Sette vite

L’aneddoto di Sansonetti su Berlusconi: “Mi vide salire sulla mia 500 e mi chiese…”

Il direttore de l'Unità si racconta al podcast "Sette Vite": il garantismo, il Milan e quel titolo che gli costò la carriera

«Quella che stai vivendo è la vita che volevi vivere?» gli chiedo all’inizio. «Non lo so – mi risponde Piero Sansonetti – non mi ricordo che vita volessi da piccolo, ma è una vita più che decente». Così comincia la nostra lunga conversazione per Sette vite.

Direttore de l’Unità, giornalista da cinquant’anni, intellettuale comunista e garantista “senza dondolio”, come ama definirsi, Sansonetti si racconta con lucidità e ironia, attraversando infanzia, politica, giornalismo e vita privata.

«Sono cresciuto in una famiglia cattolica, moderata, conservatrice. Mio nonno era stato sottosegretario alla Giustizia nel ’44 e finì sotto processo: lì, a otto anni, sono diventato garantista». Un garantismo che, nel tempo, lo ha reso figura anomala e spesso scomoda a sinistra: «Io difendo il Rom e Dell’Utri allo stesso modo: due persone contro la sopraffazione dello Stato. Il diritto è l’unica difesa dei deboli».

Nel suo racconto scorrono episodi che hanno segnato la storia del giornalismo italiano: dal titolo “Scusaci Principessa” dopo la morte di Lady Diana – «quel titolo mi costò la carriera, ma lo rifarei cento volte» – alla “Strage di Stato” per il naufragio dei migranti al largo di Brindisi. «Non mi importa se il governo è di destra o sinistra: se muoiono profughi, è una strage di Stato».

Con la stessa franchezza parla di Berlusconi: «Era un liberale e un cattolico. Non era di destra per indole, ma capì che serviva una svolta. Ha spaccato la borghesia italiana, e questo non gli è mai stato perdonato». E aggiunge: «Era uno statista, perché gli interessi del Paese coincidevano con quelli della sua azienda».

Poi, con il tono di chi sa raccontare la storia attraverso un dettaglio, Sansonetti ricorda un episodio personale con l’ex premier: «Era il 2006, ero direttore di Liberazione e lo intervistai a Omnibus. Gli chiesi se in Italia esistesse una questione salariale, ma non mi rispose. Finita la trasmissione, uscimmo insieme: lui salì sulla sua auto blu, io sulla mia 500 del ’72, con il cofano tenuto da un elastico. Mi guardò e mi chiese: ‘Ma è la sua macchina?’. Quando gli dissi di sì, rispose: ‘Ha ragione, esiste una questione salariale’».

Sansonetti, oggi 74enne, è anche un padre di quattro figli, gli ultimi due avuti dopo i sessantacinque anni. «La differenza tra essere padre giovane e da anziano? Nessuna enorme. Solo che adesso penso spesso: quanto soffriranno quando non ci sarò più». Quando gli chiedo se ha paura della morte, non esita: «Sì. La vita è una cosa meravigliosa, come fai a non aver paura di perderla?». Poi sorride, con quella leggerezza che solo chi ha visto molto può permettersi: «Se dovessi fare un titolo sulla mia vita? Forse: ‘Era un grande milanista’. Perché, in fondo, ho avuto una vita onesta e ho fatto quello che mi piaceva fare».

Su youtube la puntata integrale

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