera garantista, se nella televisione di Stato poteva contare su un centro di potere simile a una piovra dai tentacoli, politici, mediatici, giudiziari, dall’attitudine spregiudicata oltre ogni dire? Davvero un personaggio simile aveva serie possibilità di andare a comandare il Paese grazie ai magheggi di un pendaglio da forca per amico?

Non è una domanda peregrina se solo si pensa alla resistibile ascesa di uno come Conte, da nessuno votato, un politico di laboratorio spedito a palazzo Chigi col nulla osta del Colle. O a quella della Lella Schlein, capa del partito comunista dopo una vita in vacanza e una carriera da sardina. Sì, forse è davvero il caso di cominciare a guardare in faccia una realtà troppo a lungo rimossa, perché spaventosa, a porsi certi problemi dai risvolti possibilmente preoccupanti. E di convincerci che non stavano giocando o millantando per niente, che almeno questa volta l’abbiamo scampata bella, anche se non c’è niente da ridere. Proprio niente. Ma niente.

Max Del Papa, 16 agosto 2026

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