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Repubblica è in rivolta: maxi sciopero contro Elkann

Come rivelato da Nicolaporro.it tempo fa, la trattativa per la vendita è in stato avanzato. E i cronisti incrociano le braccia

Elkann repubblica © Billion Images tramite Canva.com
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Non c’è pace per il gruppo Gedi. Dopo lo sciopero delle scorse settimane, dopo l’assalto alla Stampa e la sollevazione dei cronisti torinesi spaventati per il loro futuro, oggi è il giorno di Repubblica. I giornalisti del quotidiano fondato da Scalfari hanno incrociato le braccia di fronte alla volontà di Exor, controllato dalla famiglia Elkann, di mettere in vendita l’intero gruppo editoriale. Ad essere interessato è Antenna, un gruppo greco guidato da Theodore Kyriakou, che però non ha intenzione di prendersi La Stampa. Che potrebbe essere venduta a parte. Un particolare che Nicolaporro.it aveva già rivelato in tempi non sospetti.

“L’assemblea delle giornaliste e giornalisti di Repubblica, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori degli altri settori, ha preso atto con profondo sconcerto dell’annuncio della proprietà della svendita di quel che resta del nostro gruppo editoriale, che in questi anni è stato smantellato pezzo dopo pezzo dall’attuale editore, John Elkann – si legge nel comunicato pubblicato stamattina sul sito, che non sarà aggiornato fino a domani -. L’assemblea ha decretato lo stato di agitazione permanente con la sospensione immediata della partecipazione a tutte le iniziative editoriali speciali e ha consegnato al comitato di redazione e alla RSU un primo pacchetto di cinque giorni di sciopero: per venerdì 12 abbiamo indetto il primo. Il giornale non sarà in edicola sabato 13 dicembre e il sito non sarà aggiornato dalle 7 di venerdì fino alle 7 di sabato”.

Nei giorno scorso un delegato di Gedi aveva informato i comitati di redazione delle trattative in corso per smentire che, oltre ad Antenna Group, ci fosse un dialogo in corso anche con Leonardo Maria Del Vecchio. Ufficializzata l’intenzione di Exor di vendere, i giornalisti si dicono “pronti a una stagione di lotta dura a tutela del perimetro delle lavoratrici e dei lavoratori e dell’identità del nostro giornale a fronte della cessione ad un gruppo straniero, senza alcuna esperienza nel già difficile panorama editoriale italiano e il cui progetto industriale è al momento sconosciuto. Per questo riteniamo intanto indispensabile che i vertici di Gedi mettano immediatamente sul tavolo delle trattative con l’acquirente garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e sulla salvaguardia dell’identità politico-culturale di un giornale come Repubblica, che costituisce dalla sua fondazione, 50 anni fa, un pezzo della storia e della politica nazionale”.

I cronisti si impegnano inoltre “a combattere con ogni strumento a nostra disposizione per la difesa di queste garanzie democratiche fondamentali per l’intero Paese. In ballo non c’è un semplice marchio, ma la sopravvivenza stessa di un pensiero critico. Per questo faremo appello a tutte le forze sociali, politiche, sindacali e istituzionali oltre che alla comunità dei lettori per avere il loro sostegno nella battaglia che ci attende”.

Ieri il governo, tramite Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini, ha convocato i vertici di Gedi e i comitati di redazione di Repubblica Stampa per affrontare la questione.

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