
Qui al bar siamo preoccupati. C’è un cliente che non vediamo da un pezzo. A volte straparlava, imponeva regole minuziose sulle bustine di dolcificante, chiedendoci di eliminare la zuccheriera per motivi di igiene, salvo poi ordinarci di rimetterla per motivi di sostenibilità ambientale. Ma adesso non lo sentiamo più. Rantola, forse, ma non ha voce in capitolo. Avete capito? Parlo dell’Europa. Dov’è l’Europa? Avete notizie?
Nemmeno il Piddino ne ha sentito più parlare. L’Europa ha passato tre anni e mezzo a fare la voce grossa sull’Ucraina, inseguendo Joe Biden nella strategia dell’escalation “controllata” con la Russia. Tafazzismo bellico. Poi ha tuonato contro Israele. Ma il giudizio severo si è presto rivelato effimero come il suono di una trombetta di Carnevale: Kaja Kallas, il ministro degli Esteri dell’Europa, ha detto che lei avrebbe pure messo le sanzioni contro Gerusalemme, ma non poteva perché i 27 Stati membri dell’Ue non sono d’accordo. Come non lo sono – almeno, hanno sfumature diverse – sulla campagna israeliana contro l’Iran e come sono ininfluenti sulla politica estera americana: l’unica cancelleria del Vecchio continente che era stata informata in anticipo del bombardamento Usa su Fordow era quella inglese. Fuori dall’Unione. Evidentemente, come Henry Kissinger, anche Donald Trump non sapeva chi chiamare per parlare con l’Europa. E non lo sappiamo nemmeno noi. Che quindi oggi abbiamo evitato il caffè: siamo troppo preoccupati, non volevamo agitarci ancora di più.
Il Barista, 24 giugno 2025
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