Riecco le Ong: ora dichiarano guerra anche al Conte bis

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Chi non affonda si rivede, cara Sea Watch. Quasi un anno dopo, rieccoti a fare da traghettatrice di uomini dalla Libia all’Italia. Non c’è più Carola, però, caduta nel dimenticatoio dopo la bisogna, come una sardina qualsiasi, ed è l’ora di Giorgia Linardi. Che per la verità c’era anche lo scorso anno, in quanto portavoce della nave, ma che oggi ne è il volto mediatico e politico a tutti gli effetti. Rispetto alla pseudo capitana germanica il salto di qualità è evidente: tra tutti, la cittadinanza italiana (benché con studi universitari in Svizzera), il che ci libera dalla sgradevole sensazione di essere invasi da una tedesca – nel 1943 non era finita bene per nessuno.  Almeno sulle vicende nostrane non mette bocca una straniera.

Ma non vogliamo parlare della dottoressa Linardi per come è, altrimenti scatterebbe l’accusa di body sharing anche se le facessimo complimenti. Tratteremo di lei per quel che dice. E perché l’effetto film splatter è assicurato. Rispetto alla teutonica, il fare dolce della dottoressa Linardi era costruito per il nuovo governo, Conte II, privo del malvagio Salvini. Un esecutivo, credevano le Ong, che sarebbe stato amico come non lo fu neppure quello Gentiloni, con il semi cattivo Minniti, per la dottoressa Linardi una specie di Salvini senza capelli.

Il Conte II aveva infatti alla guida del ministero dell’interno Luciana Lamorgese capo di gabinetto di Angie Alfano, quello che con Letta e con Renzi aveva riempito l’Italia di clandestini. Una garanzia. E non avevano tutti i torti, gli immigrazionisti, a fidarsi di Luciana. Il Conte II è decisamente più prono alle ragioni dei mercanti di schiavi che i due precedenti. Già prima della pandemia gli sbarchi erano aumentati. Poi, i porti sono stati in teoria chiusi per il Covid, ma le navi di clandestini hanno continuato a sbarcare, mentre si è riaperto il fronte giuliano, che è un colabrodo. Non pago, l’esecutivo ha varato una sanatoria, in origine maxi, ma che, pur ridimensionata, ha dato la stura a tutto il Maghreb a partire verso l’Italia finalmente accogliente. I servizi ci informano che ventimila immigrati sono pronti a entrare, e oggi Il Tempo fornisce le cifre, crude come ogni numero: al 9 giugno del 2019 erano sbarcati 1878 persone, oggi sono 5461.

Eppure la dottoressa Linardi e Sea Watch non sono paghi. Da qui il film splatter: immigrazionisti vs immigrazionisti, la dottoressa Linardi e lo spirito della pluridottoressa Rackete contro Luciana e Giuseppi. «Non c’è discontinuità» con Salvini, stima la nostra, intervistata naturalmente da Repubblica, l’Italia non è ancora un «paese civile». Come Minniti, Luciana continua a fare accordi con i torturatori libici, tanto che si potrebbe accusare il governo  addirittura di «crimini umanitari». Peggio ancora, come se fosse un’estremista di destra qualsiasi, la dottoressa Linardi spiega che il Covid è un pretesto, «per ostacolare l’azione dell’Ong». Negazionista anche lei?

Ma cosa vuole la dottoressa Linardi visto che, come abbiamo visto, Giuseppi e Luciana si sono aperti in un modo che, nota giustamente la capogruppo al Senato di Forza Italia, Bernini «ricorda i governi Letta e Renzi»? La portavoce vuole il «passaporto europeo» per tutti, si dico proprio tutti coloro che mettono piede su una nave in Libia, o in qualsiasi altro posto, perché «i loro diritti umani sono abusati». Peccato che il passaporto europeo non esista, e quindi, passasse la folla richiesta linardiana, sarebbe semmai quello italiano. Non poteva la dottoressa, alla fine dell’intervista, mancare di inginocchiarsi anche lei, metaforicamente, di fronte al pregiudicat… eh martire della libertà, George Floyd.

Si sorride ma la prospettiva non è tranquillizzante, stretto tra la pressione del realismo e dei sondaggi pro Salvini e Meloni, e l’altrettanta decisa minaccia del potente circo immigrazionista, il ventre molle della maggioranza, cioè quello più sensibile per interesse materiale, Pd e Iv, difficilmente saprà resistere alle sirene della dottoressa Linardi.

Perché, come dicono a sinistra, «non bisogna sprecare l’occasione del Coronavirus». Per fare cosa? Per imprimere una bella accelerata alla politica dell’invasione. Solo che nel 2015-2018 gli italiani hanno protestato unicamente nelle urne. Oggi, dopo la pandemia e con la crisi economica devastante che si annuncia, hanno però già cominciato a bruciare i barconi. Ma presto potrebbero passare ai forconi.

Marco Gervasoni, 9 giugno 2020

 

 

 

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