Rogoredo, per l’agente Cinturrino l’accusa ora è di omicidio premeditato

Un caso che scuote Milano: dalle legittima difesa all'ipotesi di un sistema criminale

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L’inchiesta sulla morte del pusher Abderrahim Mansouri ha preso una svolta decisiva. Il fatto è avvenuto il 26 gennaio nel bosco di Rogoredo, una zona tristemente nota a Milano per lo spaccio. Inizialmente si parlava di legittima difesa, ma ora i magistrati hanno cambiato completamente prospettiva. L’assistente capo Carmelo Cinturrino, il poliziotto che ha sparato, è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione. La Procura di Milano sta indagando su quello che sembra essere un vero e proprio sistema di violenze e illeciti gestito da chi avrebbe dovuto combattere il crimine. Leggendo scoprirai cosa è successo realmente quella sera e quali sono le pesantissime accuse che ora gravano su diversi agenti di polizia.

Oltre 30 capi d’imputazione per un solo agente

Il quadro che emerge dagli atti dell’inchiesta è molto grave. A Carmelo Cinturrino, 41enne in servizio al commissariato Mecenate, vengono contestati oltre trenta reati diversi. Non solo omicidio. La lista include sequestro di persona, detenzione e spaccio di droga, estorsione, concussione, percosse, arresto illegale, calunnia, falso, depistaggio e rapina. In totale, tra tutti gli indagati, i capi d’imputazione arrivano a quarantatré. Un elemento chiave dell’accusa riguarda la pistola trovata accanto al corpo di Mansouri. Secondo i magistrati, si tratterebbe di una pistola finta caricata a salve, messa lì dopo l’uccisione per far credere che la vittima avesse reagito armata. Questo dettaglio farebbe crollare la versione della legittima difesa.

Le minacce a Mansouri e le violenze raccapriccianti

Dalle carte della Procura spuntano frasi e episodi che descrivono un clima di terrore. I testimoni, per lo più pusher e tossicodipendenti della zona, riportano le minacce che Cinturrino avrebbe rivolto a Mansouri, soprannominato Zack. “O ti arresto o ti ammazzo”, “Dì a Zack che se lo becco io lo uccido“, “Mi raccomando, ricorda a Zack che se lo prendo lo ammazzo”. Ma non ci sono solo parole. In un episodio, Cinturrino insieme ad altri due agenti avrebbe denudato e scaraventato a terra un tossicodipendente disabile. Lo avrebbero colpito “con un martello sullo sterno e sui fianchi” e con “il collo di una bottiglia di birra” per rubargli droga e denaro che custodiva per Mansouri. In un altro caso, un piccolo spacciatore sarebbe stato trascinato nel bosco, denudato e picchiato per farsi rivelare i nascondigli della merce.

L’inchiesta si allarga: altri due agenti indagati

Martedì 16 marzo la Procura ha notificato una richiesta di incidente probatorio, un passo formale per fissare le testimonianze prima di un eventuale processo. Con questa mossa, l’inchiesta si è allargata. Sono stati iscritti nel registro degli indagati altri due poliziotti del commissariato Mecenate. Una agente è indagata per falso. Il fatto risale al maggio 2024, per un arresto ai danni di un cittadino tunisino poi assolto. Nel verbale il giudice aveva notato “incongruenze”, come l’indicazione del possesso di 2,2 grammi di droga. Con queste nuove posizioni, il totale degli indagati sale a sette persone. Tra loro ci sono anche i quattro colleghi già accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso per aver coperto Cinturrino nelle prime settimane.

Botte in commissariato e richieste di denaro

Le accuse descrivono un modus operandi violento e sistematico. C’è un’imputazione per sequestro di persona. Cinturrino e un collega avrebbero chiuso “in una stanza” del commissariato e picchiato un 29enne marocchino l’8 dicembre 2025. Lo stesso ragazzo era stato arrestato illegalmente dai due il 3 aprile 2025. In quell’occasione gli avrebbero anche sottratto 50 euro. Tra le contestazioni figurano anche concussioni, cioè richieste di denaro. Ai pusher venivano chiesti soldi, in un caso anche 800 euro il 22 gennaio, solo quattro giorni prima dell’omicidio. Ci sarebbe persino il reato di cessione di eroina a tossicodipendenti. La Polizia Scientifica sta ora esaminando un martello e una mazza di legno trovati nell’auto di servizio di Cinturrino, alla ricerca di tracce di DNA.

La difesa nega tutto, il Riesame decide sul carcere

Carmelo Cinturrino ha sempre respinto ogni accusa, definendole “infamanti”. I suoi avvocati, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, parlano di una “tragedia” e di una legittima difesa mal interpretata. La difesa ha chiesto che l’agente, attualmente in carcere, venga messo agli arresti domiciliari. Martedì 17 marzo il Tribunale del Riesame di Milano doveva discutere proprio questa richiesta. L’udienza era inizialmente fissata per il 9 marzo ed è stata poi spostata. L’esito di questa decisione è atteso a breve. Intanto, il dirigente del commissariato Mecenate, Osvaldo Rocchi, è stato trasferito a partire dal 4 marzo. La Questura di Milano sta nominando il suo successore.

Cosa chiede la Procura: “cristallizzare” le prove

L’obiettivo della richiesta di incidente probatorio è sentire almeno otto testimoni. La Procura vuole convocare pusher e tossicodipendenti che frequentano l’area di Rogoredo per “cristallizzare” i loro racconti. Questo significa registrare le loro dichiarazioni in modo che diventino prova utilizzabile in un futuro processo. Nella richiesta si fa riferimento a persone che sarebbero state derubate di soldi e droga, colpite con mazzate e persino mandate in ospedale. Lo scopo era costringerle a rivelare i luoghi di “imbosco”, i nascondigli della merce. L’inchiesta, coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola, sta passando al setaccio l’intera zona, da via Mecenate a piazza Corvetto fino a Calvairate.

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