Qualche giorno fa, al congresso dei Giovani Democratici, la neo-segretaria Virginia Libero citava a causa di un lapsus il partito comunista, salvo poi correggersi immediatamente e menzionare il partito democratico. Si sa: i giovani sono più polarizzati, impulsivi. In un momento di concitazione e di emozione può balenare sulla lingua di un militante di sinistra il partito comunista; l’importante è correggersi subito, esattamente come ha fatto la nuova capogruppo della cantera del Pd.
Difatti, se è di fondamentale importanza che i giovani a destra si distanzino dal fascismo, è altrettanto necessario che i nuovi riformisti non guardino più al comunismo come un mito da cui discendono, ma come un’ideologia liberticida e ormai inconciliabile con il mondo moderno. Giusto?
No. Per tanti, purtroppo, no. La dimostrazione lampante del fatto che a sinistra anche le nuove leve mistificano il comunismo la si può ottenere proprio dall’ultimo congresso dei giovani democratici. Perché (tralasciando la foto con i pugni chiusi al cielo, che è già tutto un dire) per ogni Virginia Libero che quantomeno ha la decenza di non citare direttamente il comunismo, ci sono tantissimi altri giovani esponenti del movimento che lo esaltano nei loro discorsi, che si vantano di questa radice, che addirittura la rivendicano e la propongono come linea da seguire per il futuro.
Uno su tutti, Jacopo Augenti: segretario dei Giovani Democratici Roma, durante il congresso si lancia in un discorso tragicomico nel quale elogia la radice comunista del Partito Democratico ed è talmente fiero della sua rivendicazione che posta anche il video del suo intervento su Instagram, scrivendo “Veniamo da molto lontano e andiamo molto lontano”. Vengono da molto lontano. Dall’URSS?
Qui qualche stralcio del suo intervento: “Bisogna tenere vivo il fuoco della rivoluzione che ha acceso un secolo”, “Dobbiamo essere leali alla storia del comunismo italiano che ci ha liberato dal fascismo e dal nazismo” e ancora “Dobbiamo rivendicare un comunismo democratico”.
Da dove iniziare? C’è sinceramente da mettersi le mani nei capelli, per la quantità incalcolabile di inesattezze e di qualunquismo fazioso presenti nelle frasi sopra riportate. Il “fuoco della rivoluzione che ha acceso un secolo”, è un fuoco che ha provocato anche morte e devastazione. È fattuale.
Il comunismo italiano ha sì contribuito a liberarci dal fascismo e dal nazismo, ma non lo ha fatto da solo: tra i partigiani c’erano monarchici, esponenti di destra, liberali. Dire che la resistenza è stata fatta solo da comunisti è un’inesattezza storica ripugnante e vergognosa. In aggiunta, nel disegno dei comunisti italiani non c’era solo la liberazione dell’Italia fine a se stessa: c’era la liaison con un male altrettanto grave, l’asse sovietico.
Caro Jacopo, perché ad esempio, nel parlare di rivoluzione, non hai ricordato anche le parole di uno dei membri del tuo Pantheon, Palmiro Togliatti, che diceva agli istriani poi infoibati di “accogliere i partigiani di Tito come liberatori”? Questa parte della storia non è comoda e quindi non la ricordiamo?
Su “comunismo democratico”, parafrasando Jep Gambardella, crollerebbe qualsiasi gentiluomo. Il comunismo non può per sua natura essere democratico. Un appiattimento della società, dei suoi desideri, delle sue diversità non può non essere un atto liberticida. Il comunismo propugna l’uguaglianza, non l’equità. Questa, caro Jacopo, è la più grande verità che oggi la sinistra socialista nasconde. Non può esistere desiderio di libertà ove vige il rimpianto del comunismo.
In sintesi, il congresso dei giovani democratici è stata l’ennesima dimostrazione che questi giovani di democratico hanno ben poco e che la sinistra, a differenza di altri, non ha ancora fatto i conti con la Storia. Una tristezza infinita.
Alessandro Bonelli, 19 novembre 2025
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