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Sanzioni Russia, gli intellettuali che vogliono la morte delle nostre imprese

Pensatori di sinistra in confusione con la guerra in Ucraina

Roberto Esposito Nadia Urbinati

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La guerra di Ucraina ha gettato lo scompiglio fra gli intellettuali italiani di sinistra. Ne parlavamo su queste pagine domenica scorsa, portando diversi esempi. Nel frattempo si sono inserite altre due “perle”: un surreale appello che circola online e che ha come promotori e primi firmatari Roberto Esposito e Nadia Urbinati; e una delirante affermazione di Luciano Canfora fatta in un incontro in una scuola di Bari.

Iniziamo dall’appello. La tesi di Esposito e Urbinati è che per fermare Putin dobbiamo seguire fino in fondo la via delle sanzioni, e pazienza se moriremo di freddo e se il sistema industriale ne sarà penalizzato. Poiché Esposito e Urbinati sono due filosofi, suona un po’ strano, soprattutto per il primo impegnato di solito su questioni prettamente speculative, una discesa su un terreno empirico quale quello del gas e del petrolio russi. Bisogna allora far riferimento al “non detto”, cioè alla “filosofia” che ha ispirato l’iniziativa. Per fortuna, il breve testo ce ne dà indizi sufficienti. Enucleiamoli per punti, non entrando nel merito tecnico delle questioni che pure, così come impostate da Esposito e Urbinati, potrebbero generare non poche obiezioni di buon senso (a cominciare dall’idea che l’economia sia un gioco a somma zero per cui se pratichi l’embargo verso la tua fonte di approvvigionamento a te basta sostituirla).

  1. La decrescita felice. L’idea che in fondo in fondo trapela è che, se le nostre case di occidentali sono meno riscaldate o refrigerate, e se l’industria si blocca, dopotutto non è un male perché riscopriremo modi più “naturali” di vita. E soprattutto daremo un colpo a quel capitalismo indiustrialistico e consumistico che ci corrode l’animo.
  2. L’ antiamericanismo, cioè l’idea che non è un male se noi non seguiamo l’America “guerrafondaia”, e quindi la NATO, e piuttosto che inviare armi proviamo a combattere il despota con mezzi più “gentili”
  3. L’europeismo come soft power, con un’Europa “spazio pubblico del diritto” e come primo esempio di costruzione “statuale” non armata o comunque non al livello delle potenze “imperialistiche”. Che è poi come volere la botte piena e la moglie ubriaca, cioè la pace senza sporcarsi le mani o conservando integra l’anima. Il che effettivamente è potuto accadere negli anni del secondo dopoguerra, ma solo perché altri (gli Stati Uniti appunto) facevano il lavoro sporco e a costo zero o quasi per noi.
  4. L’equiparazione di Putin al nazismo e allo stalinismo, e quindi l’idea che lo stalinismo sia una cosa e il comunismo un’altra. Dimodoché il comunismo è dopo tutto solo una buona idea applicata male, una nobile tendenza dell’animo umano.