Schlein chi? I candidati del Pd li scelgono gli altri

Conte le detta la linea e i dem la ignorano nei territori. Altro che rivale di Giorgia Meloni...

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Non è una novità, ma una drammatica certezza: Elly Schlein continua a perdere pezzi. E soprattutto, continua a non contare nulla quando si tratta di decidere sul serio. Da Nord a Sud, nei territori, quelli dove si misura il potere vero, i suoi diktat vengono ignorati. Più che una segretaria Pd, sembra una comparsa a cui tutti fanno sì con la testa, per poi andare per la loro strada. L’elenco degli esempi si allunga di giorno in giorno, con buona pace di colei che sogna di rimpiazzare Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.

Partiamo dalla Toscana. Domani Eugenio Giani annuncerà ufficialmente la sua ricandidatura a governatore. E sarà un’auto-incoronazione con il timbro del popolo, visto che i sondaggi parlano chiaro. E così, la segretaria ha dovuto mandare giù l’ennesimo rospo. Lei voleva un suo fedelissimo, magari benvoluto anche in casa 5 Stelle, ma la realtà l’ha costretta a fare retromarcia. L’ennesima.

Passiamo alla Puglia, dove il clima è ancora più teso. Il candidato designato, Antonio Decaro, non vuole né Emiliano né Vendola tra i piedi. Li chiama “le suocere” – riporta Dagospia – due ex leader con la sindrome da ritorno. L’ex sindaco di Bari vorrebbe correre senza interferenze, ma il Nazareno continua a trattare. Il motivo? Elly non può permettersi lo scontro. Né con Emiliano, che ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo in Puglia, né con Vendola, che potrebbe spostare voti su Avs. E così, mentre al Nazareno si cerca di ricucire, Decaro fa sapere che non ci sta a fare il burattino. La Schlein prova a forzare la mano con Francesco Boccia, ma persino lui smentisce pressioni. Morale: l’ex vice di Bonaccini viene ignorata anche dai suoi.

L’unico fronte sereno è rappresentato dalle Marche, dove è stato Giuseppe Conte a mettere il timbro. Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro ha incassato la candidatura blindata con l’ok del giurista. Altro segnale che il baricentro del “campo largo” non è più il Nazareno. E se la Schlein può puntare su Ricci è solo perché Conte ha deciso così. La segretaria Pd firma, ma non comanda.

In Veneto, la partita è tutta nelle mani di Luca Zaia. Il centrosinistra? Non pervenuto, come sempre. La candidatura ufficiale non esiste e tutti aspettano le mosse del “Doge”, che macina numeri da record. Sul dossier la Schlein è fuori dai radar. E il Veneto resta, come sempre, terra leghista.

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Ma passiamo al dossier più esplosivo, che è quello della Campania. Dopo mesi di silenzi, veleni e minacce di scissione, arriva l’annuncio: sarà Roberto Fico, ex presidente della Camera, il candidato del centrosinistra. Ma attenzione: non è una vittoria della Schlein, tutt’altro. È una resa mascherata da mediazione. Dietro Fico ci sono Conte, che lo ha imposto per alzare il peso del M5s nel “campo largo”, e soprattutto Vincenzo De Luca, che ha preteso la contropartita. Il governatore uscente, pur in calo nei consensi, è riuscito a portare a casa un assessorato chiave (la sanità) per un suo uomo, e — udite udite — punta anche alla presidenza del consiglio regionale. Un modo elegante per restare in sella anche senza candidatura.

Come anticipato, la candidatura di Fico è anche una robusta concessione a Conte. Il leader pentastellati, dopo mesi passati a fare il duro, porta a casa un nome di peso e può dire ai suoi: “Non siamo subalterni”. Ha benedetto Ricci, accettato Giani, imposto Fico. Il risultato? Oggi è Conte a dare le carte, Schlein a prenderle in mano.

Franco Lodige, 4 agosto 2025

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