A pochi giorni dall’installazione, la nuova barriera galleggiante predisposta dal governo spagnolo davanti alla spiaggia del Tarajal, a Ceuta, ha già riportato i primi danni. Secondo quanto riferito da El Faro de Ceuta e rilanciato da El Mundo, si è spezzato uno degli ancoraggi collegati a una boa, causando la scomparsa di parte della struttura emersa. La rete sommersa, però, è rimasta integra e continua a costituire la barriera fisica marittima richiesta dalla giustizia spagnola per consentire i respingimenti in mare.
La Delegazione del Governo ha spiegato che l’efficacia del sistema non è stata compromessa e che l’intervento di riparazione è stato già programmato. L’opera, lunga circa 500 metri, è composta da una parte visibile che emerge tra 30 e 70 centimetri e da una rete immersa fino a un metro di profondità. Il dispositivo è affiancato da una linea di boe dell’Armada, mentre un corridoio centrale permette alle motovedette della Guardia Civil di operare senza ostacoli.
L’incidente ha però alimentato le critiche di chi considera la barriera una soluzione temporanea e poco resistente, soprattutto in vista delle mareggiate. Alcuni osservatori sottolineano inoltre che, senza un’estensione del sistema anche nell’area di Benzú, il dispositivo rischia di non impedire nuovi ingressi irregolari.
Intanto la crisi migratoria di Ceuta approda anche a Bruxelles. I ministri dell’Interno dell’Unione Europea si riuniscono oggi in videoconferenza per fare il punto sulla situazione, esprimere sostegno alla Spagna e valutare una risposta coordinata sul controllo delle frontiere esterne dell’Ue, con la partecipazione anche di Frontex, Europol e dell’Agenzia europea per l’asilo.
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