
Al quesito sulla cittadinanza, una buona parte di Milano ha convintamente detto “sì”… Ma solo dentro la ZTL. Insomma, tra una lezione di pilates in Porta Venezia e un apericena sul rooftop, il voto favorevole è stato quasi scontato. E in periferia, dove si sedimenta il paese reale? Una partecipazione meno marcata e una maggiore percentuale di “no”.
Si sa, nell’area C di Milano e delle altre grandi città italiane, l’inclusione un tanto al chilo va di moda. Nelle zone centrali il sì è un’autocelebrazione dell’essere chic: “per i diritti, l’accoglienza, il mondo senza confini, e intanto mi scusi, avete i nigiri al salmone vegano?”. Dopotutto quando la diversità la incontri solo tra i banconi delle gastronomie etniche, nel portiere filippino o nella colf che ti tiene i bambini mentre vai a una mostra su Banksy, è più facile pensare che la cittadinanza sia un’ulteriore armonizzazione al buon modello in cui vivi.
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Poi però vai a Corvetto, Barona o via Padova e scopri che la vita è sensibilmente meno romantica. Gli obiettivi, le relazioni sociali, il tessuto economico sono nettamente diversi rispetto al centro. La cittadinanza smette di essere un tema cruciale fra una story e l’altra, anzi: non rientra tra le fondamentali priorità dell’individuo. E la convivenza con chi non è italiano, con chi non condivide la tua socialità, con chi magari si ghettizza perché preferisce creare un microcosmo solo con la propria cultura è quotidiana, nello stesso spazio vitale, e così diventa anche spinosa.
L’illusione di questo referendum è proprio qui: parlare con supponenza, schifando le classi meno abbienti, senza sporcarsi le mani per spiegare l’utilità di un’inclusione costruttiva, finendo per tacciare di ignoranza chi la mattina si sveglia e pensa a lavorare. Il referendum ha quindi fotografato perfettamente come Milano sia spaccata. Da una parte la città-museo-vetrina che si emoziona coi discorsi sui diritti, dall’altra quella che si fa i conti in tasca e fatica a vedere nell’ennesimo slogan una soluzione vera. E forse, prima di distribuire cittadinanze, qualcuno dovrebbe ascoltare. Anche e soprattutto fuori dalla prima cerchia.
Alessandro Bonelli, 11 giugno 2025
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