La Ripartenza

Esclusiva

“Ricicliamo le batterie con le bucce d’arancia. Ma la burocrazia ci ostacola”

Raffaele Nacchiero, ceo di AraBat, e l'idea geniale per estrarre le "terre rare" dagli smartphone o dalle autovetture elettriche. Ma...

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L’Italia non è un Paese per giovani innovatori. E nemmeno per startup. Troppa burocrazia, scarsa cultura d’impresa e un sistema che talvolta sembra fatto apposta per scoraggiare chi ha idee geniali. Alla Ripartenza 2025 di Bari, Raffaele Nacchiero — ceo di AraBat, startup made in Puglia — ha raccontato cosa significa fare impresa destreggiandosi tra mille lacciuoli.

Fare impresa al sud è più complesso, ma io direi che fare una startup innovativa in Italia è difficile un po’ dappertutto. Bisogna armarsi di persistenza, di visione, e non mollare, soprattutto puntare al proprio sogno. Nel nostro caso, il sogno arancione nel solco dell’economia circolare della transizione elettrica e delle biomasse”, ha spiegato l’imprenditore, che ha illustrato poi l’idea rivoluzionaria di Arabat. Un sogno, quello “arancione”, che è anche un’idea geniale, interamente made in Italy. AraBat nasce infatti in Puglia, da un gruppo di under 30, e ha messo a punto una tecnologia innovativa per il riciclo sostenibile delle batterie al litio, utilizzando scarti vegetali e biomasse.

“La nostra startup innovativa pugliese ha inventato una nuova tecnologia per riciclare le batterie al litio attraverso un trattamento chimico che sfrutta le biomasse come la buccia d’arancia, le alghe marine o altri vegetali, per estrarre materie prime come litio, nichel, cobalto, manganese, grafite da queste batterie a fine vita, provenienti da smartphone e autovetture elettriche. Ciò avviene con un processo del tutto sostenibile, efficiente e ovviamente circolare”, ha illustrato Nacchiero.

Eppure, come spesso accade, chi innova deve prima combattere con degli ostacoli. “In Italia ci sono diversi problemi. Anzitutto l’eccessiva burocratizzazione degli investimenti, le procedure di controllo per investire che sono molto lunghe e complesse e poi c’è purtroppo una scarsa cultura dell’innovazione che riguarda sia le PMI sia le istituzioni”, ha denunciato il giovane imprenditore. Pertanto – ha concluso – “bisogna agire in modo corale, creando un ecosistema che supporti i giovani co-fondatori appena usciti dall’università, e anzi pure durante l’università, per sviluppare già da quel periodo le proprie idee innovative. Il rischio, sennò, è di andare ad accelerare ulteriormente la fuga dei cervelli”.

Marco Leardi, 25 luglio 2025

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