Caffè avvelenato

Risveglio ghiacciato

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Qui al bar sentiamo voci di tumulti, landineschi, cigiellini tumulti provenire dalla strada: “Giù le mani dalla Groenlandia!”. Latrati c’investono, e siamo perplessi: la sinistra italiana è antisemita forte, ma pare l’ebreo errante: da Gaza a Sesto San Giovanni (Hannoun) al Venezuela alla “terra verde” (ma non doveva sciogliersi sotto il peso del riscaldamento globale, a proposito?), è un attimo: essere o non essere filodittatori comunisti? Il compagno all’italiana non ha dubbi di sorta.

Sarà che la Groenlandia è la terra di Erik il Rosso… E ai maduri e puri andava benissimo fino a che la landa del dubbioso principe era infestata, sopra e sotto il mare, di natanti&ordigni cinesi, russi: poi è arrivato il dittator carota, e allora non va più bene; e allora o Groenlandia o morte. La sinistra riparta da Elsinore. Perché, sapete, i “dittatori” mica sono tutti uguali.

Allora qui al bar cerchiamo di vederla un po’ in prospettiva, o, se preferite, in controluce: che sta facendo il bellicoso, chi lo nega?, inquilino della Casa Bianca? Sta via via facendo piazza pulita di autocrati canaglia di Stati canaglia, il che ai landinisti, gli anpisti, quelli del fronte del No al referendum (pare pazzesco, ma sono collegati), induce peggio dell’orticaria: se va in porto, rappresenta la piazza pulita definitiva di una certa idea di marxismo vieppiù saldato con l’Islam di conquista, senza contare che più d’uno resta completamente privo di sovvenzioni; perché non facciamo le verginelle, lo sappiamo tutti che pure qua c’è chi sul sostegno disinteressato ai peggiori bar di Caracas, e non solo, ci campa.

Da fancazzista, ma ci campa e pure alla grande. Ma che ha fatto Trump? Piaccia o non piaccia, ha suonato la sveglia all’Europa degli sveglioni, dei cacadubbi, degli armiamoci e partite: adesso la UE degli sprechi e delle astrusità, delle ruberie e delle vanità (solo quella Lagarde, che si ciuccia 2mila euro al giorno per sbagliare regolarmente politica economica!) scopre che, volere volare, deve darsi una mossa; scopre che il suo traccheggiare a colpi di niente, di burocrazia canaglia, di ambientalismi deliranti, di scelte industriali demenziali, la perde, la affonda.

E, siccome l’Europa costituzionalmente non sa che fare, se non vessare i suoi 450 milioni di sventurati cittadini la sinistra che la predica e la esalta a botte di Saviano&Benigni, di prediche mattarellesche e di spirito di Ventotene, che nessuno ha mai capito cosa sia, si agita. Meglio lo status quo, anche se era fatto di diversamente democratici. O forse proprio per quello. “Giù le mani dalla Groenlandia, yankee go home!”.

Certamente lo spettacolo di un capo formalmente democratico che, quasi sfottente, anzi senza quasi, dice “entro dove voglio, mi piglio ciò che voglio” – e sta parlando di Nazioni, di Stati, non induce prospettive incoraggianti; qui al bar, anche se siamo un po’ storditi dall’urlacchiare di centri sociali e simili, ci par di capire che la vera spirale di questo mondo non è chi si piglia cosa, ma che tutti, eletti o meno, democratici o meno, canaglie o meno, e tutte almeno un po’ lo sono, pretendono di fare quello che vogliono, non danno retta a nessuno, non si fermano davanti a niente e se si fermano è solo nell’ottica delle minacce reciproche.

I Paesi, come i singoli individui, serenamente di conquista, carne da esperimento, plebe da orientare con la tecnologia del consenso e del controllo. Ci par di capire che questo mondo è una biglia scagliata di rinterzo nell’universo, ma senza capire verso quale buca. Non è questione di un dittatore, di chi lo è di più, ma del fatto il vero spirito che pare animare tutti è l’irresponsabilità generale in direzione dell’autoestinzione. Ma “giù le mani dalla Groenlandia”, che finché resta terra verde, ma rossa, tipo AVS, va bene così. Mah. Viene in mente quello stralunato capolavoro di Carmelo Bene, “Un Amleto di meno”. Il Regno di Danimarca viene invaso, chi è il primo Fortebraccio a sedersi sul trono con la corona di re?

Il Barista, 7 gennaio 2026

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