Cronaca

“Rinchiusa col lucchetto e senza cibo. Poi gli africani mi hanno stuprata a turno”

Il racconto choc della donna di 32 anni segregata e violentata nel covo degli immigrati a Roma: "Per tre giorni non mi hanno fanno mangiare"

stupro a roma
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“Mi hanno chiusa dentro a una baracca con il lucchetto e mi hanno detto: ‘Se scappi ti ammazzo’. Quando sono riuscita a fuggire ho sentito il rumore di qualcuno che armava una pistola”. È il racconto choc, riportato da Repubblica, della donna colombiana di 32 anni che avrebbe subito per tre giorni violenze sessuali di gruppo all’interno di uno stabile abbandonato in via Cesare Tallone, nella periferia est di Roma.

Per la vicenda la Polizia di Stato ha sottoposto a fermo cinque uomini, gravemente indiziati di violenza sessuale di gruppo aggravata dall’aver approfittato delle condizioni di minorata difesa della vittima. Nel corso del blitz all’interno dello stabile, inoltre, sono stati identificati 22 cittadini extracomunitari irregolari: per undici di loro è stato disposto il trasferimento nei CPR di Ponte Galeria, Palazzo San Gervasio e Bari in vista dell’espulsione.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile e coordinato dalla Procura di Roma, la donna sarebbe arrivata nella Capitale da pochi giorni quando, la sera del 19 maggio, avrebbe incontrato all’esterno di un ristorante un uomo al quale aveva chiesto di poter acquistare hashish. Quell’incontro si sarebbe trasformato in un incubo.

Mi hanno caricata con la forza su un furgone a bordo del quale c’erano diversi sconosciuti e mi hanno portata in un palazzo grande, isolato”, avrebbe raccontato la vittima agli investigatori. Lo stabile di via Tallone, secondo quanto emerso, sarebbe un punto di ritrovo frequentato da tossicodipendenti e spacciatori, descritto come una sorta di “supermercato del crack” ai margini della città.

“Appena sono arrivata lì, mi hanno portata in una stanza dentro la quale c’erano due uomini africani diversi da quelli che avevo incontrato prima – avrebbe dichiarato – mi hanno minacciata e costretta a spogliarmi, uno di loro mi ha strappato i vestiti e mi ha violentata”. Poi, sempre secondo il suo racconto, sarebbero iniziate altre aggressioni da parte di più persone che si sarebbero alternate nel corso delle ore.

“Nessuno mi ha aiutata, neppure una donna che mi ha vista in quelle condizioni – avrebbe riferito ancora – Non ho mai voluto mangiare nulla. In tre giorni mi hanno offerto solo tre sigarette e quando ho chiesto di poter andare via mi hanno minacciata di morte”.

La donna avrebbe raccontato anche di essere stata spostata più volte all’interno dello stabile. “Mi ha portata lì un uomo africano, molto alto – ricostruisce – dentro la stanza c’erano dei ragazzi che si drogavano. Ho chiesto di poter dormire e mi hanno spostata ancora in un’altra stanza: dentro c’era un ragazzo, gli ho chiesto di poter andare via, mi ha detto che se fossi scappata mi avrebbe ucciso e mi ha offerto della droga: ‘Così stai meglio’”.

Secondo gli investigatori, la vittima sarebbe stata trattenuta in una stanza chiusa dall’esterno con un lucchetto. “Ho dormito qualche ora – avrebbe detto – quando mi sono risvegliata sono entrati altri due ragazzi africani e mi hanno violentata a turno. Non avevo più neanche i miei vestiti, poi è entrata una ragazza bionda, mi ha passato un paio di jeans e un reggiseno”.

La fuga sarebbe avvenuta soltanto dopo tre giorni di segregazione. “In un attimo ho corso fino a un balcone e mi sono lanciata di sotto – ha raccontato – mentre scappavo ho sentito qualcuno che stava armando una pistola. Sono corsa nel piazzale e sono riuscita a scavalcare il muro di cinta. Mentre scappavo me la sono fatta sotto per la paura”.

Seminuda e in evidente stato di choc, la donna avrebbe poi raggiunto la strada chiedendo aiuto a un passante che ha chiamato il Numero unico di emergenza 112. Trasportata al Policlinico Casilino, è stata sottoposta ad accertamenti medici che avrebbero documentato segni compatibili con le violenze denunciate e uno stato di alterazione riconducibile all’assunzione di sostanze stupefacenti.

Gli investigatori stanno ora approfondendo ulteriori aspetti della vicenda, compresi quelli relativi alla privazione della libertà personale e alla sottrazione del telefono e dei documenti della donna.

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