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Sanchez nei guai: i suoi elettori vogliono militarizzare i confini

Mr. accoglienza spagnola deve fare i conti con la realtà. Il sondaggio-bomba: nessuno crede alle sue favole sulla "mafia" marocchina

pedro sanchez sondaggio
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La Spagna vuole i militari alla frontiera. E non è soltanto una richiesta dell’elettorato di destra: persino tra chi ha votato per il partito di Pedro Sánchez il consenso è nettamente maggioritario. L’82,4% degli spagnoli è favorevole a militarizzare nuovamente il confine con il Marocco dopo la crisi migratoria di Ceuta. E tra gli elettori del PSOE la percentuale arriva al 72%. È uno dei dati politicamente più significativi del sondaggio realizzato da Sigma Dos e pubblicato da El Mundo, dopo l’enorme pressione migratoria che ha investito la città autonoma.

Il risultato racconta un Paese nel quale la richiesta di maggiore controllo della frontiera meridionale supera ormai largamente gli schieramenti politici. Più di otto intervistati su dieci chiedono infatti il ritorno dell’Esercito sul confine. Un orientamento che, proprio perché coinvolge quasi tre elettori socialisti su quattro, rende difficile interpretare la militarizzazione come una proposta confinata all’elettorato conservatore.

Ma il sondaggio di El Mundo contiene un secondo elemento altrettanto rilevante: gli spagnoli sembrano avere pochi dubbi su chi abbia avuto un ruolo nella crisi di Ceuta. Quasi la metà degli intervistati, il 47%, attribuisce quanto accaduto a una forma di pressione esercitata dal Marocco nei confronti della Spagna. E anche su questo punto il giudizio degli elettori socialisti è particolarmente netto: il 61,9% di chi vota PSOE condivide la tesi della pressione marocchina. È un dato importante anche alla luce della spiegazione fornita dal governo spagnolo. Il 18,4% attribuisce invece la crisi alla regolarizzazione dei migranti in Spagna, il 16,5% alla politica migratoria del governo, il 3,4% ad altre ragioni, mentre l’8% non risponde. L’idea che dietro l’ondata migratoria ci sia stata soprattutto l’azione delle organizzazioni criminali convince infatti una quota molto ridotta della popolazione. Soltanto il 6% degli intervistati indica le mafie come principali responsabili dell’arrivo massiccio di migranti a Ceuta. Tradotto: la storia che Sanchez ha raccontato nell’exclave subito dopo l’ondata migratoria, e prima di partire per le vacanze, non ha convinto praticamente nessuno.

La crisi di Ceuta, del resto, arriva in una fase in cui la pressione migratoria sulla città autonoma è cresciuta rapidamente. Nei primi sette mesi del 2026 gli ingressi terrestri registrati a Ceuta sono passati dai 1.601 dello stesso periodo del 2025 a 4.182, con un incremento del 161%. Nello stesso periodo, invece, gli arrivi via mare alle Canarie sono diminuiti da 11.575 a 4.675, quasi il 60% in meno. La pressione migratoria si sta dunque spostando dalla rotta atlantica verso quella mediterranea occidentale.

Il sondaggio registra inoltre una forte convinzione che il governo Sánchez abbia sottovalutato il pericolo: il 68,7% pensa che l’esecutivo abbia ignorato gli avvertimenti dei servizi d’informazione, contro il 31,3% che non lo ritiene. La percentuale sale al 97,3% tra gli elettori del PP e al 99,6% tra quelli di Vox, ma raggiunge comunque il 38,5% tra gli elettori socialisti.

Molto netto anche il giudizio sulla gestione dei minori non accompagnati: il 63,6% ritiene che debbano essere applicate le stesse regole previste per gli adulti nelle circostanze verificatesi a Ceuta , mentre il 36,4% è contrario. La posizione è condivisa dal 79,2% degli elettori PP, dall’88,7% di quelli Vox e anche dal 48,8% degli elettori PSOE, mentre tra gli elettori di Sumar i favorevoli scendono al 32,4%. Non solo. ll 64% si oppone alla loro distribuzione sul territorio spagnolo. E qui c’è un’altra sorpresa: se solo il 26,4% di coloro che si identificano con Sumar si oppone alla distribuzione, tra i socialisti -nonostante il sostegno di Sánchez alla distribuzione- la divisione è totale: 47,2% a favore, 45,4% contro.

Il sondaggio misura infine il giudizio sull’Unione europea e sulle istituzioni coinvolte. Il 59,5% degli spagnoli sarebbe favorevole alla sospensione della libera circolazione delle persone con un altro Paese dell’Ue qualora si verificasse una situazione analoga, contro il 40,5% contrario; tra gli elettori PSOE i favorevoli sono il 37,4%, contro il 62,6% contrario, mentre il sì raggiunge l’82,3% nel PP e il 92,3% in Vox.

Infine, su una scala da zero a dieci, gli spagnoli assegnano per la gestione della crisi 7,0 alla società civile, 5,5 al governo di Ceuta, 3,6 al ministero della Difesa, 3,4 ai Paesi dell’Unione europea, 3,4 alla stessa Ue, 3,3 al PP, 3,1 al governo spagnolo, 3,0 a Vox, 2,8 al ministero dell’Interno e appena 0,8 al governo del Marocco.

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