Apriamo retrospettivamente con l’unica vera rockstar di questa edizione, la Signora Gianna, Dio ce la conservi ancora a lungo, forse un’amante resistenziale di Pertini, nuova icona e icona nuova della sinistra “riparta da”: sì, dalle pitture rupestri, dai dagherrotipi. Pensare che la mia amica Francesca Totolo voleva percularceli e quelli l’hanno fatto davvero, han fatto il manifesto con la Gianna PD. Gianna Gianna Gianna non credeva/nella monarchia/Per la sora Lella ha salvato/ la democrazia.
- Carlo Conti toscano alla panna (ricordate Pasquale Baudaffi, voi boomers!), pare un moretto, non come dice la sora Botteri, e neanche come il paròn Rocco con Buriani, albino scintillante: “el morèto el m’ha entusiasmà”. Era un altro momento, oggi lo crocifiggerebbero ai legni della porta. No, Carlèto l’è proprio uno di quei conettini abbronzati al cioccolato con sopra la crema candida. Con quella cazzo di abbronzatura credevo fosse saltato il televisore e a forza di resettare il colore l’ho fatto saltare per davvero.
- Laura Pausini gotica egotica: chi la chiama Morticia, chi Mercoledì, chi Madreh, la Solarola come conduttrice è una sola; no, ma nel senso che non ce n’è un’altra così: la sola ed unica. Per fortuna.
- Il presentatore delle nuove proposte, ‘sto Gianluca Gazzoli, ha la faccia, e la presunzioncella, di quello che gli dai un dito e non lo molla più.
- Siamo alle scemifinali delle purtroppo nuove proposte. I giovani, capite. Parte Nicolò Filippucci, che sarebbe uno di una obsolescenza clamorosa: potrebbe essere uscito da una edizione di 32 anni fa. Ha un falsetto che pare gli abbiano stretto le palle nello schiaccianoci. Vuol dimenticarsi di se stesso: eh, la dépense, come no, nel senso di Carmelo Bene: io non sono, io non esisto. Vale a maggior ragione per Blind El Ma e Sonico che basterebbe il nome a prenderli a pedate nel culo, nel senso pozzettiano: li subisci, un minuto, e rimpiangi el Mencho. “Per uno come me che ha perso la teasta”. Se sentite i vostri figli cantarla, dateli subito agli assistenti sociali del Bosco.
- Passa lo Schiaccianoci. Tocca a Mazzariello che sarebbe Antoine 60 anni dopo, sai quello ti tirano le pietre, è arrivata la Tramontana, ma che ne sai, te che non sei boomer. Va beh, ‘sto Mozzarello come apre bocca lo piglieresti a mazzate, però no, dai, è simpatico. Come corre il tempo però: non fa in tempo a uscire un Lucio Corsi che c’è già chi vuol clonarlo. C’è anche un po’ del giovane Max Gazzé, ormai disperso, di Fanigliulo, un bel po’ d’indie americano anni ’90, insomma un sacco originale. Angelica Bove ha un viso interessante, asimmetrico, sensualmente blasè, alla franscese: solo lasciamole perdere le Jane Birkin con tanto di Gainsbourg, altri tempi altre storie. Interessantina ma vocalmente da resettare, almeno se vuol seguire quel tipo di proposta lì. Così è una gnagnetta. Passa lei però, e s’era capito.
- Ma tutti fermi, tutti zitti, nessuno muova un muscolo del viso. soprattutto Patty, la dvvvvnn (diviiina), tramutata da un malefico chirurgo in un Capodimonte. Per me quella fissità di biscuit ha qualcosa di terrificante, immagina trovartela di notte avanti al letto: se la vede Stephen King la impalma subito. Rettifico, non è lei, sono io che appena la vedo mi trasformo in Valentino il couturier: “Guarda cherie che sono in uno stato allucinante! Guarda le mani! Guarda… Guarda che qui scoppia una bomba!…”. Nicoletta era magia, è un meme: bisognerebbe capire quando lasciare.
- A proposito di spocchia, l’ornamentale Achille Lauro, quello che copia i Procol Harum. Musicalmente è il nulla, in conduzione ha fatto un passo avanti. Nel baratro.
- Ah, ecco i due in lattina. LDA e Aka 7Even. “Poesie clandestine” cantano. Più che altro latitanti. Se i giovani sono questi, allora abbiamo dei crimini addosso, tutti. Hanno ragione i comunisti, “siamo tutti colpevoli”. Ritmo ritmo ritmo, nonnettina mia, ritmo latino, mexicano, tormentoncino. El Mencho quando ti cerco non ci sei mai.
- Mi è sembrato di vedere uno chignon, deh, l’è il sor Nigiotti. Blinda la supercazzola brematurata del Festivallo. Oh bu’aiolo, tu mi tradisci, tu dici “canto” e invece tu strisci il sor Gabbani.
(Qui, chiedo perdono, una pausa. Seria. Il Coro dei Disabili “all’insegna dell’inclusione”. Pausini blatera qualcosa a proposito dei sogni che se ci credi si avverano. La ho trovata la frase più indegna, mostruosa, cinica, vergognosa di tutto il Festival. Di tutti i Festival. Parlasse per sé. La vita è crudele e non bastano due minuti sul palco. Guardali. Amali. E non usarli: piangi per loro: sono la natura puttana che si è distratta, che ha tradito. Possono essere eroi solo per un giorno)
- Ma ‘sta Pilar? Sarebbe una comica? Una imitatrice? Mi è venuta una botta di rinuncia alla vita.
- Che diventa definitiva col Tommaso: Paradiso, ma io appena lo sento me lo gioco, mi metto a bestemmiare.
- Lillo, che non fai divertire dillo: quell’opulenza romana “che ci ha rotto un po’ le palle” (Gepi Fuxas fòrever). Questo sarebbe “una delle figure più creative dello spettacolo italiano”: è la battuta più folgorante di tutta la carriera di Carlo Conti. Poi quando muoio la prima cosa che chiedo al Signore è: spiegami Lillo.
- Dopo il flop dell’auto elettrica, l’altro dell’Elettra. Lamborghini, peraltro. In arte Lambo (sto scherzando. Sull’arte). Forse è quella di Fedez. Dopo “l’esecuzione” va in testacoda mentale, Carlo&Laura sono seriamente preoccupati. Ecco, io poi mi dicono che non sono garantista, però uno come Conti che su 300 brani ha preso questa roba qua, gli darei subito il 41bis ai Piombi. Senza processo, è un crimine manifesto. Ed efferato. Roba da Epstein.
- Io non so perché ma Ermal Meta mi ricorda sempre quelle portinaie milanesi degli anni d’oro, spigolose, un po’ carogna, ti sorridevano e non capivi mai se gli facevi tenerezza o ti prendevano per il culo. Non so, la fisiognomica, la mimica. Poi, chettedevodì, la canzone d’impegno su una base balcano-reggaeton sembra un po’ bizzarro, ho capito che cerchi il pathos per contrasto, però vien fuori una cosa patinata con un che di forzato, di fuori luogo. No?
- A proposito di note finte, Levante. Che se vince non va all’Eurofestival in protesta contro il genocidio di Gaza. Lei è propal. Flotillera. Fiori no grazie, sono patriarcali. Ora, la pedante, pesante Levante (che dovrebbe impegnarsi meno col mondo e di più nel suo mestiere: una lagna improbabile) “esce in Giorgio Armani e gioielli Damiani”. “Prima di uscire sul palco mi guardo i piedi e penso: quanta strada hai fatto!”. Secondo voi a questa quanto frega dei bambini di Gaza da 1 a 10? O facciamo sempre “l’impegno dentro”?
- A proposito di “attiviste” aka rompicojoni da Festival: Bambole di Pezza, indovina un po’? Ce l’hanno col patriarcato, troppe poche donne, penalizzate, oppresse, sessismo, bla bla bla. No, qui gli unici oppressi sono quelli che vi ascoltano. La rock band, ma fammi il piacere. “Grazie a tutti e a tutte”. Così giovani, così passivamente conformiste. Oblomovizzate. Che ci fate qua, nel baraccone, davanti a milioni di persone se siete discriminate? Chi è il vostro procuratore maschio?
- Chiell’allà, chiellallà, che disagio che ce sta. Anche qui siamo a sonorità indie anni ’90, ma un disastro, una rovina! Mi chatta un amico: ti piace sto Chiello? Da ammazzallo, rispondo. E così facciamo la rima bacièta, disgrazièto maledètto.
- Da J-Ax a J.R. Ma questa sarebbe una canzone di denuncia? O da galera? La canna del gas la cerca uno subito dopo averla sentita. Lo squallore dell’hinterland in purezza. Dice “serve una brutta canzone”: va bene ma così è troppo, troppo: sembra il jingle dei polli arrosto.
- Nayt mi mette tristezza. Non la canzone, lui proprio. E che palle co’ sto Ultimo! Ma ce la fate a immaginare qualcosa che non sia trito e ritrito come un bollito? “Come vorrei come vorrei che tu vedessi me”. E io invece di non vederti più.
- Pure Max Pezzali versione vecchio west, che fantasia. Ma che c’azzecca? Non è finito il carnevale dei vecchi bambini? Io lo vedrei bene in duetto con Bambole di Pezza, giustamente. Incredibile, questo qui è ancora qui con le sue hit più infantili di Cristina d’Avena e il faccione da est a west.
- Tutto mi sarei aspettato nella vita, mai di vedere Fulminacci in eurovisione. Un’energia travolgente, roba da mettergli un petardo sotto al culo. Pure un toro da monta si ammoscia con Fulminacci.
- Non so perché ma vedendo Fedez e Masini mi torna in mente un successo di quest’ultimo, immagina quale. Male necessario? Scusa, ma la Ferragni te l’eri sposata tu, noi che cazzo c’entriamo? Povero Marco che dicevano che portava sfiga e se l’è portata da solo con quell’altro lì. La canzone è una boiata, ma mai avrei pensato di vedere Masini letteralmente sorreggere con la voce uno che è meglio se tace.
- Ma che cazzo ci fa l’avvocato Levati a Sanremo? Un duetto con Levante? Ah no, è Fausto Leali.
- Ahi ahi, Dargen d’Amico: ieri vestito di parquet, oggi col poncho: , fa rimare “Francia” con “mal di pancia”, siccome fa uso di tematiche personali e intimiste. “Mi dici vieni qui e poi te ne vai”. Ma per forza, appena ti vede… Pensa Conti che sente ahi ahi e s’illumina (d’imMencho), l’abbronzatura che scintilla come un neon: ah, questa la prendo subito, che energia. Io guarda la mazza chiodata.
- Dulcis in fundo, Ditonellapiaga. Che cosa mi viene a rappresentare? Non lo so ma so che questa scannerizza tra le altre pure la Lana del Rey. Lanetta, vah. Certo ha azzeccato un titolo che va su tutto: specie in questi tempi scoglionati: questa Che fastidio tracimerà nelle nostre vite, diventerà slogan, cliché, inedito caso di tormentone che parte dal titolo. Finirà che Ditonellapiaga harottoicoglioni.
- In the end, la meglio della sera, la nipote della Vanoni, Camilla Ardenzi, giustamente non è in gara. Fa l’insegnante di yoga, per dire quanto è assurda la vita. O forse saggia…
In cauda, piccolo momento vanaglorioso, come nel Roman de Fauvel. Io debbo ringraziare tutti quelli che sembrano gradire, speriamo continuino, queste noterelle che si fa per scherzare eh, ma non nel senso dei compleanni su Facebook, “siete tantissimi, vi amo tutti”: vorrei solo dire che io in realtà mi sento in colpa, perché le cose che dico e che scrivo in privato sul Festival sono molto più feroci di quelle che leggerete. Per cui, ecco, mi pare di mentirvi un attimino. Ma non posso finire (e far finire) in galera. Quindi grazie (siete tantissimi, vi amo tutti).
Max Del Papa, 26 febbraio 2026
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