
C’è un qualcosa che disturba, in tutta la questione Report-Sangiuliano-Garante della privacy. Si ha cioè la sensazione che la sacrosanta e legittima solidarietà per Ranucci, che anche qui non ci stancheremo mai di ribadire, stia facendo perdere di vista un punto, che dovrebbe essere invece di peculiare importanza, per non lasciare una visione ipocrita e non oggettiva di tutta questa situazione: nella querelle con l’ex ministro della Cultura, nella pubblicazione della telefonata fra Sangiuliano e la moglie in cui lui confessava i suoi tradimenti, Report ha torto marcio e la multa del Garante della privacy è sacrosanta, quanto la già citata e ribadita solidarietà per Ranucci. Pubblicando quell’audio, Report ha infatti violato un paio di leggi e qualche articolo del codice deontologico. Su questo non ci deve essere alcun margine di dubbio.
Innanzitutto è bene precisare una cosa: quella intercettazione è fraudolenta, cioè non è stata autorizzata da alcun magistrato, ma è stata acquisita in maniera illegittima da un privato cittadino, la Boccia. Potremmo finire questa nostra riflessione già qui, già solo questo configura un reato previsto dal codice penale, punibile con la reclusione da un anno e mezzo a cinque anni. Ma c’è dell’altro. Perché diffondere intercettazioni acquisite in maniera illecita, viola anche un altro articolo del codice penale, che prevede una pena detentiva analoga. E questo unicamente sotto il profilo penale. Poi c’è tutto l’aspetto relativo alla privacy: non si possono pubblicare trascrizioni o audio relativi a conversazioni, all’interno dei quali non venga commesso, o vi sia l’evidenza, di alcun reato. Punto. Non ci sono mezze misure, è scritto nero su bianco.
Di più: pensate che la legge vorrebbe addirittura che, qualora si pubblichino documenti in cui ci sia l’evidenza di un qualche abuso, si rendano irriconoscibili i protagonisti della conversazione. È la stessa ratio per cui, in tv, si possono mandare in chiaro e senza problemi immagini di gente che cammina per strada, ma se in quelle stesse immagini dovesse esserci qualcuno che compia un reato, un abuso, un illecito, si dovrebbe renderlo irriconoscibile. E guardate che su questo non c’è dibattito, non c’è confronto: è così.
Nel caso specifico della vicenda Sangiuliano, peraltro, con una certa lettura si può anche pensare di rendere un “fatto pubblico” la circostanza che un ministro abbia un’amante, a maggior ragione se, come visto, questo incide sul suo operato. Ma il modo e la circostanza in cui il ministro confessi il tradimento alla moglie è e resta un fatto privato, in cui è assente il benché minimo interesse pubblico. Figurarsi quindi se lo si può pubblicare, figurarsi ancora se lo si può fare attraverso una registrazione acquisita in maniera illegale.
Poi Report può fare quel che vuole, indagare su ogni componente del Garante se lo ritiene opportuno, può lanciare dubbi sul corretto operato di chiunque, ne ha piena libertà e facoltà. Ma che quella multa da 150 mila euro abbia fondamenti più che validi, per non dire sacrosanti, è fuori discussione.
Guglielmo Mastroianni, 10 novembre 2025
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