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Sbronza femminista: “La gonna è sessista”. E si becca una denuncia

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Segnali di vita dal pianeta terra, malgrado tutto. Accade che l’ennesima Giovanna d’Arco e frecce contro il sessismo se la pigli con un corso di sommelier che richiedeva la gonna (per le donne), laddove ella voleva i pantaloni. Ne nasce una tempesta in bicchier d’acqua a base di email, destinata a sfociare nel solito puttanaio social. Solo che questa Nicole Hesslink, 32enne americana giapponese, “fotografa di lifestyle e food”, cioè una che sbarca il lunario selfando se stessa in giro per il mondo insieme a piatti vegani/esotici/bio/gender, le professioni della modernità oggi racchiuse nella bolla influencer, non aveva calcolato che a Fermo, dove vive, sono – siamo, in verità – piuttosto ‘gnoranti.

Per farla breve, i sommelier alla fine si sono, come usa dire qua, “abbottati lì cojoni” e l’hanno segnalata alla Fis, associazione nazionale di categoria, che l’ha denunciata chiedendole i danni. A questo punto, la cittadina del mondo “si preoccupa e terrorizza”. Per se stessa? Per le conseguenze giudiziali? Un po’: ma, soprattutto, per il destino di questa terra sessista e maschilista che non sa dove va. La ragazza, è ovvio, aspetta il sostegno dell’arcipelago vestale di sinistra, le Boldrine, le Murgie, le Cirinnà (col cane o senza?), e che cerchi di cogliere il meglio, si può capire. Quello che però “abbotta” è il repertorio: sempre lo stesso, stantio, andato in acido come un vino acetato. La dignità femminile, il razzismo, un Paese in cui non si può vivere (e va beh, torna a casa Hesslink). Manca giusto Giorgia Meloni che impone la divisa da gheisha, ma è questione di giorni.

Francamente, non se ne può più. E francamente, infischiarsene non è possibile perché queste sono più incombenti della quarta dose, una volta che han fiutato l’osso della fama effimera non lo mollano più. La miss aveva pubblicato lei, se non abbiamo capito male, il carteggio mail in cui dava degli obsoleti e sessisti ai sommelier: più chiaro di così… “Ah, ma io non li ho nominati”. No, ha solo detto di che si trattava, a quali corsi si riferisse, in quale cittadina di provincia. Risultato: tocca stabilire il tasso sessista del sommelier con la gonna, in quanto donna, per la Madonna (cit. architetto Melandri).

Solita questione di lana caprina, di sesso degli angeli, ma questi sono i tempi. Siccome non c’è dubbio alcuno che in questo tempo alla rovescia alla fine passerà la linea del no al sessismo vinicolo, siamo destinati a dover aggiornare un po’ tutte le professioni: le hostess, per esempio, mai più con la gonna, neanche al ginocchio; le atlete di ginnastica artistica, manco a pensarci; le nuotatrici, direttamente in costumone unico rinforzato in lega di ghisa; le ballerine della televisione, retrocesse ai costumi asessuati come piaceva a Pio XII, che come conquista femminista è il massimo. Sono donna e quindi voglio vestirmi da maschio, se no è sessismo. Il Don Camillo di Guareschi chioserebbe perfido: le donne hanno raggiunto la possibilità di vestirsi da uomini, come in Cina. Adesso si tratterebbe di capire se potranno vestirsi anche da donne.

Difficile, anche se alla Fis non l’hanno ancora capito. Si vede che son tutti sessisti alcolizzati come gli alpini. Ma la pagheranno, oh se la pagheranno. Beh, a questo punto il vostro cronista preferito (speriamo) vi saluta e vi augura buon Ferragosto: ho appena visto un paio di gonnelle, alcuni due pezzi e qualche smalto di Fedez che non posso proprio lasciarmi scappare, specie per i prossimi selfie su Instagram e balletti via tiktok. Ciaaoooo…

Max Del Papa, 15 agosto 2022