Ruspa

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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rom

Qui al bar, magari, beviamo caffè e populismo, ma proprio non riusciamo a capire come si possa tollerare, nel Paese dove esiste il bizzarro reato di traffico di influenze, l’illegalità diffusa e permanente dei campi rom. E dello stile di vita delle persone che li abitano.

La tragedia di Milano, provocata da un gruppetto di bambini evidentemente già abbastanza addestrati alla delinquenza, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ma il problema non è nato ieri. E le soluzioni latitano.

Forse è semplicistica quella di Matteo Salvini, tornato alla logica della ruspa; mentre non si capisce quale sia l’idea del sindaco del capoluogo lombardo, che ha intimato al leader leghista di vergognarsi per aver speculato politicamente sulla morte di una persona. Che facciamo? Lasciamo tutto così com’è? Facciamo finta di niente? Fingiamo che nel nostro territorio non ci siano sacche di abusivismo, disprezzo delle leggi e crimine sistematici, di cui peraltro gli stessi minori che hanno commesso quel delitto sono stati in un certo senso vittime?

Per quelle famiglie non esistono i servizi sociali? Mettiamo i nomadi (poi, che nomadi sono se stanno sempre negli stessi posti?) nelle graduatorie delle case popolari? E in fondo – scusate se nel caffè c’era troppo populismo – al sindaco Beppe Sala l’idea di radere al suolo i campi rom dovrebbe piacere: al loro posto ci si può erigere un altro bel grattacielo con la Scia…

Il Barista, 13 agosto 2025

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