Il libro d’oro della diplomazia internazionale si arricchisce di una nuova, prestigiosa pagina: l’ambasciatrice Lucianina Littizzetto chiama in diretta il premier spagnolo Sanchez per fargli federare il campolargo italiano: e lo sciagurato risponde, tirando in ballo la Carrà: “Tuo Pedro Pedro Pedro”. Già che c’è, Pedro Pè scocca il beso della muerte alla sardoimmobile Schlein, “Non conosco in Italia persona migliore di lei”. Chi si somiglia si annusa, chissà la Lella com’è contenta di far la fine del toro da corrida, perché ormai in Iberia, Ceuta inclusa, con buona pace di Ilaler sgusciacavilli” Salis, Sanchez questo è.
Lucianiña donde sta? Chi lo sa! Chi lo sa! La faccenda assume i contorni della leggenda ed è particolarmente istruttiva, utile a maturare, anzi a conclamare, una serie di meste consapevolezze, la prima: le colonne d’Ercole dell’insano sono ampiamente superate dalla nave dei folli, ormai la politica non è “pop”, è circo Barnum, carrozzone itinerante dal grottesco macabro, puro far west fine ‘800; di poi, son saltati tutti i confini tra politica ipse, comunicazione, cioè vanità stupida, e ridicolo: non comico o umoristico, proprio ridicolo; c’è una immaturità di risacca che colpisce, tramortisce, questi più hanno in mano i destini delle nazioni, coi risultati che si vedono, e più si comportano come Chiara Ferragni, ma con meno profondità analitica; e anche invertendo i fattori – qui a far politica, sia pure nel modo cubista che le è proprio, è Lucianiña, l’altro, il premier, è ormai una figura patetica e vagamente malfamata – il risultato non cambia. Uno che se va a una parata debbono togliere l’audio dalla televisione, e dice: mi spiace, devo restare qui a cucinare la paella, con tanto di faccine, è uno che non solo non tiene vergogna, ma non tiene neanche il più elementare senso di realtà.
Ma la nostra naccheraia di Che tempo che fa è lì per quello, per tirar la volata al partito comunista, alla Salis di giornata, cose così, un po’ penose, propagande che un tempo avrebbero smosso chi sa quali garanti, adesso passa tutto in cavalleria. O in corrida. Sanchez con la sua cricca familiare non li conta i rinvii a giudizio, le grane giudiziarie, quello che ha combinato a Ceuta è epocale (e non si risolve dopo tre mesi), ma i potenti contemporanei sono andati oltre la svergogna, gli basta far svolazzare qualche complottone e restano lì, imperturbabili, a cucinar paelle o vongole sgusciate. Anche il rapporto fra poteri distinti, politica, magistratura, “ci ha raggiunto… gulp… Sigfrido Ranucci… sigh”, informazione, avanspettacolo, gastronomia e servizi segreti è finito allegramente a puttègne, per dirla con Lino Banfi, e ancora una volta pare normale, inevitabile, irrimediabile.
4Ma che cos’è questo tempo dove tutti esagerano e più esagerano più sembrano bambocci viziati, ciascuno pro quota e pro ruolo? Che cosa è questa temperie svuotata di ogni logica dove un pregiudicato riempie i teatri, una pregiudicata viene insignita (dal partito comunista, che però “non ne sapeva niente”, i politici fanno la fila al cospetto di podcaster dalla scorta manesca, i primi ministri cucinano paelle e i nuovi faraoni cambiano idea, più che dalla sera alla mattina, direttamente nella stessa frase? In ballo ci sono guerre, distruzioni, crisi energetiche devastanti, e nessuno sembra covare un residuo senso di responsabilità, si procede all’impronta, improvviso fantasia, que sera, sera.
L’agenda delle notizie è delirante, il personalismo infantile regna sovrano, il potere ridotto a una faccenda di amanti, di corna, con tanto di teste scucite e chat sbandierate. Il papa ritiene di far sapere a tutti, in pieno Angelus, di doversi operare e l’informazione prima ancora di capire di che si tratta reagisce in modo isterico, con toni apocalittici o leggendari. Si oscilla fra il catastrofico e lo psichedelico, una caratterista di regime scomoda un primo ministro estero per bieche ragioni di propaganda interna e quello subito ne approfitta, “si dialettizza”, come dicevano un tempo i comunisti che non votavano ancora Bonaccini. Comunque si desse pace Pedro Pè e anche Lucianiña che dall’alto del suo formato mignon sfotte la Meloni giustapponendola alla stangona ligure, Selfie Salis, una sindaca chiamata camallo, flotilla, e anche dj set: al partito comunista, aka campolargo, non serve nessun banderillero decaduto, si sfascia(carrozze) benissimo da solo: basta lasciarli stilare un programma di governo talmente demenziale che farebbe inorridire Kim Jong Un. “Libero” li ha definiti matti da legare, e quelli di AVS, di Ilaria Salis il cui babbino caro ci vuole cadaveri (cosa preferisce: martello o recidiva?) se ne vantano, “siamo matti da votare”. Come no, dalla paella alla pastasciutta antifà condita di bulloni è un attimo. La prossima puntata la proconsole Littizzetto chi appella? Direttamente Mamdani? I fratelli musulmani?
Max Del Papa, 14 ottobre 2026
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