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Sanremo 2021, Achille Lauro si presenterà nudo?

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Premetto che non guardo il Festival di Sanremo, non certo per snobismo, solo perché, banalmente, amo andare a letto presto (mi sveglio, senza sveglia, alle 4 per scrivere). Tanto so che un giovane amico (lui deve guardarlo per professione), lo registra e me ne manda una sua breve sintesi, dopo la penultima sera. Sa che, non essendo il Var, il vincitore non mi interessa. Una sintesi targata estrema sinistra la sua (lo stimo molto, è una ragazzo perbene, orgogliosamente del Partito Comunista di Marco Rizzo, come lui del Toro) con un commento ironico: “Ti aggiorno sull’evoluzione della comunicazione politica al tempo dei tuoi amici delle Ztl”.

Sanremo è nato all’inizio di quel periodo storico che si chiamerà poi “miracolo economico”. Quelli che l’hanno vissuto sono rimasti legati alle grandi infrastrutture realizzate in tempi record, ai salti tecnologici e sociali che tutti insieme abbiamo realizzato, orgogliosi dei ponti che venivano costruiti per collegare il Nord e il Sud, certi che non sarebbero mai caduti, e se lo fossero sarebbe stato un orrendo crimine.

Sanremo aveva un pendant tecnologico, la Fiera Campionaria di Milano. Noi giovani proiettati al futuro ogni anno la visitavamo per capire ove stava andando il mondo. Scoprivamo l’esistenza dei boiler casalinghi (quando uscì la prima acqua calda dal nostro boiler, che si era preso tutti i nostri risparmi, mia mamma pianse), non solo, c’era addirittura un aggeggio elettrico che sminuzzava frutta e verdura, e queste le potevamo finalmente comprare al mercato, e non rubarle dal campo del vicino, come in tempo di guerra. Dopo venne la raccolta dei depliant al Salone dell’Auto di Torino: per anni ho avuto in casa tutte le auto più prestigiose.

Queste due manifestazioni indicavano le tendenze tecnologiche del futuro. Il Festival di Sanremo era ancora una fiera paesana piena di suoni e di paillettes per trascorrere qualche ora spensierata, rigorosamente dopo il lavoro. Sanremo fu subito, come ovvio in modo mascherato, un soggetto politico-comunicazionale, divenne la fiera via via finto paesana del mitico Pentapartito, poi del cattocomunismo, quello che oggi si chiama Pd-M5s. Allora le élite erano a destra, oggi fingono di essere a sinistra, in realtà non è cambiato nulla, al potere ci sono sempre loro, saldamente e spregiudicatamente. E i loro maggiordomi dei media esaltano la parola chiave per tirare a campare, ieri “volare”, oggi “accoglienza”. Ieri il bel canto in frak, oggi il meticciato in smoking. Nulla è mutato. Solo i virus asiatici ormai sono ancora liberi di mutare.

Guardando la sintesi televisiva, preparatami in modo professionale, seppur scaltro, dall’amico, analizzati i dati di share (noi apòti crediamo solo allo share, così come ai voti nell’urna, perché contano solo i cittadini) Sanremo è come la Seria A: affascina e rapisce, vecchi, giovani e meno giovani. Persino i bimbi piccoli vogliono stare svegli per vedere l’ultima hit del rapper. Peccato che siano a letto quando l’Achille de noaltri (per fortuna loro sono ancora legati al Pelìde, mi raccomando l’accento, diceva la mia insegnante delle medie, è un patronìmico) ha scambiato il palco dell’Ariston per una toilette ferroviaria. Però la mutanda è dorata e marchiata Gucci. Il successo di Sanremo è pure certificato dal web, che da lei riceve linfa e macina click, in un infinito scambio di amorosi sensi. A dimostrazione che la tv generalista non è morta e sepolta, come ci dicevano, con troppa fretta, i colti. E non pare essere neppure uscita di casa, pardon dal tinello-cucinino.

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22 Commenti
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Domenica Bordignon
Domenica Bordignon
10 Febbraio 2020 16:48

L’Italia ha perso smalto… Perché la politica di sinistra ha smaltato tutto di aperture idiote…osannandole con massima idiozia… tentando di rendere gli italiani… autentici idioti acclamati!

step
step
10 Febbraio 2020 14:41

Sanscemo sempre più squallido.

nuccio viglietti
10 Febbraio 2020 11:48

Festival Sanremo…il peggio del peggio della peggior musica…il resto è…antroponoia…!!…https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

art3mide
art3mide
10 Febbraio 2020 9:57

Achille Lauro è furbo.

è imbarazzante sentirlo … cantare dal vivo e ha puntato solo sulla provocazione.

Provocazione che può riuscire solo in Italia, dove l’italiano medio (gli spettatori del festival) evidentemente non sa cosa sia il glam rock anni ’70, dove il suddetto … “showboy” ha scopiazzato alla grande (le mise di Freddy Mercury e David Bowie, per citarne due, non vi ricordano niente?)

Questo è arrivato in ritardo di 50 anni, ma in Italia fa clamore…

Elisabetta
Elisabetta
10 Febbraio 2020 0:15

Er Tallone de Achille non stà nell()’accento, ne nell (‘) apostrofo che con solo paravento.

Ma anche Sansone avea il suo ” Tallone d’Achille”..ognun ne ha almeno uno, il più fortunato solo uno?

Un Prof disse:” Abbiamo uno studente che dimostra come la convenzione della punteggiatura non necessiti alla comprensione dell intento di colui che scrive ne di cosa scrive ma dimostra che è necessaria la empatia intesa nel senso di provare a calarsi nei panni dello scrivente avendo pazienza di scorgerne lo spirito e cosa lo animi.”

ops… ma non c’era ne un punto ne una virgola, nulla di nulla, ad interrompere il pensiero del Professore.

Saluti!

Tullio Pascoli
Tullio Pascoli
9 Febbraio 2020 23:29

Mi scusino quelli che non la pensano come me che ho assistito solo due mezze puntate, a 10.000 km di distanza, rinunciando perfino alla finale; per me è già stato troppo ciò che avevo visto, infatti, non ho resistito a tanta banalità.

Ad ogni anno che passa, secondo me, la qualità delle canzoni peggiora; non meravigli che all’estero il Festival, ormai, non è più un’attrazione…

Io non trovo solo di livello musicale delle canzoni – anche nei testi – oltremodo mediocre, ma considero gli stessi personaggi che gli organizzatori scelgono al concorso, un orrore; mi sembrano non solo l’elogio della volgarità, ma addirittura l’esaltazione di una crescente decadenza.

Molti anni fa seguivo l’evento con entusiasmo; ora, non resisto più fino in fondo.

Artemide
Artemide
9 Febbraio 2020 18:36

Ciò che mi da più fastidio è che di recente chiamino sul palco cantanti e cantautori definendoli “artisti”. È assirdo che di paragonino a Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Canova…

un qualsiasi elemento che canti, suoni, balli o reciti.

adl
adl
9 Febbraio 2020 18:35

Ruggeri per il prossimo festival di Sanremo, ci vuole un anno. Lo stesso tempo che serve in Cina solo in una città, per costruire 36 ospedali, a Roma capitata male, non basta per riparare una scala mobile della stazione Repubblica. Delle mutande di Achille Lauro non ce ne può fregare di meno se non per l’elevato valore simbolico. Nella città dei fiori, scoprimmo lo scandalo del vigile che smarcava il badge in mutande, oggi tutti assolti a quanto pare. Sanremo conferma quest’anno che la performance sistemica italiana si misura con le mutande e con gli scontrini telematici dei piccoli commercianti. ALLEGRIA diceva il grande Mike.