Cronaca

Salvate questi bambini dai talebani dello Stato morale

La famiglia nel Bosco verso il Capodanno divisi. Tutti discutono, nessuno capisce il punto di principio

famiglia del bosco
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Il dibattito sull’allontanamento dei cosiddetti bambini nel bosco sta diventando escandescente sui principali canali della televisione. In particolare, registriamo alcuni interessanti confronti che si sono svolti nella puntata di domenica di Zona Bianca, in onda su Rete4, e in quella di lunedì di Mattino 5, trasmesso su Canale 5.
In entrambi i casi si è manifestata una evidente contrapposizione, quasi insanabile analizzando con la lente i vari interventi, tra chi considera assolutamente fondato il drastico intervento del Tribunale dei minori e chi, al contrario, ritiene con argomenti piuttosto solidi che tale intervento sia del tutto sproporzionato, causando una enorme sofferenza all’intera famiglia anglo-australiana.

Tant’è che, rispondendo allo sconcerto e alla preoccupazione espressa da Rita Dalla Chiesa, ospite di Giuseppe Brindisi, dopo aver appreso che la bimba di 8 anni avrebbe messo in atto gesti autolesionistici, dobbiamo registrare la presa di posizione dell’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, la cui eccelsa professionalità nessuno mette in dubbio, ma che in questo caso non mi sento di condividere in nulla il suo legittimo convincimento: “È bruttissimo dire che i bambini sono stati sottratti alla famiglia. I bambini sono stati salvati da una situazione di pregiudizio che era stata creata dalla famiglia. Quando Pietro Senaldi dice il danno è stato fatto – ha sottolineato -; il danno è stato fatto non dai giudici dopo, ma dai genitori negli otto anni precedenti. E non si può pensare che un provvedimento di questo genere in 38 giorni venga revocato. 38 giorni sono pochi per riparare a quelli che sembra siano i danni che hanno subito questi bambini”. Quindi, già che ci siamo, teniamoli nel luogo incantato in cui sono sprofondati ancora a lungo, e solamente per il loro bene e soprattutto per quello dei tanti benpensanti che si sentono così gratificati da questo clamoroso allontanamento.

Ancor più acceso il dibattito nel talk mattinieri condotto su Canale 5 da Francesco Vecchi. In questo caso il tema del contendere si è focalizzato sull’homeschooling, ossia la facoltà, prevista nel nostro ordinamento, scelta dalla famiglia Trevillion-Birmingham di educare i propri figli a casa, al di fuori della scuola tradizionale.

Ebbene, per un momento è sembrato di essere ripiombati in un Paese dominato dai talebani delle mascherine, dei vaccini obbligatori e del green pass, in cui la celebrata scrittrice Antonella Boralevi, la quale durante la pandemia ci ha spiegato che la lotta al Covid imponeva a tutti i cittadini di mettersi in fila per tre e marciare compatti, oggi si batte affinché tutti i bambini frequentino la scuola tradizionale, nessuno escluso. In questo senso affiancata da Fulvio Giuliani, direttore e cofondatore insieme a Davide Giacalone de La Ragione-leAli alla libertà, le cui asserzioni sul tema in oggetto con la libertà c’entrano come i cavoli a merenda. In un acceso confronto con Katia, la madre di 3 figli in collegamento video, che ha scelto di girare il mondo adottando “l’eretico” metodo della scuola in casa, il nostro eroe ha sentenziato che “mandare i figli a scuola non è una gentile concessione dei genitori, ma un preciso dovere.” Ma non basta, Giuliani ha poi accusato la donna “di aver demolito in quattro secondi l’istituzione scolastica”, aggiungendo che in questo modo si mancherebbe di rispetto “nei confronti degli insegnanti, nei confronti degli alunni e nei confronti delle famiglie”.

Ora, se sostituiamo a “insegnanti, alunni” e famiglie” i termini di “ricoverati, contagiati e operatori sanitari”, la zuppa è sempre quella che ci hanno propinato 5 anni orsono: una strisciante deriva che, più o meno consapevolmente, mira ad imporre una raccapricciante ortodossia degna di uno Stato morale.

In questo senso la famosa e tragica caccia alle streghe di Salem non è poi così lontana.

Claudio Romiti, 30 dicembre 2025

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