
Carlo Conti è uomo di sfumature estreme: total maròn (che due) di pelle, total rouge d’impegno con la parti-Gianna, total grigio la conduzione e total bianchi gli ascolti. Ma lui mente sapendo di mentire, “abbiamo fatto quasi 10 milioni medi, che emozione, che energia”. Mediocri, ovvia.
- Laura Pausini, st’a sentar que: ti sei tolta lo sfizio, hai presentato, t’han dato una gnoccata di soldi, “a go go”, va ben, ma sta’ mo’ a sentir: non è il tuo mestiere. Io ti perdono, ma non farlo più.
- Gianluca Gazzoli ma quanto mi sta qui questo gazzosino: è un fatto di pelle, nel senso di rottura di pèlle, alla Lino Banfi. C’ha il ciuffo presuntuoso, la barbetta spocchiosa, il modo mellifluo di battere le manine, il rosario di luoghi comuni. La finzione vera, la presunzione in brache bianche.
- Ma andiamo con le nuove proposte vecchie e nuove. Di Angelica Bove abbiamo già detto: la nostra apprendista franscesina ha qualcosa di intrigante ma miagola un po’ troppo. Niccolò Filippucci, ucci ucci, ah sì, quello del falsetto nello schiaccianoci. Ma che fa, mormora litanie? E chi è, il siamese del nipote d’arte, Leo Gassman? Mi sa, perché vince lui, marachello. Bove, nel senso della franscesina, solo premiucci di consolazione. Sai quanto si consola, cherie. Sto Filippucci è un cosino, ma si capisce che andrà costruito per i pruriti delle ragazzine di domani.
- Va bene, dai, passiamo ai big, e mi tremano le dita solo a scriverlo, cherie, guarda che sto in uno stato allucinante, guarda le mani! Guarda!… Ma io ho l’arteriosclerosi: ‘sta Maria Antonietta, le davo sugli 8 anni invece mi hanno ricordato che ci facevo i festival col povero Paolo Benvegnù nel 2012, quindi a occhio deve averne 30 di più. Quell’altro, come chèzzo si chiama, Colombre, viaggia sui 42 mi dicono gli amici (la cosa bella di queste noterelle è che ho un sacco di collaboratori in tempo reale: molte cose buone sono merito loro, io li saccheggio spudoratamente, le cazzate invece sono solo mie). E fanno i puffi, sti par del colombri. All’epoca la Mariantonietta stava in fama di “minimal punk”, che significa fuffa, adesso fa i nuovi cuoricini: due cloni.
- Ammazza, Irina Shayk, di professione supermodella russa. Molto espressiva, quasi come Ptt Pvvvvo la dvvvna. No ma si vede che è una ragazza alla mano. Fossi nel mio amico Andrea Ruggeri direi “fica bestiale” ma poi ci fan su un referendum, dicono che siamo beceri. Allora facciamo così: un gran bel pube, dai denti ai piedi passando per le pit stop. Detto questo, mi spiegassero il senso de ‘sta lungagnona rigida come la Siberia: sarà la distensione…
- Ah, eccolo qui quello con più cognome d’arte che arte, più ingaggi che talenti, ma siamo in Italia, l’arte si tramanda, per osmosi, per genetica. Per anagrafe. Che petto, Leo Gassman! La forza delle connessioni, proprio, gli manca giusto di fare il testimonial e chi meglio di lui? Ci pensassero…
- Evasa la pratica Mogol, dilungata, sterminata, un quarto d’ora non lo danno manco a Gesù Cristo, ma questo è convinto di valere di più: sapientemente autosopravvalutato, ma qui c’è puzza d’intesa, qualcuno deve aver accettato una proposta che non si poteva rifiutare, andiamo avanti, grazie, prego. A chi tocca? A Malika Ayane. Chevvedevodì? A me non ha mai detto niente, tanto meno con questa improbabile dischetta anni ’70. Il calore di un calorifero.
- Ed ora, guaglione e guaglioni, arriva Sal Da Vinci che pare strarifatto. Io qui è meglio che mi sto zitto perché qualsiasi cosa dico mi guadagno un bosco verticale di casini. Mettiamola accussì: addà passà ‘a nuttata, pur iss addacampà, accà allà, ngulassoreta (cit. Jerry Calà, “Un ragazzo e una ragazza”). Però una cosa fatemela dire: di profilo ha un mento da pellicano che sembra: Antonio Inokiii! (e qui il boomer che è in me, e in chi mi legge, si esalta)
- Per Tredici Pietro ci vuole la tredicina a Sant’Antonio: “O Gesù che ci hai chiamato a percorrere lo strazio di questa settimana, per intercessione di sant’Antonio sostienici e confortaci nella nostra missione di sopportare quest’altro figlio di Gianni Morandi”.
- (Fabio de Luigi e Virginia Raffaele penosamente insulsi, lui vabbè, lei spiaze: ecco Sanremo)
- Raf sviluppa un curioso effetto doppler del tempo: lui pare ringiovanire, chi lo ascolta invecchia di 40 anni (’80) in 3 minuti.
- A proposito: oh cazz… aspetta un attimo che vado a specchiarmi. Ecco, sono tornato. Tuttappost. No, siccome mi è comparso Eros Ramazzotti, e abbiamo la stessa età, mi ha preso un colpo più che un dubbio. Invece sembro suo nipote, con tutto che… Ma il suo barbiere lo acconcia col ferro da stiro? “Il successo non mi ha cambiato”, disse quello che aveva sposato una modella in un castello. Ma bando ai rosicamenti, che c’è Alicia Keys, che è sicula, di cognome vero fa Augello e nasceva più o meno quando Eros debuttava a Sanremo con quella palla della Terra Promessa. Va beh, che devo dire: sarà pure una leggenda, a me fa l’effetto dello xanax. Comunque si impastano subito, Conti dice “giast momen”, questo Sanremo casca a pezzi. Pezzi di noia. Un amico mi manda un vocale: dopo questa, scusami, vado a letto, non ce la faccio. Te beato, noi qui dobbiamo sorbirci per l’ennesima volta quella rottura di coglioni dell’Aurora nasale.
- (Ma questo tizio che fa Lapo, non possiamo deportarlo, come direbbe il compagno Ranucci, in Albania?)
- Francesco Renga ci dà “Il meglio di me”. Pensa il peggio, quasi solidarizzo con Ambra. Mi scrive un’amica: “Le piante appassiscono. Pure quelle finte”. Questo Sanremo pare la Nonnetta di Alberto Sordi: “Ritmo, ritmo, nonnettina mia…”.
- Ma coraggio, il peggio deve ancora venire: ecco Eddie Brock. che più che Elvis pare Bobby Solo ma più che Bobby Solo pare Nando Moriconi ma più che Nando pare Bombolo al mercato del pesce, ma soprattutto pare un personaggio da gruppo TNT. “Avvoltoi” voi che lo avete messo dentro e per giunta nei big.
- Toh, stasera MaxdiPezza(li) sta in sala giochi, ma chi l’avrebbe detto. Max sta ai Nineties come Eros e Raf agli Eighties. Solo che c’hai 60 anni, figlio mio: ancora con ‘sto Jolly Blue, e quando cresci? Ora, voi fate una cosa: prendete uno all’apparenza fungibile, Frank Black, se non lo conoscete è il cantante dei Pixies, ciccione, pelato, occhiali scuri, e giustapponetelo: quello è un genio epocale del rock alternativo, questo fa “hanno ucciso l’Uomo Ragno”. Giusto Conti, che di musica non ha mai saputo niente, difatti faceva il deejay a Firenze, può definirlo “coinvolgente”.
- Serena Brancale si soffre molto, si apprezza molto, si ritiene molto Ella Fitzgerald: glielo dico io o glielo dite voi, “anche meno”? (scusate, vo a farmi un triplo caffè, m’è venuta una botta di sonno…)
- Ecco, io, datemi del pazzo, ma Samurai Jay lo amo: lo sanno tutti che ho una celeste nostalgia canaglia per Milano e questo muezzin mi riporta proprio la vegia Milan maranza, che magia, appena esci dalla Stazione Centrale ti fanno a fette, brò, e quegli squisiti aromi di spezie, di kebab che escono da tutti i buchi, quella sensazione di poter essere sbudellato in metrò, per strada, alle Colonne, sotto al Duomo, sui Navigli, la poesia del Bosco di Rogoredo, eh, Milamabad…
- Arisa è un’altra che si canta addosso, io capisco le sofferenze autobiografiche, gli strazi della vita, la mamma che manca, ma qua la menano tutti, lei, la Brancale; Fedez… Voglio dire, volete impietosire? Padronissime/i, più che lecito, però ci vuole un brano da far venir giù il cielo. No ‘ste filastrocchette manierate.
- Topo Gigio in arte Michele Bravi. Andò sta Lucio Corsi? Se l’è perso in giro? Macosamidicimai!
- Luché, detto anche Kikazè: Lu che??? Sempre detta alla marchigiana sporca: “Te pijesse ‘na processiò de paralisi a ntermittenza, Luchè!” (mi raccomando la z sonora, è di gnorranza essenziale)
Non so come, ma Mara Sattei, colla pettinatura allinguadevacca, mi sa di pandori, di errori di comunicazione, di pensati artista, di grazie ai miei follower. No? - Ma sentite questa storia di vita vissuta in pillole. Un tempo io avevo un amico di quelli duri davvero, mica certi guappi di cartone che al suo cospetto si cacavano in mano: foggiano purosangue, un fratello detto “due pistole”, aveva mollato Rozzano con la famiglia per aprire una pizzeria qui. Gli volevo molto bene, mi difendeva dai vecchi boss in disarmo che volevano farmi fuori. Una domenica sera in tivù c’è uno famoso che canta, si contorce, e lui, feroce uscendo dal forno che pare Caron Dimonio con occhi di bragia: “’stu cazz’emmmerda fa i miliardi: e io faccio le pizze!”. Mi rotolavo dal ridere, invece era un apologo: da allora, quando qualcosa va storto, quando sono frustrato: “E io faccio le pizze!”. Provate anche voi, è terapeutico. Vedendo, per esempio, Sayf, viene benissimo. Istintivo. (Ciao Lorenzo, insegna agli angeli a cacarsi in mano, tanto lo so che stai lassù e Gesù dopo avertele perdonate tutte, e lo sa Lui quante erano, si diverte a sentirti raccontare quando col nerbo di bue facevi scappare i delinquenti, e non solo loro, dal tuo locale)
In cauda, grazie, semper grazie dal voster semper voster Maleficus, che è tutto un gioco e voi lo capite. Mi ha scritto uno, “per mia fortuna sono sordo e quindi mi basta leggerti”. Vedi, il vero servizio pubblico. Un altro: “Sanremo senza le tue pagelle è come un porno senza pomp**i”. Sono quelle cose che ti danno la forza di andare avanti.
Max Del Papa, 27 febbraio 2026
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).