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Il referendum che ha già vinto prima del voto

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Scrivo spesso che la Svizzera è l’unico Paese al mondo né liberista, né liberal, né libertario, ma semplicemente liberale (versione nature), per questo disprezzato sia dai cosiddetti liberali corrotti dall’ideologia (essere liberali è una filosofia di vita, non l’applicazione di formulette matematiche), sia dalle sinistre di ogni ordine e grado, che tendono a ridurlo al paese degli orologi a cucù e dei coltellini multiuso.

Perché lo è? Semplicemente grazie al suo modello di democrazia diretta (popolare) che prevede la possibilità di introdurre modifiche radicali, anche costituzionali, attraverso referendum, popolari appunto, ove occorre la maggioranza sia degli elettori sia dei Cantoni.

Questa volta i partiti politici non centrano, l’iniziativa referendaria denominata “Moneta intera” è dell’Associazione Modernizzazione Monetaria (MoMo) e del suo comitato scientifico, da noi diremmo la “società civile”, e si propone di cambiare il sistema monetario elvetico.

Ha superato tutti i passaggi delle norme relative al referendum, dalla raccolta delle firme alle decisioni della politica, il Parlamento, due mesi fa l’ha sonoramente bocciata, malgrado ciò il 10 giugno prossimo il popolo deciderà.

Referendum Moneta intera, di cosa si tratta

Di che si tratta? Da non economista provo a banalizzarlo:

La Banca centrale (BNS) ha, come ovvio, il monopolio dell’emissione di banconote e monete, ma nella realtà, in tutto il mondo, il sistema monetario funziona diversamente. Mi avvalgo della geniale spiegazione di Erica Lanzi: “Banconote e monete sono solo il 10% del circolante, il restante 90% è moneta elettronica, virtuale (“denaro scritturale”), creata dalle Banche commerciali (private) per finanziare cittadini, aziende, Istituzioni.

Per capire meglio facciamo il caso di un cittadino che deposita 100 franchi in Banca. Questa ne trattiene 10 e i restanti 90 vengono prestati a un secondo cliente, il quale li dà a un terzo che a sua volta li deposita in Banca. Il processo ricomincia, fino a quando dei 100 franchi “reali”, nel bilancio della Banca ne risultano contabilmente 1.000.

Per usare una metafora sarebbe come se la Banca centrale (BNS) producesse un distillato puro e le Banche commerciali lo annacquassero, prima di distribuirlo ai consumatori finali.”

Secondo i promotori è preoccupante il ruolo che questa moneta, non “reale” ma “scritturale” ha assunto, trasformando il denaro in semplici promesse di pagamento”. Io, essendo un fissato, leggo questo scontro come uno segmento della guerra (mortale) fra capitalismo classico e Ceo capitalism.

A favore

La tesi dei sostenitori (tra questi una persona che seguo e stimo, il professor Sergio Rossi, docente di macroeconomia ed economia monetaria all’Università di Friburgo) è che in questo modo la BNS sarà in grado di controllare, come da Statuto, l’intera massa monetaria in circolazione, evitando l’insorgere di crisi speculative, come quelle immobiliari.

La BNS potrebbe attuare efficacemente le sue politiche senza gonfiare a dismisura i bilanci, le Banche commerciali continuerebbero nel loro ruolo (statutario) di intermediazione finanziaria e di gestione patrimoniale, con l’unico vincolo che potrebbero prestare denaro solo a fronte di risparmi reali o di linee di credito della BNS. Certo il giochino del 2008 del “Too big, to fail” che tanti disastri e atti criminali ha prodotto non potrebbe ripetersi.

Contro

La tesi dei contrari è quella di un esperimento rischioso, visto che costoro danno della crisi 2008 una lettura consolatoria: “.. colpa della scarsa regolamentazione e della bassa capitalizzazione delle Banche e del cosiddetto “Shadow banking” (“sistema ombra”, io sostituirei a ombra, il più corretto mafia) che comunque non sarebbe in grado di risolvere.

Il referendum “Moneta intera” ha comunque, prima di essere votato, raggiunto un grande risultato:

1) Diradare le “ombre” nelle quali l’establishment ha pascolato arricchendosi.

2) Il mondo economico finanziario al potere (sempre gli stessi del 2008) è messo di fronte al fatto che l’attuale modello fattosi disordine dell’intero sistema finanziario occidentale è il maggior responsabile delle crisi passate, presenti e non si capisce perché non quelle del futuro.

Comunque vada il referendum sarà un successo per quelli che vogliono vivere sotto la luce del sole e non nell’ombra. 

Riccardo Ruggeri, 23 febbraio 2018