Roba da regime: Meloni esclusa dalla Rai

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Si dice che Draghi volesse aiutare Giorgia Meloni sulla Rai. E ci crediamo. Sarebbe infatti il primo premier che in quarant’anni “possiede” una Rai totalmente controllata solo da partiti di maggioranza. Non proprio un record di cui andare fieri.

Un po’ di storia. Fino alla metà degli anni Settanta la Rai era in mano esclusivamente ai partiti di governo. Era una Rai splendida e a suo modo pluralista, perché la Dc era composta da gente molto intelligente e soprattutto da democratici veri. E proprio perché lo erano a un certo punto capirono che nel consiglio di amministrazione dovevano avere voce tutti i partiti, a cominciare dal Pci. Dalla metà degli anni Settanta quindi, pur nelle diverse fasi e riforme, la opposizione ha avuto una voce nel consiglio di amministrazione e poi, nella seconda repubblica, per convenzione, la presidenza (che aveva contato sempre meno della direzione ma non pochissimo comunque)

Se invece saranno confermati gli attuali assetti, l’unico partito di opposizione non avrà alcuna voce. È qualcosa di piuttosto grave, e che dovrebbero preoccupare i liberali, se in Italia ce ne fossero di veri (in questa sede sì, ma ci siamo capiti). Perché o si dice che non dovrebbe esistere alcuna tv pubblica (ma la Rai è molto di più, è la prima azienda culturale del paese) oppure se è pubblica la politica inevitabilmente la controlla. Ed è giusto che lo faccia, perché i partiti sono i rappresentanti dei cittadini, che mettono i loro soldi per finanziare la Rai. Contrariamente alla vulgata dei partiti fuori dalla Rai, fatta propria spesso dai politici che la occupano militarmente, finché essa resta pubblica è bene che ci siano. Ma ci devono essere tutti, non solo quelli governativi. Perché allora non si tratta più di pubblico, ma di media di regime

Tanto più che il covid ha dimostrato che i discorsi dei massmediologi sulla fine della tv erano tutte fanfaluche: il piccolo schermo è stato fondamentale per la covid propaganda, assai più dei giornali e dei social. Perché la tv raggiunge tutte le fasce sociali e ha un impatto convincitivo assai superiore anche ai cosiddetti nuovi media

Per questo i partiti hanno bisogno di controllarla e per questo chi ne è escluso è fortemente penalizzato. La denuncia di Giorgia Meloni quindi è corretta sia in punta di principio che in quella di fatto: con la sua estromissione, Fratelli d’Italia ha subito un grave danno politico, non è questione di poltrone o di strapuntini (di cui sono ghiotti quelli che l’accusano di strepitare per questo).

Questo accadimento si colloca in una cornice non rassicurante. Già è decisamente anomala, secondo la democrazia liberale vera e propria (che forse è finita per sempre) la formula del governo di quasi tutti, che nessun paese occidentale, pur di fronte al covid, ha adottato (quello recente israeliano ha contro di sé una opposizione corposa). Tale governo in più, ha esautorato sui temi rilevanti i partiti: le decisioni importanti sono prese da Draghi e dal suo circolo ristretto. Il parlamento viene interpellato a cose fatte. In più, l’esecutivo si appresta a varare (per decreto) un passaporto vaccinale, qualcosa di molto inquietante sotto vari punti di vista.

E la tv pubblica, tanto per ritornare al nostro tema, lo sta propagandando da mane a sera, relegando a no vax, quindi ad appestati, tutti coloro che si permettono di non gettare il cervello all’ammasso del nuovo Dio green pass. Che Giorgia Meloni osteggia: ma la sua voce e quella dei milioni di italiani che la pensano come lei, non avrà ora più peso nella tv pagata da tutti, anche dagli elettori e dai simpatizzanti di Giorgia. Non siamo tranquilli.

Marco Gervasoni, 19 luglio 2021

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