Salvate i soldati leader

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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caffè avvelenato (6)

Qui al bar non abbiamo avvistato droni, ma abbiamo intuito che qualcosa di peggiore minaccia di abbattersi sui principali leader europei: la mannaia degli elettori. A quanto pare, il laburista Keir Starmer se la passa malissimo: precipita nei sondaggi nonostante annunci strette sull’immigrazione; e intanto Nigel Farage, il sovranista che animò con incredibile abilità la campagna per la Brexit, ha quasi raggiunto la soglia dei consensi che, tradotti in voti, gli consentirebbero di governare da solo. Senza nemmeno bisogno dell’appoggio dei Tories, che sono addirittura scesi al quarto posto nelle preferenze dei cittadini, dietro ai libdem.

Ma se la sinistra sta male, il centrodestra non sta benissimo: Friedrich Merz, in Germania, ha visto la sua popolarità calare di due punti in sette giorni, meglio della clinica dimagrante di Carlo Verdone e Renato Pozzetto nel film. Afd è salita, sempre secondo le rilevazioni, al 27% e ha staccato di ben tre punti la Cdu.  Su Emmanuel Macron, ormai decotto, c’è poco da dire, mentre Pedro Sanchez, che ha fatto in tempo a diventare il modello di Elly Schlein, in realtà ha un esecutivo appeso al ricatto degli indipendentisti. Come la segretaria del Pd è ostaggio dei De Luca in Campania…

Ebbene, il sospetto è che tutto questo parlare di guerra, di muro di droni (se ne discuterà oggi a Copenaghen), di sconfinamenti dei russi nei nostri cieli, di invasione imminente, serva sopratutto a creare quel clima di emergenza e timore funzionale a mantenere il controllo politico, in nome della salvezza nazionale. Per capi di Stato e di governo arrivati alla frutta, simulare un conflitto o almeno suscitare la paura che ne precede lo scoppio è una sorta di assicurazione sulla vita. Tanto, eventualmente, a morire ci manderanno gli altri.

Il Barista, 1° ottobre 2025

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