La pace a Gaza dimostra: Macron e Starmer non contano una ceppa

Parigi, Londra e compagnia bella, nel loro buonismo da salotto, hanno solo complicato il progetto di Trump

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macron starmer

 Donald Trump è riuscito a centrare l’obiettivo: un accordo per Gaza. Certo, c’è ancora tanto lavoro da fare e il rischio di imprevisti è sempre dietro l’angolo. Ma per la prima volta dopo oltre due anni Israele e Hamas hanno fatto un passo avanti. Un’altra cosa è certa: l’intesa sarebbe potuta arrivare prima, ma è arrivata. Con buona pace di chi, per nascondere le beghe interne, aveva sventolato la bandiera pro Pal. I nomi? Pensiamo a quanto sostenuto qualche tempo fa dal segretario di Stato Marco Rubio, che aveva messo nel mirino Emmanuel Macron e tutti gli altri leader europei che hanno deciso di riconoscere lo Stato di Palestina, spingendo i terroristi a continuare a mettere i bastoni tra le ruote al cessate il fuoco.

Come aveva spiegato Rubio ai microfoni di “The World Over”, la decisione di Macron e altri paesi di riconoscere la Palestina, ad oggi soprattutto simbolica, ha finito però con il dare a Hamas la sensazione di avere già ottenuto il risultato sperato e rallentato il dialogo. “Hai notato che i colloqui con Hamas sono precipitati il giorno in cui Macron ha preso la decisione unilaterale di riconoscere uno Stato palestinese?” ha spiegato il braccio destro di Trump: “E poi ci sono altre persone che si fanno avanti, altri Paesi che dicono: ‘Bene, se non ci sarà un cessate il fuoco entro settembre riconosceremo uno Stato palestinese’. Beh se io fossi Hamas fondamentalmente concludere: ‘Non facciamo un cessate il fuoco perché possiamo essere premiati e possiamo rivendicarlo come una vittoria’. Quindi quei messaggi, sebbene largamente simbolici nelle loro menti hanno un significato importante, hanno reso più difficile ottenere la pace e raggiungere un accordo con Hamas”.

Sia chiaro: una delle chiavi di lettura di quanto accaduto negli ultimi giorni è che Macron e compagnia non contano niente. Hanno provato a farsi vedere, a strappare un po’ di visibilità internazionale, ma alla fine tutto sta andando per il meglio. Partiamo proprio da Macron. Il capo dell’Eliseo aveva motivato la sua decisione dicendo che “questo riconoscimento è un modo per affermare che il popolo palestinese non è un popolo di troppo”, rimarcando che “riconoscere i legittimi diritti del popolo palestinese non toglie nulla ai diritti del popolo israeliano, che la Francia ha sostenuto fin dal primo giorno”, e di essere convinto che “questo riconoscimento sia l’unica soluzione che porterà la pace in Israele”. Macron aveva rimarcato nell’occasione che sarebbe stata istituita un’ambasciata in Palestina solo dopo la liberazione degli ostaggi israeliani e l’ok al cessate il fuoco. Una battaglia combattuta in maniera convinta? O per necessità, considerando i guai del suo governo? Un po’ come successo con l’invio di militari in Ucraina. Fumo negli occhi, zero rilevanza.

Ma Macron è in buona compagnia. Prima di lui era intervenuto il leader inglese Keir Starmer. Il Regno Unito ha formalmente riconosciuto la Palestina come Stato sostenendo di aver preso la decisione per “ravvivare la speranza della creazione di due stati” e risolvere il conflitto tra Israele e Palestina. Insieme a Londra, anche i governi del Canada, dell’Australia e del Portogallo. Senza dimenticare l’attivismo della Spagna con il premier Sanchez, tra i più coriacei oppositori di Israele e di Netanyahu, al punto da sostenere le proteste di piazza dell’universo pro Pal. Ricordiamo che la Palestina è riconosciuta ufficialmente da 156 paesi membri delle Nazioni Unite su 193.

Con buonsenso e lungimiranza, il governo italiano ha dribblato gli ostacoli e il pressing strumentale dell’opposizione. Il premier Giorgia Meloni aveva ribadito che il riconoscimento dello Stato di Palestina, senza  l’esistenza di uno Stato della Palestina, potrebbe “essere controproducente per l’obiettivo”. Esattamente quello che ha confermato Rubio. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Noi dobbiamo lavorare perché questo Stato nasca, riconoscerlo teoricamente fino ad ora non ha portato nessun effetto positivo, perché Israele non ha dato alcuna risposta né ha cambiato posizione dopo che alcuni Paesi lo hanno riconosciuto”.

Franco Lodige, 10 ottobre 2025

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