Report, scontro sugli “smart glasses” di Meta. Il Garante: “Non sanno nulla o malafede”

L'Autority di nuovo nel mirino di Ranucci&co, stavolta per un presunto "danno erariale" per una multa alla società di Zuckerberg. Il Garante: "Priva di fondamento"

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ranucci

Il Garante per la Privacy ha chiesto a Report di non mandare in onda un’inchiesta riguardante gli smart glasses di Meta, anticipata sui social della trasmissione. L’Autorità si è espressa in una nota dichiarando l’inchiesta “priva di fondamento” e ha affermato che il programma potrebbe incorrere in azioni legali, qualora il servizio venisse trasmesso. Secondo il Garante, la puntata si basa su scarsa conoscenza della materia o, addirittura, su malafede.

La vicenda della multa iniziale

Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una presunta riduzione della multa inflitta a Meta per il primo modello di smart glasses. Secondo i documenti presentati da Report, inizialmente era stata proposta dagli uffici una sanzione di 44 milioni di euro per violazioni relative alla privacy degli utenti e delle persone riprese. Tale somma sarebbe stata successivamente ridotta prima a 17 milioni e poi, dopo un presunto incontro tra Agostino Ghiglia, membro del Garante della Privacy, e Angelo Mazzetti, responsabile delle relazioni istituzionali di Meta in Italia, a 12 milioni e mezzo di euro. L’entità della multa sarebbe quindi scesa dall’1% allo 0,28% del fatturato annuo di Meta.

Il confronto tra Ghiglia e Mazzetti

Un momento cruciale della vicenda sarebbe rappresentato dall’incontro, avvenuto il 16 ottobre 2024, tra Ghiglia e Mazzetti durante un evento promosso dalla Presidenza del Consiglio. Il giorno successivo a questo incontro, il Collegio del Garante avrebbe deliberato la riduzione della multa. Questa situazione ha spinto Ginevra Cerrina Feroni, vicepresidente dell’Autorità, a esprimere preoccupazione rispetto a un possibile danno erariale, sottolineando che somme ingenti, come i 44 milioni inizialmente stabiliti, rappresentano fondi che sarebbero dovuti entrare nelle casse dello Stato.

La replica del Garante

Rispondendo a tali accuse, il Garante ha dichiarato che la riduzione della multa non costituisce alcun rischio di danno erariale e che la decisione è stata il frutto di una discussione approfondita su un caso complesso mai affrontato prima in Europa. L’Autorità ha aggiunto che il collegio non era obbligato ad accettare le proposte sanzionatorie avanzate dai dipartimenti interni. Questo tipo di dialettica tra uffici e collegio viene definito dal Garante stesso come parte del normale processo decisionale dell’ente. Nessun rischio, neppure potenziale, di danno erariale è mai stato configurabile nel corso del procedimento – si legge nella nota -. Il Collegio ha, semplicemente, ritenuto, all’esito di un’articolata discussione di una fattispecie nuova e particolarmente complessa mai affrontata da nessuna altra Autorità di protezione dei dati personali in Europa, di non aderire a una mera proposta sanzionatoria proveniente dagli uffici responsabili dell’istruttoria, non condividendone i presupposti di fatto e diritto. La decisione è il risultato dell’ordinaria e naturale dialettica tra gli uffici dell’Autorità e il Collegio del Garante, una dialettica codificata nella disciplina vigente che, appunto, assegna ai primi il compito di condurre l’istruttoria e formulare una proposta di decisione e, al secondo, quello di assumere, sulla base degli atti dell’istruttoria medesima e delle regole del diritto la decisione finale. La non corrispondenza tra proposta e decisione finale è, pertanto, fisiologica e insuscettibile anche in astratto di configurare qualsiasi ipotesi di danno erariale ogni qualvolta il Collegio ritenga di discostarsi da una più severa proposta sanzionatoria degli uffici”.

Le dichiarazioni di Sigfrido Ranucci

Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, ha difeso la trasmissione definendo l’intervento del Garante un “ennesimo tentativo di bloccare la messa in onda” di un’inchiesta del programma Rai. Ha anche sottolineato che l’ipotesi del danno erariale non sarebbe stata formulata dalla redazione del programma, bensì dalla vicepresidente del Garante, Ginevra Cerrina Feroni, nei verbali interni citati nel servizio.

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