“Scena del crimine compromessa”. I disastri dell’indagine Garlasco

Gli errori commessi dagli inquirenti durante i primi sopralluoghi a casa Poggi rischiano di aver inquinato le prove

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stasi garlasco

A seguito del nuovo sopralluogo dei Ris nella villetta in cui fu uccisa Chiara Poggi, la qual cosa sembrerebbe confermare che nella prima inchiesta troppi elementi furono tralasciati, si ritorna a parlare dei famosi 7 indizi che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

Ora, io credo che su un caso così complesso occorrerebbe analizzare a scopo divulgativo detti indizi uno alla volta, così da evitare di trasmettere soprattutto al pubblico televisivo, spesso distratto, un indigesto minestrone a base di presunte prove schiaccianti e di altrettanto presunti supertestimoni. In questo modo si dovrebbe fare appello al senso logico di chi legge o ascolta, così da consentirgli di farsi una idea relativamente compiuta dei fatti di cui si parla.

Ebbene, durante la puntata de La Vita In Diretta, condotta su Rai1 da Alberto Matano, una inviata in collegamento da Garlasco, tra le altre cose, ha ribadito con una certa convinzione forse il principale dei citati indizi che hanno convinto i giudici dell’Appello bis: la famosa mancanza di tracce di sangue rilevata sotto le suole delle scarpe consegnato ai carabinieri dall’unico indagato della prima inchieste. Sulla questione, che a me parve sin da subito abbastanza assurda, il 18 ottobre del 2022 pubblicò una monumentale ricostruzione sulle pagine del Giornale Gianluca Zanella, che consiglio a tutti di leggere.

In estrema sintesi, Zanella racconta che in un primo momento, dopo che i Ris, all’epoca guidati da Luciano Garofano, non trovarono tracce delle scarpe dell’indagato sul luogo del delitto, “La conclusione immediata che viene declamata urbi et orbi dai media sovraeccitati è: le impronte delle scarpe Lacoste di Stasi sul pavimento non ci sono. Stasi ha mentito.”

Tuttavia, come poi il giornalista spiega con tanto di foto a sostegno dei suoi argomenti, quando i Ris entrarono in scena, il 5 settembre del 2007, erano passati ben 23 giorni dall’omicidio. Pertanto, dal momento che in quella casa ci fu un via vai di persone tutte titolate per essere lì, che Zanella sommariamente elenca, è tuttavia evidente che la scena del crimine risultò compromessa ai fini di una così tardiva ricerca di impronte.

Inoltre, per quanto riguarda il fatto che sotto le suole di quello che all’epoca i media colpevolisti battezzarono come “il ragazzo dagli occhi di ghiaccio” non si trovò alcuna traccia di sangue, così come sui tappetini dell’auto che usò per andare subito dopo il ritrovamento dai carabinieri, Zanella scrive che sia i Ris e sia i tre periti del giudice che assolse Stasi nel primo grado sostennero che dopo appena 29 passi “le tracce ematiche si perdono”. Ora, dato che le medesime scarpe furono sequestrate la mattina successiva al delitto, dopo ben 19 ore, direi che il fidanzato della vittima passi ne avrà fatti molti di più in quel lasso di tempo.

Inoltre, come riporta in un recente articolo il giornale online Open, “secondo una annotazione dei carabinieri datata 2020, ci fu una grave errore anche su questo fronte. Molti investigatori erano entrati sulla scena senza le precauzioni del caso, inquinandole di impronte. Per questo – si sottolinea – il Ris  aveva disposto l’acquisizione delle scarpe di tutti coloro che avevano avuto accesso alla villetta di via Pascoli per poter comparare le orme ed escluderle. Ma risultò che almeno un investigatore, però, avrebbe consegnato e fatto analizzare ‘un paio di scarpe che non era quelle che indossava’.”

Ciò, se me lo consentite, conferma ancora una volta che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio pasticciaccio brutto di natura giudiziaria, altro che indizi tali da superare ogni ragionevole dubbio.

Claudio Romiti, 11 giugno 2025

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