
In un evento senza precedenti nella storia politica della Romania, la Corte Costituzionale ha preso la decisione radicale di annullare le elezioni presidenziali dello scorso 24 novembre a causa di serie preoccupazioni riguardo le interferenze straniere che avrebbero compromesso l’integrità del procedimento elettorale. La decisione arriva dopo che il presidente Klaus Iohannis aveva declassificato rapporti di intelligenze riguardo a possibili attività della Russia su Tik Tok e Telegram per promuovere Calin Georgescu, vincitore del primo turno e vicino alle posizioni di Mosca.
Le elezioni premiano il filo-russo
Durante il primo turno delle elezioni presidenziali, Calin Georgescu, un candidato di orientamento nazionalista e filo-russo, ha sorpreso molti emergendo come vincitore, avendo proposto di terminare il supporto della Romania all’Ucraina contro l’invasione russa. La sua inaspettata affermazione ha generato dubbi e interrogativi, che hanno culminato nella decisione della Corte di invalidare le elezioni dopo aver rilevato ciò che è stato definito come un “aggressivo attacco ibrido russo” durante il periodo elettorale.
La Corte annulla le presidenziali
Come conseguenza, è stato stabilito che il processo elettorale per il presidente della Romania debba essere ripetuto, con l’incarico al governo di stabilire nuove date e un calendario aggiornato per le elezioni. Nonostante l’annullamento delle elezioni presidenziali, e qui sta tutta la stranezza di questa decisione della Corte, l’integrità delle votazioni parlamentari non è stata messa in discussione, dunque sorgono alcune domande: come è possibile che un processo elettorale sia “sano” per le parlamentari e viziato da ingerenze russe per quelle presidenziali? Ieri sera i giudici avevano affermato che non avrebbero discusso le informazioni arrivate dagli 007, ma poi stamattina si sono riuniti a sorpresa. Solo lunedì infatti l’ufficio della Corte aveva rigettato una richiesta di annullamento del voto a seguito del ricorso presentato dal candidato alla presidenza Cristian Terhes, convinto che alcuni voti sarebbero finiti illecitamente alla Lasconi. Poi però oggi la sorpresa: va tutto rifatto.
Le reazioni politiche alla decisione della Corte sono state miste. Il Primo Ministro Marcel Ciolacu ha considerato l’annullamento come “l’unica decisione logica” di fronte alle “prove” di interferenze esterne. D’altro canto, Elena Lasconi, candidata centrista e filo-Ue, quella che avrebbe dovuto sfidare Georgescu al ballottaggio, ha criticato tale scelta, sostenendo che il processo elettorale avrebbe dovuto andare avanti rispettando la volontà del popolo rumeno.
Questo annullamento e le indagini sulle presunte ingerenze russe pongono i due principali candidati, Georgescu e Lasconi, in una situazione inedita. Georgescu, con le sue posizioni populiste, estremiste e filo-russe, e Lasconi, sindaca di Câmpulung con un orientamento pro-NATO e pro-UE, incarnano visioni diametralmente opposte nel panorama politico rumeno. Ma adesso sono uniti nella volontà di non annullare il voto. Ad uscire sconfitti erano stati infatti due partiti, socialdemocratici e i liberali, protagonisti della vita politica del Paese dopo la fine della guerra fredda.
Qualcosa in effetti non torna. Secondo il primo ministro Ciolacu, adesso “le indagini delle autorità devono scoprire chi è responsabile del massiccio tentativo di influenzare l’esito delle elezioni presidenziali”. Ma come si può annullare il voto, se le responsabilità non sono state ancora definite?
Le tensioni tra i sostenitori dei valori europei e coloro che temono un’escalation dell’influenza russa si sono manifestate con forza nelle strade di Bucarest, dove migliaia di persone hanno manifestato a favore dei principi democratici e dell’unità nell’Unione Europea, evidenziando le preoccupazioni dei cittadini per la direzione futura del loro paese. Tuttavia i sondaggi dicono che, se si andasse al voto al ballottaggio, Georgescu potrebbe vincere il 47% dei voti contro il 43% di Lasconi.
Le accuse a Georgescu
Ma perché le elezioni sono state annullate? Sin dall’esito del voto, l’attenzione si è focalizzata su possibili ingerenze russe a sostegno di Georgescu, candidato arrivato quasi dal nulla. Due giorni fa, il presidente della Romania, Klaus Iohannis, aveva declassificato alcuni documenti dei Servizi secondo cui la vittoria del filo-russo “non era un esito naturale”, ma il frutto di una campagna orchestrata da un “attore statale”. Le indagini avrebbero rivelato l’esistenza di una sofisticata operazione online che avrebbe utilizzato TikTok e influencer pagati con l’obiettivo di manipolare l’opinione pubblica. “Le autorità in Romania stanno gettando luce su uno sforzo della Russia, di vasta scala e ben finanziato, per influenzare le recenti elezioni presidenziali”, ha dichiarato ieri a Malta il segretario di Stato americano, Antony Blinken.
Secondo le agenzie di intelligence si sarebbe verificata una massiccia campagna su TikTok a favore del filorusso, il tutto coordinato da un gruppo Telegram e attribuita possibilmente ad “attori non statali”. Cioè la Russia. A metterla in atto sarebbe stata una “società di marketing digitale molto efficace”. Quanto sarebbe durata? Due settimane (bastano per modificare così tanto l’esito del voto?). Secondo gli 007 rumeni, il gruppo Telegram suggeriva trucchi per sfuggire ai sistemi di controllo dei contenuti: alcuni influencer sarebbero stati pagati da aziende intermediarie per promuovere un candidato in cambio di 80 euro per ogni 20mila follower garantiti. A muoversi sarebbe stata una rete di 25mila account su Tik Tok, molti di quali quasi inattivi fino all’11 dicembre e poi “molto attivi due settimane prima del voto”. Il sistema sarebbe stato questo: gli influencer, pagati, discutevano del profilo del candidato ideale come presidente senza mai citare direttamente Georgescu. Poi un misterioso romeno avrebbe versato quasi 400mila euro a vari utenti Tik Tok per sostenere Georgescu.
Secondo quanto previsto dalla Costituzione, il voto andrà ripetuto il 22 dicembre.
L’ira della destra
Intanto il leader del principale partito di estrema destra, George Simion, ha definito la decisione della Corte un “colpo di stato in piena regola” tuttavia non scenderanno in piazza perché “il sistema deva cadere in modo democratico”. L’Alleanza per l’unione dei romeni ha conquistato il 18% dei voti alle elezioni legislative di domenica scorsa, secondo partito dopo i socialdemocratici.